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Ad Aprilia il progetto del Consultorio familiare diocesano sulla Giustizia riparativa di comunità

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Si espande l’esperienza ormai pluriennale del Consultorio familiare “Crescere Insieme” della Diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno nel campo della giustizia riparativa. Nello specifico, grazie alla collaborazione con le sedi pontine dell’Ufficio Locale Esecuzione Penale Esterna di RomaLatina e dell’Ufficio Servizio Sociale per i Minorenni, entrambi articolazioni del Ministero della Giustizia, è stato attivato il progetto «Un’esperienza di giustizia riparativa sociale e di comunità». I primi passi di questa iniziativa saranno nel territorio di Aprilia, grazie alla sinergia con il Comune e il locale consultorio Famiglia e Vita (della diocesi di Albano), la parrocchia di S. Spirito, il Comitato di quartiere Toscanini, e vari docenti impegnati in progetti con minori. Infatti, l’ambito operativo è quello dei giovani e del loro coinvolgimento in fatti di cronaca. «Noi abbiamo raccolto il consenso di tutti gli interessati e gli incontri preliminari hanno permesso di individuare, seppur in embrione, ambiti di conflittualità sociale e di comunità riguardanti in primis adolescenti e minori, che a loro volta possono essere oggetto di concreti interventi riparativi sociali e di comunità», ha spiegato l’avvocato Pasquale Lattari, responsabile dell’Ufficio Mediazione penale del Consultorio diocesano pontino, ricordando che la prossima settimana, lunedì e giovedì, si terranno i primi incontri operativi presso la parrocchia del S. Spirito e il Comitato di quartiere. L’avvocato Lattari ha aggiunto: «Il progetto di giustizia riparativa sociale proposto è una unicità

e singolarità, a differenza delle diverse forme di sensibilizzazione in cui si è coniugata sino ad ora la giustizia riparativa in ambito comunitario. La cultura della giustizia riparativa va oltre il procedimento penale e gli approcci alla conflittualità giudiziaria/penale. Poiché si agisce sulla difficoltà delle relazioni personali o sociali della persona, allora ecco che i meccanismi della giustizia ripartiva possiamo applicarli alla conflittualità sociale in genere. La cronaca quotidiana, che spesso riporta conflittualità anche gravi tra giovani, fa comprendere quanta necessità ci sia di un progetto come questo: ricomporre i conflitti sociali con l’aiuto della comunità».

Non è un caso il riferimento alla comunità, perché come ha spiegato il presidente del Consultorio Vincenzo Serra: «L’attività del progetto di giustizia riparativa sociale è un’attività squisitamente civile e sociale e con finalità evidenti di stimolo e coinvolgimento alla cittadinanza attiva e pur tuttavia è un attività autenticamente cristiana: risponde anche all’autentico essere della Chiesa prossima alle situazioni di marginalità ed alle periferie esistenziali sostenuta con forza da papa Francesco, e dai continui incoraggiamenti e indicazioni del nostro vescovo Mariano Crociata».

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