ALBANO – 57enne di Pavona ridotto in fin di vita e con la casa in fiamme: i Carabinieri arrestano due persone.

Archivio Cronaca  

Pubblicato 18-07-2019 ore 11:39  Aggiornato: 25-07-2019 ore 11:26

Il 7 marzo scorso un 57enne di Pavona venne ridotto in fin di vita, sfigurato in volto con un’arma da taglio e con la casa in fiamme: i Carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo, a distanza di oltre tre mesi, hanno identificato gli autori della brutale aggressione e dell’attentato incendiario; nei loro confronti, questa mattina, è scattato un provvedimento cautelare in carcere. Il provvedimento è scattato nei confronti di due giovani, Alessandro Faina e Marco Tricarico.

“Il primo, – hanno ricostruito gli investigatori – spinto da un forte risentimento ed una voglia di vendetta dovuta a pregresse relazioni sentimentali della moglie con il nipote della vittima, dopo le minacce e le intimidazioni, aveva deciso di passare alle “maniere forti”. Così, il 7 marzo, assieme all’amico, nonostante fosse ai domiciliari, uscì di casa, a Roma, e raggiunse Pavona dove, dopo aver atteso che la vittima rientrasse in casa, fece fatto irruzione e la colpì con varie coltellate, sfregiandola per sempre sul viso. I due appiccarono poi le fiamme all’abitazione. Alcuni “fiancheggiatori” dei due arrestato sono stati denunciati a piede libero.

 

“Questa mattina, – si legge nella nota stampa – i Carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo hanno eseguito un provvedimento cautelare in carcere, emesso dal GIP presso il Tribunale di Velletri su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 2 persone, ritenute responsabili dei reati di lesioni personali gravissime ed incendio.

Avviata nel marzo scorso, l’operazione denominata “Efesto”, coordinata dal Sostituto Procuratore Dott. Giovanni Taglialatela e condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castel Gandolfo, ha permesso di porre fine ad una serie di eventi criminosi ed atti intimidatori avvenuti nella frazione Pavona di Albano Laziale, tra ottobre 2018 e marzo 2019, fatti di incendi, attentati ed aggressioni.

Il 7 marzo scorso, in via Roma, nella località Pavona di Albano Laziale, alcuni individui parzialmente travisati ed armati, dopo aver atteso che un 57enne rientrasse in casa, facevano irruzione e, dopo averlo colpito con vari fendenti al corpo ed al volto, procurandogli anche uno sfregio permanente sullo zigomo, gli incendiarono casa. L’uomo, benché ferito e sanguinante, riusciva a scappare e chiedere aiuto.

La successiva attività investigativa, condotta con attività tecnica ed articolati servizi di osservazione e pedinamento, ha permesso di far luce sulla vicenda, identificando i principali autori del fatto in due giovani, Alessandro Faina e Marco Tricarico.

Il primo, spinto da un forte risentimento ed una voglia di vendetta dovuta a pregresse relazioni sentimentali della moglie con il nipote della vittima, dopo alcuni avvertimenti fatti di minacce ed intimidazioni, ha deciso di passare alle “maniere forti”. Così, il 7 marzo, assieme al suo amico, pur essendo sottoposto al regime degli arresti domiciliari, è uscito da casa di via dei Papiri a Roma e si è diretto verso Pavona dove, dopo aver atteso che la vittima rientrasse in casa, ha fatto irruzione e l’ha colpita con varie coltellate sfregiandola per sempre sul viso. Subito dopo i due, non contenti, hanno cosparso di liquido infiammabile l’intera abitazione dandola alle fiamme.

Nel corso dell’indagine è stato altresì accertato che Alessandro Faina, nonostante fosse sottoposto al regime della detenzione domiciliare, è evaso in due circostanze grazie anche all’aiuto di vari “fiancheggiatori”, finiti anch’essi nella rete degli investigatori e denunciati per favoreggiamento, che gli fornivano protezione e assistenza, tenendolo nascosto in un’abitazione della periferia romana, nonché rifornendolo quotidianamente di soldi e cibo. E solo pedinando questi ultimi, oggi destinatari di varie perquisizioni, che i Carabinieri, ad aprile scorso, lo hanno arrestato per evasione portandolo in carcere dove è tuttora detenuto”.

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