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Anzio ricorda lo Sbarco Alleato

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Presso il monumento ai caduti di Piazza Battisti la cerimonia per la celebrazione del 79esimo anniversario dello sbarco Alleato.
Presente l’ambasciatore della Gran Bretagna, il rappresentante dell’ambasciata USA, il vicesindaco di Città Metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna in rappresentanza del Sindaco Gualtieri, i rappresentanti dei Comuni di Anzio, Latina, Aprilia e Lanuvio e le autorità civili e militari del territorio

Di seguito il discorso del Prefetto Antonio Reppucci, della Commissione Straordinaria di Nettuno

La tradizionale commemorazione dello Sbarco Alleato non è un rito vuoto e ripetitivo, ma vuole richiamare ciascuno di noi alla propria responsabilità individuale e collettiva, soprattutto in termini di trasmissione di messaggi universali alle fasce più giovanili che nono hanno conosciuto gli orrori della guerra.
Il filosofo Erasmo da Rotterdam, principe degli umanisti nel 1571 scrisse “il lamento della pace”, vero e proprio manifesto politico, nel contesto di un’ Europa insanguinata da violenti conflitti. Il 1 agosto 1917 fu pubblicata la nota del Papa Benedetto XV contro la guerra, definita “Inutile strage”, iniziata nel 1914 con lo sconvolgimento poi dell’Europa in ambito, politico, sociale, culturale, economico, militare, spirituale.
Papa Giovanni Paolo II, a proposito della Globalizzazione e del Liberismo sottolineava che essi dovevano prima riguardare la pace, l’equità, la giustizia, la libertà, la democrazia, i diritti inviolabili dell’uomo e poi l’economia e la finanza.
Purtroppo manca tuttora un’auspicata elevata soglia di maturità culturale, diffusa e condivisa: non si può invocare, come spesso accade, la democrazia e la libertà in nome dei diritti umani ed allo stesso tempo la guerra, in nome dei medesimi diritti, e tanti conflitti agitano ancora il pianeta, alcuni più seguiti ed attenzionati, altri colpevolmente dimenticati con devastazioni, rovine, macerie, morti, feriti, barbarie, efferatezze, crudeltà, atrocità. Evidente non siamo ancora diventati migliori dei nostri padri. Bisogna adoperarsi ad ogni livello, soprattutto a livello di Governance mondiale per far avanzare il bene e la pace e far arretrare il male e la guerra, ritrovando la strada della ragione e della politica e non lasciare la giusta soluzione all’uso indiscriminato delle armi: bisogna perseguire con tenacia e perseveranza, per ogni conflitto, la via del negoziato e del compresso, respingendo in ogni caso in maniera ferma e condivisa colonizzazioni ed invasioni.
Se ci sono ancora conflitti, qualcuno molto vicino a noi e nel cuore dell’Europa, significa che non abbiamo abbastanza sorvegliato a livello di comunità internazionale per custodire il tesoro della pace. Non ci sono guerre giuste, eroiche o sante, dietro c’è sempre, almeno da una parte, la follia dell’homo sapiens, che a volte plasma la pace secondo i propri interessi. Da qui un impegno individuale e collettivo per pervenire all’abolizione della guerra ed il suo contenuto di morte, sofferenza e disumanità: la costruzione di un mondo senza guerra è il compito più ambizioso per l’umanità, la scommessa più grande che l’attende.

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