APRILIA – Condanne della Corte dei Conti, l’ex consigliera comunale Porcelli: “Adesso restituite quei soldi!”.

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Pubblicato 14-09-2019 ore 09:45  Aggiornato: 21-09-2019 ore 09:36

L’ex consigliera Carmen Porcelli

Sulla vicenda della condanna della Corte dei Conti del sindaco di Aprilia Antonio Terra e dell’avvocato comunale Massimo Sesselego è intervenuta l’ex consigliera comunale Carmen Porcelli. Grazie alle sue continue denunce partirono le indagini sui rimborsi facili in Comune. Ora chiede chiaramente: “Adesso restituite quei soldi!”.

L’ex consigliera poi prosegue: “Se Sesselego si è accorto dell’errore, e non ha pagato gli altri tre richiedenti, perché non ha richiesto indietro il pagamento delle somme già liquidate?

Ho appreso dalla stampa della sentenza di condanna della Corte dei Conti che ha inchiodato il primo cittadino per il reato di danno erariale che, in solido con altri, dovrà corrispondere alle casse comunali per aver ricevuto un rimborso, non dovuto, per spese legali. Malgrado siano trascorsi oltre quattro anni, la magistratura, finora solo quella contabile, si è espressa in tal senso e, non posso non nascondere la mia soddisfazione per aver sempre sostenuto, anche a costo di rimetterci sotto l’aspetto personale prima che politico, l’illegittimità della richiesta di cinque ex amministratori e l’attuale primo cittadino a farsi rimborsare quelle somme.

Che quelle richieste di rimborso, così come i successivi atti, fossero illegittimi lo sosteneva la stessa sentenza della Corte dei Conti con la quale gli assistititi dell’avvocato Martini (Tozzi, Olivieri, Terra, Verzili, Cosentino e Savini) furono ampiamente avvertiti che il compenso da richiedere a titolo di rimborso per l’assistenza legale dovesse ammontare complessivamente a 10.200 euro, compresi gli accessori di legge. I cittadini di Aprilia, invece, hanno pagato invece 73.547,28 euro e, nonostante le interrogazioni della sottoscritta, i pagamenti sono andati avanti fino a quando, forse, non è arrivata la prima richiesta degli organi che sono stati interessati, cioè Corte dei Conti e Procura della Repubblica.

Porta la data del 5 maggio 2015 il primo quesito che ho inviato alla Corte dei Conti dove chiedevo se ciò che la Sezione Terza Giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei Conti (la sentenza era la n. 637/2012) aveva stabilito –  e cioè che “in ragione della pluralità dei soggetti difesi dall’avv. Martini, il compenso del medesimo (per tutti i suoi assistititi) è fissato complessivamente in euro 3.500 per il primo grado ed in 4.500 euro per il secondo grado (oltre Iva e Cpa), (…) tenuto conto del contenuto pressoché identico degli atti posti in essere a loro favore – fosse in contraddizione con quanto l’amministrazione aveva fin lì deliberato e liquidato.

Tutto ciò per un fatto molto evidente e cioè che un anno dopo il pronunciamento della magistratura contabile, l’8 febbraio del 2013, con la determinazione n. 22 il responsabile del Servizio Contenzioso e Avvocatura del Comune di Aprilia, impegnava una spesa complessiva di 10.200 euro a favore dell’avvocato Martini (difensore di Tozzi, Olivieri, Cosentino, Terra, Verzili e Savini).  E’ insolito che un responsabile di servizio, che ottempera ad una sentenza della Corte dei Conti, smentisca se stesso dando la regolarità tecnica a pagamenti palesemente in contraddizione con la pronuncia della magistratura contabile, soprattutto dopo essersi accorto dell’errore e non aver liquidato gli altri tre. Errare è umano, ma perché finora Sesselego non ha richiesto a Cosentino, Terra e Savini la restituzione delle somme, forse perché non può farlo? Ancora di più stupisce che il primo cittadino, il quale si è sempre vantato di conoscere la macchina amministrativa come le sue tasche, sia caduto in un tale madornale errore, avrebbe dovuto accorgersene visto che avendo avocato a sé anche la delega al contenzioso, il primo cittadino era doppiamente in conflitto di interesse. Preso da un delirio di onnipotenza, al punto da sentirsi laureato in giurisprudenza, ha pure dimenticato gli elementi acquisiti nella sua lunga carriera di tecnico convenzionato del comune prima e di consigliere, assessore e sindaco poi. Ho sempre chiesto che si svolgesse una commissione trasparenza anche per conoscere i motivi per cui gli altri amministratori ai quali non sono state liquidati i rimborsi (Verzili, Tozzi e Olivieri), ma nessuno dei presidenti né durante la scorsa consiliatura, né per la presente ha mai sentito la necessità di chiarire, forse perché i motivi per cui le richieste di rimborso – presentate dagli altri tre ex amministratori- non fossero state accolte, erano ben note negli uffici di Piazza Roma. Come mai infatti nessuno si è domandato perché Verzili, Tozzi e Olivieri avessero avuto l’ardire di chiedere l’impossibile, quando altri prima di loro erano stati liquidati per la stessa consulenza? Non solo nessuno si è posto la domanda, ma nell’indifferenza più assordante, nell’ignoranza più cieca – quanti commenti elargiti senza conoscere gli atti se non per sentito dire – molti hanno fatto finta di non ricordare nemmeno la promessa del primo cittadino il quale – di fronte al rischio di un rinvio a giudizio – aveva detto: “non mi ricandiderò”. E’ proprio vero, come ha detto qualcuno, che ci è capace di mentire a se stesso e dare ascolto alla propria menzogna, arriva al punto di non distinguere la verità e a perdere il rispetto per se stesso e per gli altri.  Se non il sindaco, che evidentemente non può, che sia la maggioranza a trarre un giudizio, non la conclusione, ma almeno un giudizio su questa penosa vicenda”.

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