Contagi Covid sul Lavoro. Uil Latina: “A gennaio nella nostra provincia incremento significativo”

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Pubblicato 23-02-2021 ore 15:30  Aggiornato: 02-03-2021 ore 15:28

Nel nostro territorio i contagi sul lavoro da Covid-19 dall’inizio della pandemia hanno superato il tetto delle 600 unità. Erano stati 487 i casi da gennaio a dicembre 2020. Nel solo mese di gennaio registriamo altre 145 infezioni di origine professionale, che portano il totale dei casi a 632. Stiamo parlando di un numero che incide per il 7,2 per cento sul totale delle denunce censite nella regione. Va inoltre evidenziato che la nostra provincia al 31 gennaio ha fatto registrare l’incremento più elevato (29,8 per cento) di tutto il Lazio. Rispetto al mese precedente l’area della Tuscia ha infatti marcato una crescita percentuale del 24,4, mentre il territorio della Ciociaria del 23,1. Più contenuta la crescita nelle province di Roma e Rieti, rispettivamente 17,7 e 5,3 punti percentuali. E’ quanto emerge dal report che la Uil del Lazio realizza periodicamente – elaborando i dati Inail – per monitorare l’andamento della pandemia e le ricadute sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori della provincia pontina.

“Complessivamente nessun territorio è stato risparmiamo dall’onda lunga dell’esposizione dei contagi di fine autunno – commenta Luigi Garullo, Segretario della Uil di Latina – al 31 gennaio 2021 il totale regionale delle segnalazioni di questa specifica tipologia di infortunio ha raggiunto le 8760 unità, 35 hanno avuto esito mortale, sette in più rispetto al nostro precedente approfondimento. Di queste, due si sono verificate nel nostro territorio, cinque nella provincia di Roma”.

Dopo Roma e il suo hinterland, che conta 6898 denunce, Latina con le sue 632 segnalazioni è stata la provincia laziale con più di infezioni di origine professionale da nuovo coronavirus. Da inizio pandemia a Frosinone se ne sono infatti registrate 580, a Viterbo 393, a Rieti 257. “Ma per capire quanto questa emergenza sanitaria stia creando difficoltà, incertezze e timori a lavoratori e cittadini –prosegue l’esponente sindacale – basta un dato: in tutto il Paese dallo scorso ottobre a fine gennaio 2021 sono state oltre 92mila le denunce di contagio Covid avvenute nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa, praticamente il 62,3 per cento di quelle registrate da inizio pandemia”.

“Tornando alla nostra provincia – aggiunge Garullo – l’analisi dei dati fa emergere una marcata differenza di genere: sono state 358 le infezioni sul lavoro tra le donne, 274 tra gli uomini. Mentre le fasce di età tra i 35 e 49 anni e tra i 50 e i 64 anni hanno insieme totalizzano 511 denunce. Sono stati 108 i casi di contagi covid certificati tra gli under 34 e tredici tra gli over 64. Il settore della sanità e dell’assistenza sociale con ospedali, case di cura e di riposo, istituti e cliniche, si conferma al primo posto per denunce, seguito dall’amministrazione pubblica con gli organismi preposti alla sanità, come Asl e amministratori regionali e provinciali. Colpiti, anche se in misura minore, i servizi di supporto alle imprese”.

“Tenere alta l’attenzione, rispettare i protocolli anti-Covid 19 e le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro restano gli strumenti per fronteggiare questa fase emergenziale – conclude Garullo – Ma è chiaro che occorre voltare pagina. Che si tratti di una infezione contratta lavorando oppure di una impalcatura che cede, il tema della sicurezza e della salute sul lavoro va affrontato voltando pagina, anche culturalmente. Ciò sarà possibile soltanto mettendo al centro il valore del lavoro e della vita umana. Vista da questa prospettiva c’è però ancora molto da fare.”

 

 

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