“COVID : la CGIL di Frosinone e Latina lancia l’allarme per RSA e Case di Riposo”

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Pubblicato 17-11-2020 ore 15:38  Aggiornato: 24-11-2020 ore 15:41

La CGIL, SPI CGIL e la FP CGIL di Frosinone Latina chiedono chiarimenti ai Prefetti, ai Direttori Generali e ai Responsabili dei Dipartimenti Prevenzione delle ASL di Latina e di Frosinone relativamente alle iniziative che si stanno adottando per tenere sotto controllo la condizione delle RSA e delle Case di Riposo provinciali, alla luce dei numerosi contagi registrati all’interno di alcune strutture per anziani già durante la precedente ondata della pandemia e di recente nei Comuni di Itri e Cori.

I casi di positività al Covid – 19 che continuano a verificarsi nelle nostre realtà, evidenziano criticità organizzative del sistema che non sono state rimosse come più volte richiesto, per cui risulta urgente e non più rinviabile introdurre cambiamenti nelle RSA e ancor più nelle Case di Riposo, riorganizzando il modello di assistenza delle stesse, soprattutto in termini di prevenzione.

La CGIL, lo SPI CGIL e la FP CGIL, rammentando che in questo settore opera personale con  contratto di lavoro da rinnovare completamente da ben 8 anni, che quindi implica stipendi assolutamente inadeguati e penalizzanti rispetti agli altri lavoratori della sanità, sollecitano maggiori controlli in tutte le strutture e gli istituti in cui sono ricoverati e/o ospitati anziani, per verificare se ad esempio siano correttamente forniti ed utilizzati i dispositivi di protezione individuale per il personale addetto all’assistenza e che comunque, a vario titolo, opera in tali realtà, nonché se siano osservate tutte le misure finalizzate al contenimento del contagio. Se il personale è congruo, considerato che in caso di Rsa Covid il numero di personale per assistere pazienti malati è maggiore rispetto a quello che normalmente viene impiegato ed è necessario seguire le indicazioni ad interim dell’Istituto Superiore di Sanità per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 in strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali. Proprio in considerazione di tale esigenza, Anselmo Briganti, Beatrice Moretti e Giovanni Salzano – rispettivamente segretario generale della CGIL, dello SPI CGIL e della Funzione Pubblica CGIL di Frosinone Latina – ricordando che anziani e disabili rappresentano le categorie più fragili della popolazione, ritengono che non ci si possa permettere di farsi trovare ancora una volta impreparati nella gestione di questa seconda ondata di contagi. Questo implica pertanto che nelle strutture di assistenza agli anziani si scongiuri in ogni modo di dover disporre la sospensione delle visite dei familiari e si organizzino in totale sicurezza, di fronte a nuove situazioni di allarme dovuto all’impennata dei numeri dei contagi che si stanno registrando sia in provincia di Latina che di Frosinone, così come avvenuto durante la Fase 1 del Covid. Una richiesta che muove dalla considerazione che l’interruzione dei contatti affettivi, della vita sociale e in generale della routine per gli anziani sono spesso causa di disorientamento, irrequietezza, confusione e alterazione dei ritmi biologici per le persone ospiti di queste realtà. Non può essere ignorato, inoltre, che le condizioni di pericolo attivano normalmente il bisogno di prossimità e di vicinanza dei legami affettivi e di cura, che non possono essere ignorate. Se non si vuole negare la verità degli avvenimenti, le stragi di anziani innocenti ricoverati nelle RSA del nostro Paese, che si sono verificate solo pochi mesi fa, bisogna obbligare tutti i soggetti istituzionali coinvolti a riconsiderare il modello organizzativo sinora utilizzato, se non addirittura il modello stesso di società che vogliamo perseguire, adottando tutte le iniziative necessarie a fare efficacemente e realmente prevenzione.

Nelle province di Frosinone e Latina, alla luce dei numerosi nuovi contagi che si sono registrati all’interno di RSA e di Case di Riposo, lo SPI e la FP CGIL chiedono di riconsiderare il modo di prendersi carico di persone che vivono la fase finale della loro vita, che non può essere gestito in un’ottica che è rimasta esclusivamente custodialistica e non integrata con il territorio: è una realtà che va cambiata sia organizzativamente che funzionalmente, in primis investendo in strutture a totale investimento e gestione pubblica, privilegiando la riconversione di strutture in disuso – come ad esempio ex ospedali – che vanno restituite alla cittadinanza in termini di fruibilità e servizi di qualità.

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