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“La Maga del Circeo” si presenta domani al Mug. La ricerca iconografica a cura di Don Carlo Rinaldi

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Appuntamento con la mitologia nel pomeriggio di domani, giovedì 23 giugno,  al Museo Giannini di via Oberdan a Latina, dove, alle 17.30 si terrà la presentazione del libro “La Maga del Circeo”,  di Don Carlo Rinaldi, parroco della chiesa di Santa Maria degli Angeli in San Felice. Il testo conta 190 pagine e rappresenta un’interessante e inedita ricerca iconografica dell’incontro tra Circe e Odisseo. Una storia documentata attraverso pitture vascolari, bassorilievi, sculture e dipinti di diverse epoche che vanno dal VI secolo AC fino ai nostri giorni.

Giovedì 23 giugno presso il Museo Giannini MUG , in Latina via Oberdan verrà presentata l’ultima pubblicazione di Don Carlo Rinaldi, parroco della chiesa di Santa Maria degli Angeli in San Felice Circeo;  “La Maga del Circeo”.

Alla presenza di Luigi Giannini, direttore del Museo, coordina l’incontro la signora Sandra Sebastianelli. La presentazione è di Marcello Trabucco, l’illustrazione del testo sarà curata dall’autore Carlo Rinaldi.

La presentazione del libro è inserita nelle manifestazioni finalizzate per  celebrare il quarto anniversario dell’apertura al pubblico del MUG, Museo Giannini.

Il testo che verrà presentato è di circa 190 pagine, costituisce un’interessante ed inedita ricerca iconografica della famosa vicenda tramandata dalla mitologia greca dell’incontro/scontro tra Circe e Odisseo, storia documentata attraverso pitture vascolari, bassorilievi, sculture e dipinti di diverse epoche che vanno dal VI secolo A.C. fino ai nostri giorni.

L’autore Don Carlo Rinaldi, di origini Friulane, che da molti anni è parroco della Chiesa di Santa Maria degli Angeli a San Felice Circeo attraverso un’attenta ricerca approfondisce l’affascinante ed inquietante enigma di Circe che ha appassionato poeti e artisti a cominciare da Omero. La pubblicazione costituisce anche l’occasione per scoprire quella che il mito indica come la sede della Maga: il Monte Circeo che con la sua sagoma, costituisce una presenza emblematica della costa del Lazio.

Presentazione inserita nel testo dell’ Arch. Marcello Trabucco

L’incontro tra Ulisse, i compagni e Circe, costituisce uno dei più celebri e noti episodi di tutta l’epica omerica. Mito che diffuso in antichità in tutto il bacino del Mediterraneo ha resistito, e ancora è presente nella letteratura contemporanea e nell’arte.

Rievocare questo racconto non può prescindere dal luogo dove la mitologia ha ambientato la descrizione. Il Monte Circeo, dal punto di vista geografico, costituisce una delle forme più simboliche dell’Agro Pontino e dell’intera costa del Lazio. Per la sua forma, per il profilo dirompente in un paesaggio caratterizzato dalla linea orizzontale, assume una presenza che sia dal mare che da terra non può che essere un riferimento oggi come lo sarà stato per il passato. Il monte Circeo si identifica come un’isola, così come in antico doveva apparire ai naviganti, un’imponente massa rocciosa, che si riflette nel mare circostante, assumendo colorazioni e sfumature sempre differenti, che variano al mutare dell’atmosfera. Un luogo geografico ben identificabile, che può apparire ancora oggi inaccessibile con la foresta, quella massa fitta e scura di vegetazione che gli conferisce una identità impenetrabile e misteriosa.

Le gesta di Ulisse e della maga Circe, già dall’antichità le troviamo narrate non soltanto da una molteplicità di autori, cosi come ci riferisce il nostro Don Carlo Rinaldi, quali Socrate, Aristofane, Teocrito e anche Tibullio o l’erudito bizantino Tzetzes, ma illustrate attraverso una varietà di decorazioni vascolari, in oggetti d’uso comune, quali specchi e lucerne o in affreschi e dipinti che con il tempo sono diventate tele o stampe calcografiche presenti oggi nei più importanti musei del mondo.

Nel testo sono presentati tutti i personaggi mitologici che ruotano intorno alla storia, figure che con le loro numerose interpretazioni costituiscono il nucleo della vicenda del libro X dell’Odissea così come con altrettanta efficacia è presentata una puntuale ricerca iconografica. Immagini di opere d’arte che attraverso schede illustrative, che potremo chiamare “fotografie d’epoca”, ci fanno rivivere il racconto attraverso quelle gesta così lontane da noi, capaci però ancora oggi di emozionarci e di restituirci quelle atmosfere cariche di mito, magia e storia umana.

Scorrendo le pagine del testo “La Maga del Circeo” ci passano davanti gli uomini inviati da Ulisse in perlustrazione della nuova terra, la voce soave ed il canto di Circe, la figura diEuriloco che titubante e sospettoso non accetta l’invito della maga, assaporiamo anche noi la miscela di formaggio, farina d’orzo, miele e vino di Prammo, che con l’aggiunta i “funesti farmaci” ci fanno prendere parte ed entrare in quelle sagome animalesche disegnate nei vasi.

Le differenti interpretazioni iconografiche del racconto possono essere riassunte in diversi schemi compositivi dove primeggia sempre la maga, con coppa che sta offrendo o preparando per i compagni o per lo stesso Odisseo. E’ onnipresente la mutazione dei compagni di Ulisse in animali, così come una delle scene più avvincenti ritraggono Ulisse nell’atto di sguainare la spada, come nel sarcofago etrusco proveniente da Torre San Severo o nello specchio etrusco in bronzo conservato al Metropolitan Museum. Dal canto suo, la maga se nelle illustrazioni dipinte sui vasi greci o etruschi, appare delineata da contorni su fondo nero attraverso superfici bidimensionali, sempre caratterizzata dagli strumenti del maleficio, quali la coppa o la rhabdos, nelle rappresentazioni più tarde la scena si riempie di particolari in cui viene illustrata la casa di Circe. La sua dimora, così come l’abbigliamento dei personaggi e della stessa Circe si arricchiscono, infatti quando non si presenta completamente nuda, si mostra con sontuosi abiti di stoffe preziose e luccicanti ornamenti.

Particolarmente interessante dal punto di vista iconografico, ed il nostro Carlo Rinaldi ce ne propone lettura, è la tavola di età augustea l’Odysseaca “Rondanini” che alla maniera delle tavole di un fumetto contemporaneo ci mostra il palazzo della maga con le scene più significative disposte in sequenza nella stessa composizione, come nell’affresco del “Tributo” di Masaccio. Altre impostazioni compositive possiamo notarle nelle schede dei pittori che compaiono successivamente nel panorama artistico: invenzioni prospettiche neo-barocche o neoclassiche dove gli ambienti si caricano di invenzioni architettoniche e ornamenti, fino ad arrivare alla fine dell’ottocento dove nei dipinti vengono sviluppate atmosfere surreali e/o metafisiche.

La diffusione e la persistenza nella storia delle vicende narrate dall’odissea ed in particolare nel libro X non soltanto testimoniano la tenacia dell’uomo Ulisse, che cerca di ritornare all’amata patria affrontando pericolose avventure, lottando contro l’ignoto e combattendo le forze avverse, mostrando forza e determinazione nell’affrontare e superare le tentazioni umane, contro cui l’uomo antico, così come quello contemporaneo, deve continuare a “combattere”.

Nelle foto:

Circe offre la pozione magica. Lekythos a figure nere del 500 a.C.

Ulisse minaccia Circe – Cratere Attico, 440 a.C.

Tabula Odysseaca “Rondanini”

Circe circondata da animali –  Dosso Dossi, 1511

Circe –   A. De Carolis,  1923,  Xilografia

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