Maxi frode fiscale: la Finanza di Pomezia denuncia 30 persone e sequestra beni per oltre 25 milioni di euro. Organizzazione capeggiata da un avvocato. VIDEO

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Pubblicato 04-03-2021 ore 11:20  Aggiornato: 11-03-2021 ore 11:11

Una maxi frode fiscale, per 43 milioni di euro, è stata smascherata dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma – in particolare dai militari della Compagnia di Pomezia – che, nel corso dell’operazione “Sordida Charta”, hanno sequestrato beni mobili e immobili per un valore di oltre 25 milioni di euro. 30 persone sono state  denunciate all’Autorità Giudiziaria di Velletri per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione di imposte e contributi con crediti fiscali fittizi.

Le indagini delle Fiamme Gialle della Compagnia di Pomezia, dirette dalla Procura della Repubblica veliterna e coordinate dal II Gruppo di Ostia, hanno preso le mosse da un controllo fiscale nei confronti di una cooperativa pometina attiva nel settore dei trasporti. Durante l’ispezione non sono sfuggiti gli ingenti costi riconducibili ad operazioni intrattenute con altre società di Roma e provincia, assolutamente sproporzionati rispetto al giro d’affari dell’impresa verificata e tali da rendere anti-economica la gestione della stessa.

 

I successivi accertamenti, svolti anche attraverso l’esame dei conti correnti bancari, hanno fatto emergere un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti per oltre 200 milioni di euro, finalizzate a generare, in capo agli utilizzatori, consistenti crediti IVA, i quali sono stati compensati con imposte e contributi da versare all’Erario. In questo modo, il sodalizio ha maturato, in 3 anni, oltre 43 milioni di crediti IVA “fantasma”, parte dei quali ceduti dietro compenso ad altre imprese allo scopo di consentire anche a quest’ultime indebiti risparmi fiscali e contributivi.

L’organizzazione era capeggiata da un avvocato romano che, avvalendosi della collaborazione di numerosi sodali, aveva costituito 33 società “cartiere”, intestate a “prestanome” e senza alcuna struttura imprenditoriale.

Parte dei proventi illeciti accumulati dal professionista, pari a circa 2 milioni di euro, era stata reinvestita nell’acquisto di immobili, imbarcazioni, automobili, oltre che in imprese e attività finanziarie estere.

Gli elementi raccolti hanno permesso alla Procura della Repubblica di Velletri di ottenere dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale l’emissione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca “per equivalente” dei beni nella disponibilità degli indagati.

Tale provvedimento è stato eseguito in data odierna da oltre 100 militari della Guardia di Finanza, nelle province di Roma, Bologna, Milano, Novara, Nuoro, Teramo, Torino e Viterbo.

L’operazione si inquadra nella più ampia azione posta in essere dalla Guardia di Finanza di Roma a contrasto dell’economia sommersa e delle frodi fiscali che, oltre a sottrarre ingenti risorse finanziarie allo Stato, alterano le regole del mercato e danneggiano i cittadini e gli imprenditori onesti.

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