Nanga Parbat: l’apinista setino Daniele Nardi non si arrende e sale sulla montagna, obiettivo campo 3.

Archivio Sport  

Pubblicato 21-01-2016 ore 12:48

Superato l’incidente in parete, l’alpinista setino Daniele Nardi è pronto a ritornare sulla montagna con i suoi compagni di spedizione.

Conquista della vetta del Nanga Parbat, in Pakistan: superato l’incidente in parete, l’alpinista setino Daniele Nardi è pronto a ritornare sulla montagna con i suoi compagni di spedizione Alex Txikon e Ali Sadpara. Le previsioni meteo annunciano infatti tempo buono per i prossimi giorni, pertanto gli alpinisti cercheranno di proseguire sulla via Kinshofer e raggiungere campo 3 per completare l’acclimatamento.Fortunatamente la caduta occorsa la settimana scorsa a circa 6000 metri di quota, non ha procurato a Nardi ferite gravi: alcuni giorni di riposo al campo base gli sono stati essenziali per recuperare le forze e la concentrazione necessaria alla salita.  "Dopo la caduta sono tornato a campo base da solo – racconta Daniele Nardi -. Non ho voluto che i miei compagni scendessero con me per non perdere il lavoro fatto, ma scendere da solo è stato difficilissimo perché non avevamo fissato le corde sulle rocce, era tardi e quindi in discesa ho dovuto attrezzare tutto di notte. Il lavoro però è stato utile per le prossime salite. La cosa più dura è stata superare lo shock della caduta e anche per quello ho deciso di tornare sulla montagna, ho sempre affrontato i miei mostri. Non so perché, ma mentre scendevo mi è venuto in mente Bear Grill…chissà se se la sarebbe cavata sulla Kinshofer!". Ora il team è pronto a tornare sulla montagna e a sfruttare la finestra di bel tempo prevista per questi giorni. I tre lasceranno il campo base nelle prossime ore: il piano è di risalire le corde fisse installate sulla via Kinshofer fino a 6500 metri, e poi proseguiranno nel tratto successivo che li porterà ai 6700 metri di quota di campo 3, per poi ridiscendere al campo base.Questa rotazione sarà importante per completare l’acclimatamento e preparare gli alpinisti al loro tentativo di vetta.

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