Nettuno, il Tar conferma: apertura di accessi per l’arenile

Respinta l’istanza di revoca del decreto cautelare dello scorso 24 luglio

08 agosto 2026 11:14
Nettuno, il Tar conferma: apertura di accessi per l’arenile -
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Il Comune di Nettuno deve garantire l'immediata apertura di accessi in sicurezza verso l’arenile: lo ha stabilito il Tribunale amministrativo del Lazio respingendo l’istanza di revoca del decreto cautelare dello scorso 24 luglio.

Alla base della decisione anche il mancato riscontro del Comune alla diffida presentata il 19 gennaio dalle associazioni, comportamento che il tribunale ha ritenuto in contrasto con l'interesse pubblico alla libera e sicura fruizione dell'arenile.

Lo scorso 3 agosto una delle parti controinteressate chiedeva la revoca del decreto cautelare, richiesta respinta per l’assenza di un pregiudizio grave e irreparabile derivante dall’esecuzione dell’ordine e ribadendo la prevalenza dell'interesse pubblico.

Confermata la camera di consiglio fissata per il 4 settembre.

L’antefatto

“Spiagge blindate” a Nettuno: cancelli e recinzioni private continuano a bloccare il mare, ignorando la legge che impone un varco pubblico ogni 300 metri. Di fronte al silenzio del Comune e al rimpallo di responsabilità tra gli Enti, Codacons e Comitato dei Mille e Dialogo hanno depositato un ricorso al TAR del Lazio, contro il Comune di Nettuno, la Capitaneria di Porto di Anzio e la Regione Lazio. Ai giudici amministrativi viene chiesto un intervento cautelare urgente per abbattere le barriere e restituire il litorale ai cittadini, tenendo conto anche di un grave episodio: un intervento di soccorso rallentato dai varchi chiusi che, purtroppo, ha avuto esiti tragici.

“Nel ricorso - spiega Piero Tirocchi, Legale rappresentante Comitato dei Mille e Dialogo - si riporta al centro del dibattito pubblico una questione che da anni incide sulla vita dei residenti di Nettuno: la perdurante assenza di accessi pubblici lungo la costa, dove cancelli e recinzioni privati continuano a impedire l’accesso all’arenile.

Dagli atti depositati emerge che il tratto di costa compreso tra la Scalinata del Belvedere e Riviera Guido Egidi risulta privo dei varchi obbligatori previsti dall’art. 13 del Regolamento Regionale Lazio n. 19/2016, e dal Regolamento di esecuzione del Codice della Navigazione che impongono alle autorità di garantire almeno un accesso pubblico ogni 300 metri.

Nonostante le numerose diffide ad adempiere, il Comune di Nettuno non ha fornito riscontro né ha avviato procedimenti volti alla verifica o alla rimozione delle opere ostative, mentre la Capitaneria di porto si è limitata a declinare le competenze, negando al pubblico demanio marittimo la propria tutela.

Come evidenziato da Simone Massari, esperto in materie amministrative, il silenzio serbato dal Comune di Nettuno assume una valenza giuridica particolarmente rilevante, poiché rivela la volontà dell’ente di sottrarsi a qualsiasi dinamica di confronto istituzionale con il Comitato.

In questa prospettiva, per citare le parole del giurista Giannini: ‘il silenzio non si configura come semplice inattività, ma come una forma patologica di esercizio del potere pubblico, capace di incidere direttamente sulla sfera personale dei cittadini”, ovvero “una decisione negativa capace di produrre effetti materiali e giuridici pur in assenza di un provvedimento espresso’.

Il ricorso - prosegue Tirocchi - richiama inoltre un episodio di particolare gravità: un intervento di soccorso rallentato dai varchi chiusi, con esiti tragici. L’ingegner Vincenzo D’Errico sottolinea come la mancata vigilanza non integri soltanto una violazione normativa, ma comporti una compromissione diretta della sicurezza pubblica.

Il procedimento passa ora al giudice amministrativo, chiamato a valutare se il rimpallo di competenze tra gli enti coinvolti configuri una fuga dalle responsabilità istituzionali e se sussistano i presupposti per l’adozione di un decreto cautelare immediato volto alla rimozione degli ostacoli ed al ripristino dell’accesso al mare”.