Operazione “Anni 2000” dei Carabinieri di Latina e della DDA: 19 arresti nel sud pontino. Ecco chi sono gli indagati. VIDEO

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Pubblicato 26-01-2021 ore 08:46  Aggiornato: 02-02-2021 ore 08:42

Operazione “Anni 2000”: scattano all’alba 19 arresti e 30 perquisizioni nel sud pontino. I Carabinieri del Comando Provinciale di Latina hanno sgominato un’organizzazione di tipo mafioso e due associazioni dedite al traffico di droga. L’operazione è scattata questa mattina a Santi Cosma e Damiano, a Castelforte e nei Comuni limitrofi. Circa 200 militari, con l’ausilio di elicotteri ed unità cinofile, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Disposta la custodia cautelare nei confronti di 19 soggetti (18 in carcere e uno ai domiciliari).

Le accuse rivolte agli indagati sono, a diverso titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata allo spaccio di droga, detenzione illegale di armi ed ancora estorsione, rapina, danneggiamento ed incendio; tutti reati aggravati dal metodo mafioso.

L’associazione di tipo mafioso, operante nel territorio di Castelforte, Santi Cosma e Damiano e nei comuni limitrofi – secondo gli inquirenti – era capeggiata da Antonio Antinozzi il quale, a seguito della scissione da un analogo sodalizio (il clan “Mendico-Riccardi”), aveva costituito un gruppo autoctono strutturato su base familiare. Le due associazioni dedite al narcotraffico erano, invece, erano gestite rispettivamente dalla famiglia Mendico, dai fratelli Ettore e Maurizio, e dalla famiglia Antinozzi, Antonio ed il figlio Decoroso.

“L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, – spiegano gli inquirenti – ricostruisce l’attività di un’associazione di tipo mafioso, operante nel sud Pontino – e più specificatamente nel territorio di Castelforte, Santi Cosma e Damiano e comuni limitrofi – capeggiata da Antonio Antinozzi il quale, a seguito di scissione da analogo sodalizio (clan “Mendico-Riccardi”), aveva costituito un gruppo autoctono strutturato su base familiare che, avvalendosi di metodi violenti e intimidazioni, mediante l’uso di armi ed ordigni esplosivi, aveva ingenerato un clima di assoggettamento ed omertà tra la popolazione.

Contestualmente è stata accertata l’esistenza di due associazioni dedite al narcotraffico, gestite rispettivamente dalla famiglia Mendico, i fratelli Ettore e Maurizio e dalla famiglia Antinozzi, Antonio ed il figlio Decoroso.   

L’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina e dalla Compagnia Carabinieri di Formia, convenzionalmente denominata ANNI 2000, è partita nel dicembre del 2015 e si è conclusa nel gennaio del 2020.

La maggior parte dei destinatari della misura cautelare, tutti residenti a Santi Cosma e Damiano, ad eccezione di uno attualmente domiciliato a Monaco di Baviera (Germania), già nel 2007 erano stati riconosciuti come appartenenti al clan “Mendico-Riccardi”, la cui esistenza era stata acclarata dalla Corte di Assise di Latina a seguito di un’indagine (denominata ANNI 90), sempre condotta dal Nucleo Investigativo di Latina.

La relativa sentenza, emessa in data 17.07.2009, confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma il 15.10.2010 e ribadita dalla Cassazione nel 2012, aveva riconosciuto l’esistenza fino al 2001, sul territorio della provincia di Latina, di una organizzazione di stampo mafioso, collegata alla più vasta organizzazione criminale del “clan dei Casalesi”, promossa diretta ed organizzata da Ettore Mendico e Orlandino Riccardi e a cui apparteneva, quale partecipe, tra gli altri, Antonio Antinozzi.

Tale associazione di stampo camorristico, avvalendosi della forza di intimidazione derivante anche dal legame con l’organizzazione di origine, – spiegano i Carabinieri – aveva acquisito la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali e il controllo dei comuni di SS Cosma e Damiano e Castelforte, attraverso il ricorso all’uso delle armi al fine di arginare organizzazioni criminose rivali.

A partire dall’anno 2013, a seguito della scarcerazione dei componenti del sodalizio criminale Mendico-Riccardi, si assisteva nel sud-pontino ad una recrudescenza di episodi di matrice camorristica.

Emblematici erano:

–        l’esplosione di due colpi di fucile contro il portone dell’imprenditore Enrico Giuliano avvenuta il 31.08.2014;

–        l’incendio occorso il 26.08.2014 ad un deposito dell’imprenditore Francesco Cifonelli;

–        l’esplosione, in data 17.10.2014, di colpi di arma da fuoco verso l’abitazione dei coniugi Giuliano Antonio ed Ambroselli Maria Assunta, genitori di Giuliano Enrico;

–        l’esplosione, il 6.6.2015, di un colpo di arma da fuoco all’ingresso dell’hotel Terme Nuova Suio;

–        l’esplosione, il 13.7.2015, di due colpi di fucile contro la serranda delle onoranze funebri “La Primula” di Cifonelli Francesco;

–        le minacce subite in data 13.07.2015 da Ciavolella Domenico, titolare di una impresa funebre;

–        il tentativo di estorsione, avvenuto in data 2.11.2015, alla ditta COFIS di Roma che stava svolgendo dei lavori di ristrutturazione presso una scuola di Castelforte.

La concomitanza degli episodi delittuosi sopra descritti di chiara matrice mafiosa e la remissione in libertà degli esponenti del clan RICCARDI-MENDICO induceva a ritenere una riorganizzazione del sodalizio criminale, motivo per il quale venivano avviate le indagini all’esito delle quali venivano individuati due diversi gruppi criminali:

–        il primo facente capo a ANTINOZZI Antonio, alias “trippetta” il quale, staccatosi dal clan Riccardi-Mendico di cui era partecipe, costituisce un’autonoma associazione di stampo mafioso strutturata su base familiare ed una propria associazione a delinquere operante nel traffico di stupefacenti del tipo cocaina e hashish.

Tale sodalizio camorristico, di cui sono stati accertati collegamenti con il clan “Parisi” di Bari per la gestione delle sale slot, era dedito principalmente alle estorsioni e agli attentati incendiari o agli atti intimidatori posti in essere per indurre i titolari delle attività commerciali presenti in Castelforte e Santi Cosma e Damiano alla corresponsione di somme di denaro all’organizzazione (nel corso delle intercettazioni Antinozzi Antonio si lamenta del fatto che, mentre in passato gli imprenditori si rivolgevano direttamente al clan camorristico per la c.d. “messa a posto”, ora invece l’organizzazione era costretta a porre in essere attentati incendiari per ottenere le somme di denaro);

–        un secondo riconducibile ad Ettore Mendico, dedito esclusivamente allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana.

Le motivazioni della scissione dei due sodalizi, originariamente appartenenti allo stesso gruppo, erano da ricondurre alla relazione sentimentale, aspramente criticata perché in violazione al codice d’onore delle organizzazioni criminali, fra Maria Rosa Falso (moglie di Giuseppe Viccaro  nipote di Antonio Antinozzi) con Antonio Mendico (cugino di Ettore Mendico capo dell’omonimo Clan)”.

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