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Operazione “Black Shadow” contro la pedofilia on line: coinvolto un 60enne di Ardea.

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Operazione “Black Shadow” contro la pedofilia on line: anche un pensionato di 60 anni di Ardea nella rete di pedofili che si scambiava materiale su internet, utilizzando il servizio di instant messagging. Nelle scorse ore la Polizia Postale di Bolzano ha tratto in arresto 10 persone ed eseguito ben 47 perquisizioni. Sotto sequestro è finito ingente materiale pedopornografico. Nell’indagine è coinvolto anche un magistrato di Reggio Calabria che risulta tra gli arrestati. Il magistrato era già finito in manette lo scorso 2 ottobre, sempre per pornografia minorile, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla procura di Messina. Fulcro della rete, che aveva oltre un centinaio di contatti, un 38enne altoatesino.

L’incipit alle indagini viene dato proprio dall’arresto del 38enne, avvenuto il primo febbraio del 2016, trovato in possesso di 4 Terabyte di materiale digitale (foto/video) contenente esibizioni pornografiche di minorenni. Le dichiarazioni rese dall’arrestato, che affermava essere materiale scaricato dalla navigazione internet, e quindi ceduto da soggetti dei quali non era in grado di indicare generalità od ulteriori elementi utili alla loro identificazione, hanno insospettito gli investigatori informatici della Polizia delle Comunicazioni i quali hanno individuato tra le prove digitali del computer in sequestro un abnorme utilizzo dell’applicazione Voip ed una impressionante rubrica composta da numerose decine di contatti.

Sono riusciti quindi, attraverso l’utilizzo di particolari software, a ricostruire a posteriori un’enorme quantità di conversazioni dalle quali emergeva la morbosità degli interlocutori nei confronti di pratiche sessuali con minorenni.

L’uomo risulta essere il fulcro di una rete con oltre un centinaio di contatti con i quali lo stesso, a volte presentandosi come madre di una bambina minorenne, affermava essere attratto sessualmente da bambini in tenera età offrendo, agli interlocutori di volta in volta succedutisi nelle comunicazioni, materiale pedopornografico.

I soggetti coinvolti nel traffico della produzione e cessione di materiale illecito avevano accordi ben stabiliti, patti di segretezza da mantenere e l’obbligo di fare uso dell’instant messaging per la condivisione delle foto proibite di minori al fine di rimanere anonimi e quindi restare impuniti.

L’indagine ha dimensioni rilevanti in quanto i soggetti con i quali lo stesso intratteneva rapporti telematici sono dislocati su tutto il territorio italiano. Gli investigatori hanno scoperto ben 48 sodali le cui attività di produzione e condivisione di materiale illecito prendono il via dalle regioni del Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna.

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