Operazione “Dolce Vita”: sequestrati beni per 10 milioni di euro in 6 province, anche a Latina, riconducibili ad una famiglia calabrese.

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Pubblicato 23-05-2019 ore 10:30  Aggiornato: 30-05-2019 ore 09:56

Operazione “Dolce Vita” della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma: sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro in sei province italiane, a Roma, Latina, Frosinone, Reggio Calabria, Livorno e Milano riconducibili ad una famiglia di origini calabresi e dedita ad attività delittuose.

 

“I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, in esecuzione di una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Roma – Sezione Specializzata Misure di Prevenzione, hanno sequestrato tra le province di Roma, Reggio Calabria, Frosinone, Latina, Livorno e Milano, un ingente patrimonio mobiliare e immobiliare del valore complessivo di circa 10 milioni di euro riconducibile a una famiglia di origini calabresi dedita alla commissione di plurimi reati.

 

I beni sottoposti a vincolo sono risultati, a vario titolo, nella disponibilità del nucleo familiare, da anni residente in Roma e provincia, composto da Francesco Mercuri, capostipite “imprenditore” ottantottenne, dalla moglie Carmela Fazzari ottantenne e dai due figli Giuseppe Mercuri di 53 anni – attualmente in carcere – e Angelo Mercuri di 51 anni, tutti gravati, a partire dagli anni ‘80, da numerosissimi precedenti penali e numerose sentenze definitive di condanna per reati contro il patrimonio, l’economia e la fede pubblica commessi, anche in forma associativa, nella provincia di Roma.

 

Il provvedimento ablativo, eseguito dalla Compagnia di Frascati, costituisce l’epilogo di complesse indagini economico-patrimoniali condotte, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Roma, e si fonda sul riconoscimento, a carico dei proposti, di un’allarmante pericolosità sociale, in quanto “stabilmente dediti al compimento di attività delittuose compiute, nel corso di svariati anni, in forma associativa e altamente remunerativa”. In tale ambito, alcun effetto deterrente o rieducativo hanno prodotto, non solo le numerosissime condanne emesse a loro carico, ma nemmeno i periodi di detenzione scontati come pene o in forza di misure cautelari.

 

Gli accertamenti compiuti dai finanzieri hanno, quindi, consentito di riscontrare – oltre alla escalation di condotte criminose poste in essere dai proposti, e quindi la loro eccezionale propensione a porre in essere comportamenti antisociali mediante il compimento di numerosi reati (tra i quali furto, truffa, simulazione di reato, contrabbando, riciclaggio, ricettazione) – un rapporto di particolare sproporzione tra i redditi, pressoché inesistenti, dichiarati dagli stessi e dai propri nuclei familiari e il patrimonio (costituito da 24 beni immobili, tra villa, appartamenti e terreni, 32 autovetture, un’imbarcazione a vela, conti correnti, quote societarie, capitale e un intero compendio aziendale costituito da cinque società operanti nei settori immobiliare e del commercio di autoveicoli) loro effettivamente riconducibile che, di conseguenza, è stato sottoposto a sequestro in quanto ritenuto acquisito con proventi delle attività illecite.

 

Dalle accurate indagini svolte dalle Fiamme Gialle dei Castelli, oltre alla titolarità di società immobiliari e di vendita di automobili, in capo ai fratelli Mercuri è emersa la gestione di un noto locale della movida romana, sito in zona Tiburtina, particolarmente attivo nell’organizzazione di eventi e concerti, anch’esso oggetto dell’odierno provvedimento.

 

Numerosi sono altresì i riscontri sull’altissimo tenore di vita tenuto dai proposti, frequentatori assidui di esclusivi club in località marittime, spesso raggiunte a bordo della barca a vela “CiuCiu”, definita dallo stesso Angelo Mercuri sui social network un’imbarcazione foriera di grandi emozioni.

 

Le investigazioni condotte dalla Compagnia di Frascati rientrano nell’ambito della strategica attività della Guardia di Finanza volta ad aggredire i patrimoni illecitamente accumulati dalla cd. “criminalità da profitto”, ovvero da coloro che vivono di traffici delittuosi o traggono il proprio reddito dai proventi dell’attività criminale e dalla sistematica inosservanza delle norme”.

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