Prevenzione al bullismo e al cyberbullismo, l’approfondimento ad Aprilia presso l’istituto Toscanini

Archivio Spettacolo e Cultura  

Pubblicato 09-11-2017 ore 18:38  Aggiornato: 15-11-2017 ore 18:35

Il 7 novembre  nell’aula Magna dell’I. C. “A. Toscanini” di Aprilia, si è svolto un interessante convegno sul tema della prevenzione del bullismo e cyberbullismo. L’iniziativa è stata promossa  e curata dalla Referente d’Istituto la Prof.ssa Maria Pia Cirolla, come uno degli appuntamenti del suo progetto inerente la formazione e la sensibilizzazione degli alunni e dei genitori sul corretto utilizzo dei social e del web, sulle novità introdotte dalla Legge 71/2017 e sulla prevenzione del cyberbullismo.  Il convegno, cui hanno partecipato insegnanti, alunni e genitori della secondaria di I grado, ha visto il pregevole contributo della Dott.ssa Cecilia DANIELE, Responsabile dell’Ufficio Minorile delMinistero della Giustizia.

“La lotta al bullismo e cyberbullismo”, come ha sottolineato il Dirigente Prof. Enrico Raponi all’apertura dell’evento, “è una sfida importante che vede le scuole di ogni ordine e grado impegnate a far sì che le necessarie azioni di prevenzione vengano messe in atto a tutela dei minori. La nostra scuola grazie all’intervento della Prof.ssa Cirolla, ha da tempo attivato strategie di informazione e prevenzione con gli alunni della scuola secondaria, riscuotendo grande entusiasmo e coinvolgimento in tutti i ragazzi”.

Molto interessanti e densi di significato sono stati i filmati realizzati da alcuni alunni della secondaria, proiettati per l’occasione, dai quali è emersa con molta chiarezza la grande impressione che suscitano tra gli adolescenti gli atti di autolesionismo così diffusi come reazione e ribellione al disagio, alla solitudine, all’abbandono.

Dopo aver illustrato alcuni aspetti della sua professione di Assistente Sociale che ogni giorno la porta a conoscere minori coinvolti in diversi generi di reati, tra cui azioni di bullismo tanto gravi da portare all’arresto dei colpevoli, la dott.ssa Daniele  ha posto l’accento sulle azioni che le istituzioni preposte mettono in atto per tentare di recuperare o reinserire quei ragazzi che, purtroppo, si sono lasciati andare alle seduzioni della trasgressione e che, a causa di una vita smoderata, risultato di un disagio familiare o sociale vissuto, si sono ritrovati a dover fare i conti con la giustizia.

“è importante far capire ai ragazzi che le trasgressioni portano a conseguenze, spesso difficili e dolorose. I ragazzi che mi vengono affidati devono poi per intervento della Giustizia, fare tutto un percorso difficile per essere reintrodotti nella società. La sofferenza di doversi staccare dagli affetti più cari, la famiglia, le proprie amicizie e il distacco dalle ordinarie situazioni di vita che prima erano normali, ora assumono toni diversi. Si soffre e tanto… l’ arma più efficace per combattere le dipendenze, gli atti di bullismo, il malessere tra giovani è fare rete, ovvero collaborare tutti insieme, scuola, famiglia, istituzioni, enti assistenziali”. La dott.ssa Daniele conclude il suo intervento augurandosi di essere stata d’aiuto nel far comprenderela gravità delle azioni che si possono compiere e che portano a conseguenze dolorose, difficili e a volte senza ritorno.

Un momento di grande intensità e coinvolgimento emotivo è stato la testimonianza di Davis, un ragazzo diciottenne affidato da anni alla Dott.ssa Daniele per il percorso di recupero e reinserimento sociale. Il racconto lucido e generoso del suo vissuto  ha scosso molto le coscienze di tutti i presentie ha fatto comprendere davvero cosa  vuol dire fare prevenzione.

Davis ha parlato della necessità di capire,..” ma questo capita solo dopo, solo quando hai toccato il fondo, che quelli che ti sembravano amici, nel momento della difficoltà spariscono e ti lasciano solo. Io, vivevo per loro, non aveva senso la mia vita se non per loro e quando poi, a causa dei reati che ho commesso, stavo finendo male, mi hanno abbandonato tutti, persino la mia fidanzata che era più grande di me, aveva 20 anni e io 15…Anche lei mi girò le spalle dopo avermi utilizzato ma io non me ne rendevo conto”. Prosegue nel suo commosso intervento, anche se con determinazione di chi vuole far sapere che ce l’ha fatta, dicendo:” Io quando ho commesso dei reati anche gravi per i quali sono stato condannato, non pensavo a quello che stavo facendo, lo facevo perché volevo sentirmi grande, importante. Le cose che facevo mi servivano perché mi procuravo quello di cui avevo bisogno. Persino la droga era per me una via per sentirmi grande. Anche la mia fidanzata che pensavo mi volesse bene, invece ora dopo tempo, grazie all’aiuto di Cecilia, alla mia famiglia e alla consapevolezza dei miei errori, ho compreso che non solo non mi amava ma che mi usava. Così come quei falsi amici che io amavo erano solo una compagnia per ottenere da me qualcosa”.

Alla fine dell’intervento molte ed interessanti sono state le domande e le richieste di chiarimento da parte dei ragazzi che per due ore sono stati immersi in realtà tanto difficili ma che hanno lasciato un senso di fiducia nella possibilità di poter superare

Il convegno si è concluso con un riconoscimento agli ospiti ai quali è stata consegnata una targa quale gesto di gratitudine per la  generosa e importante presenza.

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