“Rinnovo Parlamento europeo. Perché andare a votare”

Politica  

Pubblicato 21-05-2019 ore 18:50  Aggiornato: 21-05-2019 ore 17:38

“Rinnovo Parlamento europeo. Perché andare a votare”. I consigli dell’Aduc.

Prima di tutto perché siamo in democrazia e, si sa, il regime funziona proprio perché ci son quelli che decidono chi deve fare cosa. Ma questo può sembrare banale, visto che ci sono fior fiore di regimi con assetti democratici discutibili dove si vota e… si dà solo il consenso ai regimi autoritari dominanti. Come in Turchia (sic!) (1). Ma, per il momento e salvo nuove innovazioni e intuizioni della scienza politica, sembra che le elezioni continuino ad essere il metodo meno dannoso. Per i riottosi e amanti della perfezione “in terra” non c’è da fare altro che “rassegnarsi” (2) e dare il proprio contributo.
Fatta la “lezione” di educazione civica, passiamo allo specifico. Abbiamo pubblicato vari articoli in materia nella nostra specifica rubrica “Stati Uniti d’Europa” (3), per cui argomenti ce ne sono diversi, collegati o meno con la nostra storia nazionale, passata e presente. Non stiamo qui a riproporli, sperando che il link alla rubrica faccia trovare un po’ di tempo ai nostri lettori per dedicarsi ad approfondire. Ma, al di là di tutto – e lo diciamo proprio come associazione per i diritti degli utenti e consumatori – se non ci fosse stato il Parlamento europeo e le istituzioni europee, associazioni come la nostra avrebbero molte difficoltà ad avere punti di riferimento legali e normativi per far valere i diritti spesso violati del cittadino economico. Soprattutto se pensiamo a cosa è diventato oggi il nostro Paese dopo – recuperata credibilità e buon senso (nazionale, europeo ed internazionale) in seguito al disastro della Seconda Guerra Mondiale a metà del
secolo scorso – il passaggio dai monopoli a quello che oggi viene chiamato mercato libero: un contesto in cui – noi individui economici e anche chi ci offre i servizi – siamo stati e siamo ancora sbattuti e maltrattati in considerazione delle vecchie abitudini monopoliste di considerarci sudditi e non consumatori e utenti. E’ evidente che siamo insoddisfatti e “polemici” rispetto all’assetto libero e democratico del nostro mercato di consumi e utenze. Nel contempo, però, siamo consapevoli che se non ci fosse stato il Parlamento europeo e l’Unione, è altamente probabile che saremmo messi peggio (4).
Se crediamo che questa sia la strada da seguire, per migliorarla, consolidarla, perfezionarla, e far crescere noi e i nostri figli con certezze e potenziale ricchezza e felicità… diamo il nostro contributo.
A partire dalla partecipazione al voto.
E poi nel pretendere, pretendere e pretendere che le decisioni siano rispettate, che le cose fatte male siano cambiate, modificate, rivoluzionate. Trattando anche male chi ci crea difficoltà. Ma consapevoli che farlo in un assetto come quello dell’Unione, con la prospettiva di un federalismo sempre più politico e non solo parzialmente economico, sia possibile raggiungere risultati migliori e più funzionali. Altrimenti ci “infogniamo” in una sorta di girone dantesco in cui ci condanniamo da soli a tornare sempre indietro e a cominciare sempre tutto da capo… che è quello che grossomodo ci propongono, raccontandoci non poche balle, i detrattori dell’Unione e dell’euro.
Buon voto.

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