SABAUDIA – Operazione “Doúlos” della Finanza di Latina contro il caporalato: eseguite 6 misure cautelari personali.

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Pubblicato 20-11-2020 ore 13:26  Aggiornato: 27-11-2020 ore 12:51

Operazione “Doúlos” della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Latina contro il fenomeno del caporalato: vengono eseguite a Sabaudia 6 misure cautelari personali per Intermediazione illecita e sfruttamento di braccianti agricoli, prevalentemente di nazionalità indiana. L’inchiesta denominata “Doúlos” – dal greco antico “servo” o “schiavo” – è partita grazie ad un controllo in materia di lavoro sommerso eseguito dai finanzieri della Tenenza di Sabaudia nei confronti un’importante azienda agricola pontina. La società, grazie all’opera dell’amministratore e di altri soggetti in posizione direttiva, nel corso degli ultimi due anni, aveva impiegato nel lavoro agricolo, nelle unità locali operative in provincia di Latina, oltre 290 lavoratori in condizioni di assoluto sfruttamento e prevaricazione. “Lo sfruttamento dei braccianti – ha sottolineato la Finanza – ha consentito all’azienda agricola non solo di risparmiare sensibilmente sul costo della manodopera, ma anche di attuare una grave concorrenza sleale a danno degli altri operatori economici “onesti” del settore, grazie al mancato pagamento alle casse dell’Inps di contributi previdenziali e assistenziali per oltre 110.000 euro.

L’operazione è stata coordinata dalla locale Procura della Repubblica e le indagini si sono svolte sotto la direzione del Procuratore Aggiunto, Dottor Carlo Lasperanza e dei Sostituti Procuratori, Dottor Giuseppe Miliano e Dottor Valerio De Luca.

“Nel corso delle indagini, è emerso – grazie alla documentazione extracontabile acquisita all’esito di mirate perquisizioni locali disposte dall’A.G. pontina – che gli indagati, approfittando dello stato di bisogno di numerosi lavoratori stranieri, hanno proceduto non solo alla corresponsione di retribuzioni orarie sensibilmente inferiori a quelle previste dai contratti collettivi di categoria, ma anche all’impiego effettivo della manodopera per un numero di ore di lavoro settimanale di gran lunga superiore a quello formalmente risultante nella documentazione aziendale “ufficiale” (formalmente ineccepibile) concernente i relativi rapporti di lavoro subordinato (contratti di lavoro, buste paghe, registro presenze, etc.).

 

Le condizioni di lavoro e i metodi di sorveglianza pressanti e degradanti, attuati dai responsabili dell’area amministrativa e di controllo del personale, sono stati tali da generare nei lavoratori stranieri – costantemente provati da un profondo stato di bisogno e dalla necessità, spesso, di mantenere economicamente le famiglie d’origine – anche un totale assoggettamento psicologico al “datore di lavoro”. In alcuni casi, infatti, i lavoratori sono stati costretti a rinunciare al riposo settimanale e/o alla fruizione di ferie.

 

Lo sfruttamento dei braccianti agricoli ha consentito all’azienda agricola non solo di risparmiare sensibilmente sul costo della manodopera – a discapito delle fasce più deboli – ma anche di attuare una grave concorrenza sleale a danno degli altri operatori economici “onesti” del settore, grazie al mancato pagamento alle casse dell’INPS dei maggiori contributi previdenziali e assistenziali ammontanti ad oltre 110.000 euro.

 

L’intervento delle Fiamme Gialle pontine s’inquadra nell’ambito dei compiti di polizia economico-finanziaria attribuiti alla Guardia di Finanza a tutela del mercato del lavoro – per contrastare, in particolare, le più gravi forme di prevaricazione e sfruttamento – degli interessi erariali, nonché dell’ordine pubblico economico e della leale concorrenza tra imprese rispettose delle regole e dei diritti dei lavoratori”.

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