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Operazione “Nettuno”: sgominata dai Carabinieri ai Castelli Romani una banda di spacciatori: 6 arresti.

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Operazione “Nettuno”: i Carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo, con il supporto dalle unità del Nucleo cinofili di Santa Maria di Galeria, hanno eseguito stamane all’alba 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli arresti domiciliari, nei confronti di 6 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione. Ai sei arrestati, 5 italiani ed un albanese (quest’ultimo residente ad Ardea), viene contestata la realizzazione, nell’area dei Castelli Romani, di un collaudato sistema di spaccio e di un violento apparato di “recupero crediti” per coloro che non rispettavano le scadenze di pagamento delle partite di droga. Durante le indagini – coordinate dalla Procura di Velletri – sono stati sequestrati ingenti quantitativi di hashish e cocaina.

Il gruppo criminale era costituito da tre persone di 28, 42 e 48 anni, già arrestate e detenute in carcere. Nella rete degli investigatori, questa mattina, sono finiti anche i “gregari” del gruppo: il padre ed il fratello del 28enne già in carcere (noti spacciatori dei Castelli Romani) e l’albanese residente ad Ardea, di 30 anni. Punto di riferimento per l’acquisto della cocaina era uno dei fermati (detto il Cinghiale), che organizzava la vendita di stupefacente direttamente nella sua villa di Pomezia.

“Avviata nell’ottobre del 2016, l’operazione denominata ‘Nettuno’, coordinata dal Sostituto Procuratore e condotta dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Castel Gandolfo, – si legge nella nota stampa dei Carabinieri – ha permesso di disarticolare un’organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti e  alle estorsioni nell’area dei Castelli Romani nonché di sequestrare un’ingente quantità di cocaina ed hashish.

L’indagine trae origine dalla denuncia di un 30enne del posto che, temendo per la propria incolumità, si era rivolto ai Carabinieri dopo che due uomini armati di pistola, a lui sconosciuti, gli avevano estorto 500 euro, quale compenso non onorato di una partita di droga. A riprova di quanto riferito dall’uomo, dopo alcuni accertamenti, si è appurato che lo stesso era realmente vittima di fenomeni estorsivi, ad opera di alcuni soggetti che, agendo in sinergia tra loro, si dedicavano allo spaccio di sostanze stupefacenti e, contestualmente, alle estorsioni.

Il modus operandi del gruppo criminale, costituito da tre persone, già arrestati e attualmente detenuti in carcere, era sempre lo stesso: i primi due, attraverso un fitta rete di amicizie e connivenze, si dedicavano a prendere i contatti con gli acquirenti della zona a cui cedevano lo stupefacente che avevano precedentemente acquistato nelle più note piazze di spaccio romane, mentre il terzo era incaricato della riscossione delle partite di droga non pagate. All’inizio i tre si dimostravano accondiscendenti e disponibili a dilazionare la corresponsione del credito accumulato dalle vittime senza però consentire alle stesse il ritardo dei pagamenti, arrivando a minacciare, con richieste sempre più pressanti ed intimidatorie,  tutti gli inadempienti.

Durante gli accertamenti, anche di natura tecnica, è emerso che i primi due gestivano un vero e proprio “business” della droga, arrivando a cedere nell’arco di due mesi più di 400 dosi di sostanza stupefacente, sia cocaina che hashish; droga che veniva approvvigionata in occasione di approvvigionamenti settimanali in Roma e Pomezia.

Punto di riferimento per l’acquisto della cocaina era uno dei fermati (detto il Cinghiale), il quale organizzava la vendita di stupefacente direttamente nella sua villa di Pomezia. Unitamente al redditizio mercato della droga, il gruppo si dedicava anche alla vendita non autorizzata di alcuni medicinali.

Nella rete degli investigatori, sono finiti i “gregari” del gruppo già in carcere tutti punti di riferimento per l’approvvigionamento dello stupefacente.

Nel corso dell’attività sono stati documentati circa 500 episodi di spaccio e recuperati diverse centinaia di dosi, soprattutto di cocaina, e una pistola, riproduzione fedele di quelle in uso alle forze dell’Ordine, risultata essere una “scacciacani “priva di tappo rosso”.

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