28 maggio, 82° anniversario della Battaglia di Aprilia: "La mostra dimenticata"
Dopo lo sbarco alleato di Anzio e Nettuno del 22 gennaio 1944, Aprilia divenne uno dei principali teatri di guerra del fronte italiano
28 maggio, 82° anniversario della Battaglia di Aprilia: in questa ricorrenza l’Associazione “Un Ricordo per la Pace” rinnova il proprio impegno nella tutela e valorizzazione della memoria storica degli eventi che nel 1944 devastarono Aprilia e l’intero Agro Pontino.
Dopo lo sbarco alleato di Anzio e Nettuno del 22 gennaio 1944, Aprilia divenne uno dei principali teatri di guerra del fronte italiano. Per mesi il territorio fu segnato da durissimi combattimenti tra le truppe alleate e l’esercito tedesco, che ridussero la città quasi completamente in macerie.
Il 28 maggio 1944 segnò la conclusione della Battaglia di Aprilia e la liberazione dell’Agro Pontino dall’occupazione nazifascista, in una fase in cui le operazioni militari sul territorio erano ormai prossime al definitivo esaurimento, aprendo pochi giorni dopo la strada alla liberazione di Roma.
"Proprio per il valore storico e simbolico di quella data, - commenta Elisa Bonacini dell'associazione Un Ricordo per la Pace - il Comune di Aprilia istituì ufficialmente nel 2013 la ricorrenza del 28 maggio, su proposta dell’Associazione “Un Ricordo per la Pace”, a cui aderirono le Associazioni combattentistiche e d’Arma del territorio e altre realtà associative e culturali locali".
Nella richiesta formalizzata all’amministrazione comunale, le associazioni promotrici ricordavano come “a seguito dello sbarco degli Alleati ad Anzio il 22 gennaio 1944 la nostra città divenne per quattro mesi cruento teatro di battaglia tra l’esercito tedesco e quello anglo-americano nel cammino verso la liberazione di Roma”, sottolineando inoltre “le immani sofferenze che dovette subire la popolazione costretta ad abbandonare le proprie abitazioni e ad affrontare, a guerra finita, la gravosa opera della ricostruzione”.
Nella stessa lettera veniva ricordato anche “il sacrificio delle vittime militari e civili del conflitto” e “l’eroica opera di bonifica dei terreni da mine ed ordigni effettuata a costo della propria vita dagli sminatori di Aprilia”.
"L’obiettivo della proposta - dice la Bonacini - non era soltanto commemorativo, ma soprattutto educativo e civile: trasformare la ricorrenza in un’occasione di riflessione storica e promozione dei valori della pace, della democrazia e della libertà. Sulla denominazione della ricorrenza si sviluppò già allora un importante dibattito. La proposta originaria era infatti quella di riconoscere il 28 maggio come giornata della Liberazione di Aprilia".
La Commissione Cultura del Comune di Aprilia scelse invece la definizione di “Giornata del Ricordo della Battaglia di Aprilia”, in ricordo dei Caduti, ritenendo, tra le motivazioni, che il tema della Liberazione avesse già nel 25 aprile il proprio riferimento nazionale e che le due ricorrenze potessero sovrapporsi simbolicamente.
"Una scelta - prosegue la Bonacini - che ancora oggi continua a suscitare riflessioni e discussioni, poiché il collegamento della data del 28 maggio ai cruenti combattimenti iniziati alla fine di gennaio 1944, racchiusi nell’iconica e suggestiva denominazione di “Battaglia di Aprilia”, appare per molti poco aderente alla realtà storica di quella giornata, alla quale non è riferibile alcun episodio bellico specifico. Il 28 maggio rappresenta infatti il momento in cui il territorio pontino tornò effettivamente libero dalla guerra e dall’occupazione nazifascista. Al di là delle denominazioni istituzionali, che speriamo rivedibili, ciò che le associazioni promotrici hanno sempre voluto trasmettere è il valore civile e umano del ricordo. Fin dalla sua nascita nel 2011, l’Associazione “Un Ricordo per la Pace” ha lavorato affinché questa storia non andasse dispersa e diventasse conoscenza condivisa, soprattutto per le nuove generazioni. Da questo impegno nacque la mostra “Aprilia in guerra – La Battaglia di Aprilia”, patrocinata dal Comune di Aprilia e inaugurata il 24 aprile 2012 presso l’auditorium dell’allora Istituto C. e N. Rosselli, oggi Liceo “A. Meucci”."
La mostra dimenticata
Attraverso reperti originali, divise degli opposti schieramenti, materiali recuperati sui campi di battaglia e un lungo lavoro di raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti, l’esposizione vuole raccontare non soltanto gli aspetti militari del conflitto, ma soprattutto la dimensione umana che la guerra lasciò dietro di sé.
Quelle uniformi appartenevano a ragazzi spesso poco più che ventenni, provenienti da Paesi diversi, mandati a combattere lontano dalle proprie case e dai propri affetti, talvolta senza comprendere fino in fondo le ragioni di quella guerra.
La mostra intende così ricordare nel contempo le sofferenze della popolazione civile, il dramma umano vissuto da migliaia di uomini travolti dalla guerra nell’Agro Pontino del 1944.
"All’origine di questo lavoro - spiega Elisa Bonacini - vi fu l’impegno appassionato di mio fratello Ostilio Bonacini, che per anni raccolse e custodì reperti della seconda guerra mondiale con grande senso civico e rispetto per la storia del territorio. Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel maggio 1999, la famiglia Bonacini ha scelto di mettere gratuitamente a disposizione della città questo materiale storico, consentendone la valorizzazione pubblica attraverso la mostra e cercando di realizzareil progetto museale del proprio congiunto. Il lavoro di ricerca della nostra Associazione “Un Ricordo per la Pace” sui dispersi di guerra, svolto anche in collaborazione con il DPAA statunitense (Agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per l’accertamento e l’identificazione dei prigionieri di guerra e dei dispersi in azione)contribuì inoltre a fare luce sul luogo della morte del giovane sottotenente dei Fucilieri Britannici Eric Fletcher Waters, disperso nelle campagne di Aprilia durante i combattimenti del 18 febbraio 1944".
Una vicenda che ha assunto negli anni un forte valore simbolico internazionale, anche per il legame con il figlio Roger Waters, storico fondatore dei Pink Floyd.
Nel 2014, accanto all’esposizione Un ricordo per la pace, venne inaugurato il Memoriale ai Caduti senza sepoltura, dedicato a Eric Fletcher Waters e ai Caduti senza sepoltura del 1944. Alla cerimonia partecipò anche Roger Waters, che di recente ha rinnovato la sua gratitudine alla città di Aprilia e alla nostra associazione per mantenere vivo il ricordo del padre e degli altri caduti.
Il memoriale, collocato in un comprensorio scolastico e in collegamento ideale con quello realizzato in località Pontoni, nei pressi del luogo della sua morte, venne fortemente voluto dall’Associazione “Un Ricordo per la Pace” insieme al compianto Harry Shindler, veterano britannico che combatté nel territorio nel 1944.
Harry Shindler spiegava il senso di questa scelta con parole semplici ma profonde: l’auspicio era che gli studenti, passando davanti al memoriale, potessero fermarsi a chiedersi “Cosa significa questo monumento? È davvero così terribile la guerra?”.
È questo il significato più autentico del Memoriale ai Caduti senza sepoltura: non solo un luogo della memoria, ma un monito permanente di pace rivolto alle giovani generazioni.
Valorizzare il memoriale e la mostra
"A oltre dodici anni dall’inaugurazione, si ritiene che il memoriale e la mostra debbano essere maggiormente valorizzati dalle Istituzioni, diventando parte integrante del percorso educativo scolastico, lieti di mettere a disposizione anche il nostro lavoro di raccolta testimonianze ed i documentari realizzati nel corso degli anni.
In qualità di presidente dell’Associazione “Un Ricordo per la Pace”, ed erede della collezione storica di mio fratello Ostilio, colgo l’occasione per ringraziare il Liceo “A. Meucci”, che con grande sensibilità ha permesso la permanenza della mostra, in annosa attesa di una collocazione definitiva nel centro di Aprilia, permettendo di preservare questo lavoro di ricerca storica, nonché di non distruggere l’iniziativa di una famiglia a favore della collettività.
Oggi più che mai, in un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni che continuano a colpire le popolazioni civili, il significato di questo lavoro assume un valore ancora più profondo".
La ricorrenza del 28 maggio non deve ridursi a semplice celebrazione formale o spettacolarizzazione del conflitto, ma diventare un’occasione di conoscenza e responsabilità collettiva, affinché si possa sperare in un futuro migliore.
Siamo fiduciosi che il lavoro delle associazioni del territorio possa contribuire a mantenere viva questa consapevolezza, trasmettendo alle future generazioni il valore autentico della pace, della democrazia e della libertà.
È altresì compito fondamentale delle istituzioni scolastiche contribuire attivamente alla trasmissione della conoscenza storica degli avvenimenti che hanno segnato il territorio e dei valori civili che ne derivano, attraverso percorsi educativi, attività di approfondimento e momenti di riflessione condivisa.
Un sincero ringraziamento va a tutti gli operatori della scuola che, con serietà, impegno e onestà intellettuale, continuano a svolgere questo prezioso compito di formazione civile e umana delle nuove generazioni, contribuendo a mantenere vivi i valori della pace, della democrazia e della libertà.
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