Aprilia - Riforma dell'artigianato, l'allarme: "Il Governo si fermi. A rischio Pmi e lavoratori"

Al centro della protesta c'è l'ipotesi di innalzare fino a 50 il numero dei dipendenti per le imprese artigiane, consentendo inoltre l'apertura di nuove unità locali fuori dalla circoscrizione della Camera di Commercio di appartenenza.

02 ottobre 2026 16:18
Aprilia - Riforma dell'artigianato, l'allarme: "Il Governo si fermi. A rischio Pmi e lavoratori" -
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Confapi (Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata) esprime una netta e decisa contrarietà alle ipotesi di riforma del settore artigiano attualmente all’esame del Governo. L'associazione datoriale chiede all'esecutivo di fare un passo di lato, paventando il rischio di un duro colpo alla competitività delle piccole e medie imprese industriali, una drastica riduzione delle garanzie per i lavoratori e un pesante contraccolpo per le finanze pubbliche.

La contestazione: "Pmi industriali mascherate da artigiane"

Al centro della protesta c'è l'ipotesi di innalzare fino a 50 il numero dei dipendenti per le imprese artigiane, consentendo inoltre l'apertura di nuove unità locali fuori dalla circoscrizione della Camera di Commercio di appartenenza.

Secondo Confapi, questa modifica non genererebbe una crescita reale, ma una grave distorsione del mercato e delle regole della concorrenza. Di fatto, si creerebbero delle medie imprese industriali "mascherate" da artigiane, che continuerebbero a godere di specifici privilegi fiscali, aiuti e bandi regionali preclusi alle Pmi industriali di pari dimensioni.

"Se le imprese artigiane vogliono strutturarsi come piccole industrie – avverte Confapi – devono rinunciare ai benefici del loro status e applicare i contratti dell’industria, a parità di costi e retribuzioni".

Tagli agli stipendi e spettro "pensioni basse"

Le ricadute più pesanti della riforma colpirebbero direttamente i lavoratori, configurando quello che l'associazione definisce uno "smantellamento dello Stato sociale":

  • Salari ridotti del 20%: Nel settore metalmeccanico, il passaggio dal contratto industriale a quello artigiano comporterebbe un taglio della retribuzione media da circa 35.000 euro a meno di 27.000 euro all'anno.

  • Pensioni future più basse: La contrazione dei salari determinerebbe di conseguenza un drastico calo dei contributi versati, con un impatto negativo sugli assegni pensionistici futuri.

Una direzione, sottolinea Confapi, che va nettamente contro la trattativa in corso tra le organizzazioni datoriali e sindacali per l'attuazione del DL sul salario giusto, il cui scopo è proprio il contrasto al dumping contrattuale e la salvaguardia del potere d'acquisto.

Un buco da 1 miliardo per le casse dello Stato

A risentire della riforma sarebbe anche l'erario. Secondo uno studio economico elaborato da Confapi, il calo generalizzato delle retribuzioni provocherebbe minori entrate annue per lo Stato stimate in circa 1 miliardo di euro, a causa del minor gettito Irpef e del crollo dei contributi previdenziali versati all’Inps (che per singolo dipendente scenderebbero da 9.800 euro a 6.000 euro).