Autotrasportatori, la protesta scuote il Lazio meridionale: “No speculazioni, la rabbia ha radice comune”

Tir fermi sulla Variante Appia, code ai caselli e scaffali vuoti tra il Sud Pontino e il Cassinate. La Cgil Frosinone-Latina attacca il Governo Meloni: "Sordità intollerabile, pronti allo sciopero generale".

20 ottobre 2026 12:22
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Tir fermi sulla Variante Appia tra il Garigliano e Formia, lunghe code ai caselli autostradali di Frosinone e Ferentino, scaffali che iniziano a svuotarsi nei supermercati del Sud Pontino e del Cassinate. La protesta degli autotrasportatori, che in questi giorni ha attraversato con forza le province di Frosinone e Latina, rappresenta l'espressione più dirompenti di un malessere profondo. È la punta di un iceberg che nasconde lo stato di salute precario del lavoro e di un’economia nazionale già da tempo appesantita da logiche asfissianti.

A causare l'esplosione della mobilitazione è l'impennata del costo del gasolio, che ha reso ormai insostenibile per gli autotrasportatori svolgere il proprio mestiere. Con viaggi sempre più cari e margini di guadagno azzerati, il conto della crisi viene pagato – come sempre – da chi lavora e non da chi specula.

Una crisi trasversale: dai tir ai pensionati

Sulla vicenda è intervenuto duramente Giuseppe Massafra, Segretario Generale della Cgil Frosinone-Latina, che invita a non declassare la mobilitazione a una semplice questione di settore: “Ridurre la protesta a una vertenza di categoria, a una richiesta corporativa da gestire e archiviare, sarebbe un errore politico oltre che un’ingiustizia” dichiara il leader sindacale.

Secondo Massafra, ciò che sta accadendo sulle strade della Ciociaria e del Pontino, così come in tutto il Mezzogiorno, è speculare al dramma vissuto mensilmente da milioni di lavoratori dipendenti con buste paga insufficienti, da pensionati costretti a tagliare sulla spesa alimentare e da giovani incastrati in contratti a termine. “Se ad animare questa rabbia ci sono ragioni diverse, hanno tutte una radice comune: un sistema economico in cui i costi delle crisi vengono sistematicamente scaricati su chi lavora, mentre rendite, extraprofitti e speculazione prosperano indisturbati”.

L'attacco all'esecutivo e la via dello sciopero

La Cgil sposta poi il mirino direttamente su Palazzo Chigi, accusando il Governo Meloni di mostrare una “sordità che ha dell’incredibile e che non è più tollerabile” di fronte alla mancanza di misure strutturali sui carburanti, di interventi seri sui salari e di risposte concrete alla povertà avanzante.

L'obiettivo del sindacato sul territorio diventa quindi quello di unire le diverse anime della protesta per evitare che l'esasperazione sfoci in una guerra tra poveri. Il percorso indicato da Massafra fa perno sul forte segnale lanciato di recente a Roma con la manifestazione de "La Via Maestra" a piazza San Giovanni, considerata la prova generale della mobilitazione di piazza. “Il nostro compito è tenere insieme questa rabbia, darle obiettivi riconoscibili e trasformarla in forza collettiva per difendere salari e pensioni” conclude il Segretario Generale della Cgil Frosinone-Latina, rilanciando la prossima tappa dello scontro sociale: lo sciopero generale fissato per il 20 novembre.