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Caso scommesse: chi non può giocare e perché?

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Il caso scommesse che ha colpito il calcio italiano, conquistando le prime pagine delle cronache di giornali e quotidiani, ha richiamato all’attenzione il tema, già al centro dell’agenda politica da anni, della legalità del betting, con un particolare riferimento al gioco a distanza. Con l’introduzione delle scommesse online, infatti, il settore necessita di una regolamentazione unitaria nella tutela del comparto in tutta la sua filier ae della sicurezza degli utenti, in primis.

Tutto questo anche perché gli incassi riferiti al gioco legale – ovvero a quello presso le piattaforme con licenza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli -, sono aumentati di anno in anno, con una esplosione delle puntate online durante il periodo Covid, che però prosegue tuttora inarrestabile. Gli ultimi dati forniti da Agimeg, Agenzia di Stampa sul Mercato dei Giochi, hanno messo in evidenza una crescita importante risalente al maggio 2023, che segnala una spesa di 126 milioni di euro e un payout, ovvero una redistribuzione in vincite, di 980 milioni di euro. Parte dei guadagni, oltre che agli operatori del settore – che sono di fatto delle aziende a pieno titolo – rientrano nelle casse erariali, in quanto il gioco è regolamentato dallo Stato proprio con il tramite dell’ADM, ex AAMS.

Con l’arrivo e la diffusione del betting a distanza, le agenzie fisiche sul territorio stanno vivendo un momento che vede alternarsi fasi di ripresa a momenti di crollo, come quello registrato nell’ottobre scorso, con un calo record dell’82 per cento.                                                                             Difficile dire quanto abbia influito in questa situazione l’attuale scandalo legato al popolarissimo mondo del calcio, e quanto invece sia da attribuire alle peculiarità delle giocate online, facilitate anche dalla possibilità di accedere da smartphone e da mobile. Certo è che i vecchi e nuovi siti con licenza ADM che offrono scommesse a distanza sono soggetti a una regolamentazione rigida e a controlli serrati rispetto alla legalità degli accessi, a garanzia di un gioco trasparente, responsabile e sicuro.

Alcuni tra i concessionari più affidabili, ad esempio, hanno introdotto l’autenticazione tramite SPID, oltre a metodi di pagamento riconosciuti a livello internazionale, come PayPal, e a sistemi di crittografia avanzati a protezione dello scambio di informazioni tra utente e piattaforma. Tutti questi aspetti, oltre alla regolarità dei giochi, sono controllati da ADM e dagli Organismi di Verifica certificati prima del rilascio della licenza.

I soggetti ammessi alle scommesse online 

Uno dei requisiti che le piattaforme autorizzate devono avere, è quello di garantire che l’accesso alle scommesse sia riservato ai maggiorenni. Per questo motivo, anche quando si preleva un bonus senza deposito e non si apre un conto di gioco, ovvero non si effettua un deposito, la form di registrazione deve prevedere un passaggio fondamentale, quello dell’invio di un documento di identità valido. Dopo un controllo sulla regolarità del documento, l’utente può aprire un proprio profilo sul sito e iniziare a scommettere. Si è parlato dell’autenticazione tramite SPID, che rappresenta una ulteriore svolta verso la correttezza dei dati inseriti, in quanto la compilazione della form non è manuale, ma si accede con le credenziali dell’identità digitale, previamente verificate da chi di competenza. 

Queste regole valgono in linea generale per tutti i siti autorizzati da ADM con regolare numero di concessione esposto sul sito e con dominio “.it”. 

Se esistono dei soggetti ammessi al gioco, esistono infatti anche delle piattaforme che non possono offrire scommesse in Italia: si tratta dei siti che terminano con “.com”, in quanto riferiti a operatori che possono essere anche autorizzati nei paesi di provenienza, e coperti da opportuna licenza, ma non lo sono nel territorio italiano.

L’accesso alle scommesse di tesserati e calciatori: la normativa 

Se si scende nel dettaglio della relazione tra calcio e scommesse, che ha chiamato direttamente in causa i giocatori di serie A, vediamo che la situazione è ancora più specifica. La FGIC nel proprio regolamento, stabilisce che viene fatto divieto ai calciatori e ai tesserati di piazzare scommesse con l’obiettivo di profitto o vincite in denaro. 

Il motivo di questa restrizione sta nel fatto che esistono degli interessi diretti in gioco, ma anche delle situazioni di fatto non conoscibili dagli utenti che sono fuori da questo sistema. A risentirne potrebbe essere la regolarità della partite e dei campionati, con dirette ripercussioni su squadre, società, investitori.

Calciatori e tesserati non possono dunque scommettere su eventi FIFA o UEFA, come da articolo 24 dell’ordinamento federale.Le scommesse presso le piattaforme non autorizzate sono sempre vietate, mentre quelle presso i siti con licenza ADM non possono essere piazzate nel caso in cui siano coinvolte le squadre presso le quali militano gli stessi giocatori o tesserati. 

Le violazioni comportano misure rigide, che vanno dalla squalifica per un periodo non inferiore a tre anni a una multa pecuniaria non inferiore a 25mila euro. Coloro che siano a conoscenza dell’avvenuta violazione del suddetto regolamento devono informare le autorità competenti e la procura. 

Si tratta di misure piuttosto rigide, che però vanno a tutelare la credibilità di società e team, ma anche la correttezza delle operazioni di scommesse sul calcio, che rappresentano peraltro quelle più popolari tra gli appassionati del pallone.

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