Certificati medici falsi per il porto d'armi, le indagini coinvolgono anche 2 medici militari

La Polizia di Stato – Questura di Latina, altermine  di complesse indagini coordinatedalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri,  ha chiesto il rinvio a giudizio  di tre soggetti,...

A cura di Redazione
20 febbraio 2019 16:00
Certificati medici falsi per il porto d'armi, le indagini coinvolgono anche 2 medici militari -
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La Polizia di Stato – Questura di Latina, al
termine  di complesse indagini coordinate
dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri,  ha chiesto il rinvio a giudizio  di tre soggetti, componenti a vario titolo di
un sodalizio criminale che formava certificati medici ideologicamente falsi
volti ad attestare l’idoneità fisica di molteplici soggetti  al fine di far loro  ottenere il rilascio del porto d’ armi uso
caccia  o il  relativo rinnovo, previo pagamento delle
somme prescritte a favore di un’associazione venatoria riconducibile ad uno
degli imputati. Nessuno dei  suddetti
cacciatori  veniva in realtà sottoposto
alla prescritta  visita. Del gruppo
criminale due sono ufficiali medici militari.

L’indagine ha avuto avvio dopo che gli addetti
all’Ufficio Licenze del Commissariato di P.S. di Cisterna si sono insospettiti
allorché un cacciatore, in occasione di rinnovo del porto d’armi, ha prodotto una
busta contenente certificazione ancora sigillata; una volta aperto il plico il
personale faceva osservare che il medico non aveva apposto la necessaria dicitura
“certificato redatto all’interno di
struttura militare”
.

Il cacciatore, in evidente imbarazzo,
riferiva quindi di non aver nemmeno visto il certificato, di non esser mai stato
in alcuna struttura militare ed, infine, di non essere mai stato visitato da
alcun medico ma di sentirsi benissimo.
Aggiungeva inoltre che la documentazione gli era stata fornita proprio dal
responsabile dell’associazione venatoria, deus
ex machina
della consorteria criminale.

Le indagini hanno quindi svelato un collaudato ed esteso meccanismo
fraudolento, con decine di casi analoghi a quello originante l’indagine
distribuiti su Cisterna, Cori, Aprilia, Velletri ed Albano.