Colpi in gioiellerie e Poste di Roma: di Aprilia, Ardea e Velletri 3 componenti della banda.

Ecco chi è l’apriliano finito in manette. 7 in tutto gli arresti eseguiti dalla Squadra Mobile di Roma.

06 maggio 2026 10:16
Colpi in gioiellerie e Poste di Roma: di Aprilia, Ardea e Velletri 3 componenti della banda. -
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Colpi a mano armata in gioiellerie e uffici postali di Roma tra il 2023 ed il 2025 e ricettazione di preziosi e veicoli: sono di Aprilia, Ardea, Velletri e Frascati 4 componenti della banda sgominata nelle scorse ore dalla Squadra Mobile della Questura di Roma. In tutto sono scattate 7 misure cautelari. Il Tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere per 5 dei sodali e gli arresti domiciliari per altri due. In manette, sul nostro territorio, il 46enne Massimo Barbieri, residente ad Aprilia ma originario di Catania, Franco Tomasello, 55 anni (residente ad Ardea e originario di Priolo Gargallo, in Sicilia), Roberto Farina, 60 anni, romano residente a Velletri, e Antonio Colagrossi, un 55enne residente a Frascati.

Tra le azioni commesse dalla banda, anche la maxi rapina ai Parioli, nella primavera del 2024, quando vennero portati via da una gioielleria 70 orologi di lusso, del valore superiore ai 900 mila euro.

Le indagini hanno permesso di ricostruire a carico della banda in tutto 4 rapine, tra cui un colpo ai Castelli Romani, all’ufficio postale di Monte Porzio Catone.

Proprio il colpo ai Parioli ha dato il via all’articolata attività investigativa della Polizia, coordinata dai magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura di Roma, che ha portato alla scoperta di una strutturata associazione per delinquere dedita alla commissione di rapine “a mano armata” ai danni di gioiellerie ed uffici postali, nonché alla ricettazione di gioielli e veicoli.

L’indagine origina da una maxi rapina consumata nella primavera del 2024 in una gioielleria del quartiere Parioli. L’episodio, per le modalità esecutive ed il valore del compendio sottratto, aveva immediatamente orientato gli investigatori verso un contesto criminale strutturato.

Dopo essere entrati in una prestigiosa gioielleria dei Parioli, due finti clienti, simulando interesse all’acquisto di orologi di lusso, avevano estratto delle pistole - una delle quali dotata di silenziatore - minacciando il dipendente per riscuotere 70 pezzi pari ad un valore di mercato di 900 mila euro.

Gli investigatori della Squadra Mobile, incaricati fin da subito delle indagini, hanno puntato il loro mirino su un volto estrapolato dalle immagini di videosorveglianza dell’esercizio, i cui tratti somatici sembravano combaciare con quelli di un noto pregiudicato per reati della stessa specie.

La meticolosa attività investigativa avviata, sviluppata su specifici accertamenti tecnici, ha consentito di cristallizzare questo dato, associando la fisionomia dell’uomo a quella di un 62enne romano, in passato già ristretto in carcere.

I riscontri tecnici successivi hanno poi consentito di ricostruire l’operatività di un gruppo stabilmente organizzato, strutturato su un assetto piramidale con ruoli ben definiti.

La funzione di vertice dell’associazione sarebbe stata rivestita da un 56enne di origini siciliane, seguito - in un’ottica discendente - da un conterraneo 47enne, con compiti sia operativi che organizzativi/logistici. Sullo stesso livello si collocava l’uomo immortalato nelle immagini estrapolate dal colpo ai Parioli, predestinato a compiti più operativi e delegato ai sopralluoghi. L’uomo avrebbe anche assunto la responsabilità della custodia delle armi utilizzate per i colpi e delle vetture ad essi logisticamente funzionali.

Alla base della piramide, infine, sarebbe stata ricostruita la posizione di un 40enne siciliano e di un 65enne romano, con funzioni di ausilio nelle fasi preparatorie e specifici compiti esecutivi nella gestione concreta delle singole operazioni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i colpi venivano pianificati con estrema meticolosità, seguendo schemi operativi consolidati. I veicoli impiegati per raggiungere l’obiettivo, assicurare copertura agli esecutori materiali e garantire la fuga, venivano scelti sistematicamente tra proventi di furto, successivamente “ripuliti” attraverso l’apposizione di targhe contraffatte o clonate, riconducibili a mezzi realmente circolanti, così da eludere eventuali controlli.

A completare il dispositivo, un mezzo di supporto -generalmente un furgone- veniva allestito, all’occorrenza, con apparati tecnologici idonei ad interferire con le comunicazioni, tra cui dispositivi jammer e disturbatori di frequenze, funzionali a ostacolare le attività di localizzazione e coordinamento delle Forze dell’ordine.

Le indagini hanno permesso di ricostruire a carico dei sodali quattro rapine, tutte commesse tra il 2023 ed il 2025, ai danni di gioiellerie ed uffici postali. L’ultima di queste sarebbe stata sventata dagli stessi agenti della Squadra mobile in via Borromeo.

Il quadro indiziario raccolto a carico degli indagati si è poi cristallizzato con l’arresto in Versilia, lo scorso gennaio, dello stesso uomo che si era reso responsabile della rapina ai Parioli. Nella circostanza, il 62enne è stato trovato in possesso di una pistola clandestina del tutto simile a quella usata in quell’episodio e di una delle auto rubate preferite dall’associazione.

I gravi indizi di colpevolezza raccolti dagli investigatori della V Sezione, coordinati dai magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura di Roma, sono stati accolti nell’ordinanza con cui il GIP presso il Tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere per cinque dei sodali e gli arresti domiciliari per gli altri due.

Le misure sono state eseguite dagli uomini della Squadra Mobile di Roma.