Dal Lazio allo stretto di Gibilterra, il viaggio compiuto da Laerte in 16 giorni

Il rapace, recuperato ferito e curato presso il CRAS del Parco, è stato seguito lungo la rotta migratoria grazie a un dispositivo GPS/GSM.

20 ottobre 2026 10:16
Dal Lazio allo stretto di Gibilterra, il viaggio compiuto da Laerte in 16 giorni -
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PARCO REGIONALE RIVIERA DI ULISSE – Oltre 2.200 chilometri in sedici giorni, dal Lazio allo Stretto di Gibilterra. È il viaggio compiuto da Laerte, un esemplare di biancone (Circaetus gallicus) recuperato ferito, curato e riabilitato presso il Centro Recupero Animali Selvatici del Parco Regionale Riviera di Ulisse e tornato in natura lo scorso 12 agosto.

Una storia di recupero della fauna selvatica che oggi diventa anche una storia di ricerca scientifica: grazie al dispositivo GPS/GSM applicato prima della liberazione, il personale del Parco ha potuto seguire gli spostamenti del rapace e documentare il lungo viaggio migratorio fino all'estremità meridionale della Penisola Iberica.

La storia di Laerte era cominciata nell'ottobre 2025, quando il biancone era stato recuperato nel territorio di Veroli, in provincia di Frosinone, con una ferita a un'ala e successivamente affidato al CRAS del Parco.

Sono seguiti mesi di cure e di riabilitazione, con l'assistenza veterinaria della dott.ssa Stefania De Vita, veterinario convenzionato con l'Ente, fino al recupero delle condizioni necessarie per il ritorno alla vita selvatica.

Prima della liberazione, grazie alla collaborazione scientifica con ISPRA e al supporto di Vincenzo Cavaliere, ornitologo esperto, Laerte è stato dotato di un trasmettitore GPS/GSM alimentato a energia solare, in grado di fornire informazioni sulla posizione e sugli spostamenti dell'animale.

Il 12 agosto 2026 il momento atteso: Laerte è tornato libero.

Dopo alcune settimane trascorse tra le province di Latina e Frosinone, il 27 settembre ha iniziato la migrazione. Da quel momento il segnale GPS ne ha raccontato quasi giorno dopo giorno il viaggio: la risalita della costa tirrenica italiana, il passaggio verso la Liguria, la Francia meridionale e quindi l'attraversamento della Penisola Iberica.

Il 13 ottobre, appena sedici giorni dopo la partenza, Laerte aveva già percorso oltre 2.200 chilometri e raggiunto le sponde dello Stretto di Gibilterra, uno dei principali colli di bottiglia delle rotte migratorie tra Europa e Africa.

LA SPETTACOLARE “MIGRAZIONE A CIRCUITO”

Il percorso seguito da Laerte è particolarmente significativo perché documenta uno dei comportamenti migratori più affascinanti del biancone: la cosiddetta “migrazione a circuito”, o “ad arco”.

I bianconi dell'Italia centrale, invece di dirigersi direttamente verso Sud e affrontare lunghe traversate sul Mediterraneo, durante la migrazione autunnale possono muoversi inizialmente verso Nord-Ovest, raggiungere la Francia e attraversare la Penisola Iberica fino allo Stretto di Gibilterra.

Una deviazione enorme soltanto in apparenza.

Il biancone è infatti un grande rapace veleggiatore: durante gli spostamenti sfrutta le correnti termiche ascensionali che si formano sopra la terraferma per guadagnare quota e percorrere grandi distanze limitando il dispendio energetico. Sul mare aperto queste condizioni vengono meno e il volo diventa più impegnativo. Per questo la specie tende a evitare le lunghe traversate marine e concentra il passaggio verso il continente africano proprio in corrispondenza dello Stretto di Gibilterra.

Il percorso registrato dal trasmettitore di Laerte restituisce così, con straordinaria precisione, una rotta migratoria già conosciuta e studiata dalla comunità scientifica, mostrando al tempo stesso le condizioni dell'animale dopo il lungo percorso di cura e riabilitazione.

«Laerte ha dimostrato una piena capacità di affrontare una migrazione estremamente impegnativa, percorrendo oltre 2.200 chilometri in sedici giorni e facendo registrare, in alcune tappe, spostamenti giornalieri superiori ai 200 chilometri – sottolinea il Direttore del Parco Regionale Riviera di Ulisse, Fabio Refini –. È un dato particolarmente importante perché ci consente di osservare concretamente ciò che accade dopo la liberazione e di verificare sul lungo periodo il recupero funzionale dell'animale. Il monitoraggio, inoltre, restituisce informazioni preziose sugli spostamenti e sull'utilizzo del territorio da parte di una specie di grande interesse conservazionistico».

«Dietro quei punti che vediamo muoversi sulla mappa c'è una storia cominciata molti mesi prima, con il recupero di un animale ferito e con il lavoro quotidiano di chi se ne è preso cura – dichiara il Presidente del Parco Regionale Riviera di Ulisse, Massimo Giovanchelli –. Sapere che oggi Laerte sta percorrendo la sua rotta naturale verso l'Africa è probabilmente il risultato più bello che potessimo ottenere. È anche una testimonianza concreta della qualità e della passione con cui il nostro personale svolge ogni giorno il proprio lavoro e di quanto tutela, ricerca scientifica e collaborazione tra istituzioni possano produrre risultati reali e misurabili».

RICERCA E TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA CONSERVAZIONE

Il monitoraggio di Laerte rientra nel più ampio lavoro di ricerca e conservazione sviluppato dal Parco Regionale Riviera di Ulisse in collaborazione con ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Area BIO-AVM.

I moderni dispositivi di telemetria consentono infatti di seguire gli animali anche dopo il loro ritorno in natura e di raccogliere dati sull'ecologia spaziale, sulle rotte percorse, sulle velocità di spostamento e sugli habitat utilizzati durante le soste e le migrazioni.

Informazioni che permettono non soltanto di conoscere meglio la biologia delle specie, ma anche di valutare gli esiti degli interventi di recupero e riabilitazione e di acquisire nuovi elementi utili alla loro conservazione.

E ADESSO È PARTITO ANCHE TELEMACO

Ma Laerte non viaggia da solo.

A circa due settimane dalla sua partenza, anche Telemaco, un secondo biancone recuperato nel marzo 2026 a Ferentino, in provincia di Frosinone, con ferite alle ali e successivamente curato e riabilitato dal Parco, ha iniziato la propria migrazione.

Telemaco era stato liberato insieme a Laerte lo scorso agosto ed è anch'esso dotato di un dispositivo GPS/GSM nell'ambito del progetto di ricerca.

Ora sulla mappa ci sono dunque due viaggi da seguire.

Due animali tornati alla vita selvatica dopo essere arrivati feriti nelle mani degli operatori del Parco. Due rotte che, giorno dopo giorno, permetteranno di raccogliere nuovi dati e di conoscere meglio uno dei fenomeni più straordinari del mondo naturale.

Il Parco Regionale Riviera di Ulisse continuerà a seguire Laerte e Telemaco nel loro viaggio tra Europa e Africa e a raccontarne i prossimi spostamenti, condividendo con la comunità scientifica e con i cittadini il cammino di questi due straordinari ambasciatori alati.