Danni, incendi e rischio risse all'Istituto Penale per minori di Casal del Marmo: "Fermare gli ingressi"

«La situazione è ormai insostenibile», denuncia Maurizio Somma, Segretario Nazionale del SAPPE per il Lazio.

03 agosto 2026 16:02
Danni, incendi e rischio risse all'Istituto Penale per minori di Casal del Marmo: "Fermare gli ingressi" -
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Ancora un fine settimana di tensione all'Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo. Danneggiamenti agli spazi detentivi, nuovi incendi, rischio di risse tra giovani detenuti e una palazzina ormai praticamente inagibile, con evidenti rischi per la salute del personale di Polizia Penitenziaria e degli stessi ristretti. A denunciarlo è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che torna a lanciare un durissimo allarme sulla gestione dell'istituto romano.

«La situazione è ormai insostenibile», denuncia Maurizio Somma, Segretario Nazionale del SAPPE per il Lazio. «Nonostante le gravissime criticità strutturali e organizzative, il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità continua ad assegnare nuovi detenuti a Casal del Marmo, come se nulla stesse accadendo. La palazzina destinata ai minorenni è ormai compromessa dagli incendi e dai continui danneggiamenti, mentre il personale è costretto a lavorare in condizioni che mettono a rischio la sicurezza e la salute di tutti».

Somma evidenzia anche una grave criticità gestionale: «Per l'intera settimana, sembrerebbe che l'istituto sia rimasto privo sia del Direttore sia del Comandante di Reparto, circostanza che, se confermata, risulterebbe in contrasto con le disposizioni impartite dal Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità. La gestione sarebbe così ricaduta sul Vice Comandante e su un funzionario, che hanno cercato di garantire il regolare funzionamento dell'istituto con grande senso di responsabilità, pur operando in una situazione già fortemente compromessa. È indispensabile che il Dgmc faccia immediatamente chiarezza e assuma decisioni concrete: basta nuovi ingressi fino al ripristino delle condizioni minime di sicurezza, rafforzamento dell'organico e interventi strutturali non più rinviabili».

Il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece sottolinea come quanto accade a Casal del Marmo sia il riflesso di una crisi che investe ormai l'intero sistema della giustizia minorile. «Da tempo denunciamo che gli istituti penali per minorenni, al pari di quelli per adulti, sono teatro di rivolte, aggressioni, incendi e gravissimi episodi di violenza. Non siamo più di fronte a fatti episodici, ma alla conseguenza di un sistema profondamente cambiato, che continua però a essere gestito con strumenti pensati per una realtà che non esiste più».

«La popolazione detenuta minorile di oggi – prosegue Capece – è composta sempre più spesso da giovani già inseriti in contesti criminali organizzati fin dai quindici o sedici anni e, per effetto della normativa vigente, anche da giovani adulti fino a venticinque anni che permangono negli istituti minorili, alterandone inevitabilmente gli equilibri trattamentali e di sicurezza. Il trasferimento nel circuito penitenziario ordinario dei detenuti maggiorenni più violenti e incompatibili con il trattamento educativo deve diventare una misura realmente applicabile e tempestiva, nell'interesse dei minori, del personale e della sicurezza degli istituti».

Per Capece, tuttavia, sarebbe riduttivo fermarsi alla sola emergenza penitenziaria. «Il carcere minorile rappresenta l'ultimo anello della catena: interviene quando il fallimento educativo è già avvenuto. Occorre interrogarsi seriamente sulle cause dell'aumento della devianza giovanile, che affondano le radici nella crisi della famiglia, nella dispersione scolastica, nell'assenza di modelli educativi positivi e nell'esaltazione della violenza e dell'illegalità proposta da certa cultura mediatica e musicale. Nessun istituto penitenziario potrà mai sostituire il ruolo fondamentale della famiglia e della scuola, che restano i primi e più efficaci strumenti di prevenzione».

«Lo Stato – conclude Capece – non può limitarsi a rincorrere le emergenze. Servono scelte coraggiose, investimenti, organici adeguati, strutture sicure e una profonda revisione delle politiche della giustizia minorile. Continuare a ignorare ciò che accade a Casal del Marmo significa mettere a repentaglio la sicurezza della Polizia Penitenziaria, dei giovani detenuti e dell'intero sistema penitenziario minorile».