Ddl caccia, WWF pubblica i nomi degli 80 senatori che hanno detto "Sì"

“È importante - dice il WWF - che le italiane e gli italiani sappiano chi ha voluto, nonostante gli autorevoli appelli arrivati negli ultimi mesi, approvare una proposta di legge-vergogna come il DDL Caccia Selvaggia"

24 giugno 2026 17:22
Ddl caccia, WWF pubblica i nomi degli 80 senatori che hanno detto "Sì" -
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In una operazione verità il WWF Italia ha pubblicato sul suo sito l’elenco degli 80 senatori – appartenenti ai gruppi di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati-UDC – che stanno spingendo l’Italia verso il medioevo venatorio. Tra loro c'è anche il senatore pontino di FdI Nicola Calandrini.

“È importante - dice il WWF - che le italiane e gli italiani sappiano chi ha voluto, nonostante gli autorevoli appelli arrivati negli ultimi mesi, approvare una proposta di legge-vergogna come il DDL Caccia Selvaggia.

È giusto che ognuno si assuma le proprie responsabilità e che alle prossime elezioni ogni elettrice e ogni elettore ne tenga conto nel momento in cui sceglierà chi mandare in Parlamento.

Si tratta di una pessima riforma che di fatto liberalizza l’attività venatoria, aumenta il rischio per tutti noi di essere colpiti dai cacciatori durante una passeggiata o un’escursione in natura e pone l’Italia a rischio di nuove procedure d’infrazione per il mancato rispetto delle direttive europee.

Il voto di ieri è stato preceduto da un duro confronto tra i due schieramenti alimentato da palesi falsità pronunciate dalla maggioranza che ha anche attaccato le associazioni ambientaliste e per giustificare questo scempio è ricorsa a giustificazioni totalmente false come la necessità di intervenire sulla "emergenza fauna selvatica" (che però questo Ddl non affronta) e di aggiornare la legge “vecchia di 30 anni” dimenticando che però solo in questa legislatura è stata già modificata in 23 punti, ricorrendo a forzature di dubbia costituzionalità e sempre senza dibattito e confronto, come 5 decreti legge e due leggi di bilancio.

L’iter si sposta ora alla Camera dove la maggioranza si troverà di fronte, oltre ai parlamentari della minoranza – che invitiamo a predisporre una forte opposizione senza sconti – anche il mondo scientifico, l’associazionismo e la stragrande maggioranza degli italiani che continua, in maniera sempre più compatta e trasversale ad essere contraria all’attività venatoria in generale, figuriamoci ad una attività venatoria senza regole.

​Più che ad una riforma della vigente legge sulla tutela della fauna (legge 157/1992) siamo di fronte ad un suo stravolgimento come emerge chiaramente dalla volontà di considerare la caccia un’attività che aiuta gli ecosistemi e i cacciatori dei regolatori della biodiversità!

Aree protette intese come un problema e non una risorsa, caccia nelle aree demaniali, aumento delle specie cacciabili, prolungamento dei calendari venatori, eliminazione dell’indirizzo tecnico-scientifico di ISPRA, deregolamentazione dei richiami vivi, natura mercificata e offerta a cacciatori stranieri che potranno venire in Italia senza alcun limite, sanzioni a chi prova a protestare contro gli abbattimenti. Questo è il modello di gestione faunistica che la maggioranza in Parlamento, recependo le istanze più retrograde ed estremiste delle associazioni venatorie, dei produttori di armi e di alcune grandi organizzazioni agricole, vorrebbe per il nostro Paese!”

Cosa cambia con la riforma

Tutto è destinato a cambiare. In primo luogo, i cacciatori diventano bioregolatori. Cambia il ruolo dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale): il suo parere non sarà più vincolante ma consultivo e le Regioni potranno discostarsi dalle indicazioni dell’Istituto nella definizione del calendario venatorio, motivando la decisione. I calendari venatori potranno anche essere estesi alle fasi di migrazione e nidificazione consentendo l’attività anche oltre il tramonto. Il testo estende le finestre temporali e le aree in cui è permesso sparare. La pratica viene consentita anche in aree demaniali come le spiagge, i parchi pubblici e le aree protette.

Per la caccia di selezione al cinghiale si autorizza l’uso di strumenti ottici e optoelettronici, compresi telemetri, red dot e visori notturni. Aumentano le specie cacciabili come, ad esempio, l’oca selvatica e il piccione di città. Mentre il lupo viene escluso dall’elenco delle specie particolarmente protette.