Festa della Liberazione e 83simo Anniversario dalla Fondazione di Aprilia: il discorso del Sindaco Terra.

Cerimoniaquesta mattina ad Aprilia per Festa della Liberazione e per l’83simoAnniversario dalla Fondazione della Città. Ecco il discorso pronunciato dalSindaco, Antonio Terra, nel corso delle celebraz...

A cura di Redazione
25 aprile 2019 12:56
Festa della Liberazione e 83simo Anniversario dalla Fondazione di Aprilia: il discorso del Sindaco Terra. -
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Cerimonia
questa mattina ad Aprilia per Festa della Liberazione e per l’83simo
Anniversario dalla Fondazione della Città. Ecco il discorso pronunciato dal
Sindaco, Antonio Terra, nel corso delle celebrazioni per il 25 Aprile, tenutesi
presso la Sala Consiliare Luigi Meddi:

“Buongiorno
a tutti.

In
questo giorno di festa, desidero anzitutto rivolgere ad ognuno di voi un
caloroso benvenuto in quest’Aula. Oggi la nostra Città celebra una doppia
ricorrenza che può esser ben sintetizzata dal luogo nel quale ci troviamo.

Questa
Aula infatti non potrebbe esistere senza Aprilia, che fu fondata il 25 aprile
di 83 anni fa. Allo stesso tempo, essa non potrebbe assolvere alla sua primaria
funzione politica, senza il 25 aprile del 1945.

Tra
questi banchi, infatti, oggi siedono i consiglieri comunali, che rappresentano
la volontà delle cittadine e dei cittadini apriliani, unici veri “sovrani” di
questa Città. Oggi, in un’epoca a volte distratta e superficiale, questa
conquista potrebbe apparirci una formalità di poco conto. Non è così. E la
celebrazione del 25 aprile ogni anno ce lo ricorda. Ci impone di fare memoria
non solo della barbarie del nazifascismo ma anche del sacrificio di tantissime
italiane e tantissimi italiani, che non esitarono ad anteporre il bene del
Paese alla propria vita e ai propri affetti.

I
valori di libertà, le aspirazioni democratiche e la ricerca del bene comune
traspaiono oggi nelle pagine e negli articoli della nostra Costituzione, che
molti non esitano a definire “la Costituzione più bella del mondo”.

Vorrei
in questa sede ricordare alcuni passaggi di quella straordinaria esperienza di
democrazia che fu l’Assemblea Costituente. Rileggere il dibattito tra i padri
costituenti è un esercizio che ci fa comprendere la portata unica e lo spessore
umano e intellettuale di quanti presero parte a quella fase storica. È forse un
esercizio che andrebbe tramandato anche ai più giovani, magari attraverso la
reintroduzione dell’insegnamento dell’educazione civica a scuola, di cui si
parla in queste settimane, anche grazie all’iniziativa dell’Associazione
Nazionale dei Comuni Italiani.

A
me preme ricordare come tra i banchi dell’Assemblea chiamata a scrivere la
nostra Carta Costituzionale vi fossero uomini e donne provenienti da diverse
tradizioni politiche, talvolta agli antipodi su numerose questioni. Eppure
socialisti, comunisti, democristiani, liberali… in quel frangente, consapevoli
del compito alto al quale erano stati chiamati, seppero metter da parte le
naturali e legittime divergenze. In gioco, infatti, non c’era solo un testo
giuridico ma il futuro del nostro Paese, che usciva dalla dittatura fascista e
dalla violenza indicibile della guerra. Il compito alto e la vicinanza ai
bisogni della gente comune seppero guidare quei politici nella ricerca corale
di una forma capace di rispettare e valorizzare le differenze, di indicare la
strada da percorrere insieme e i limiti necessari a contenere il potere ed
evitare il ripetersi della tragedia da cui il Paese era appena uscito.

Come
non vedere nella nobile fatica dell’Assemblea Costituente un messaggio alla
politica di oggi, che spesso ci appare avvolta su se stessa, priva di una
direzione e di valori positivi da mettere a disposizione del futuro del Paese?

Come
non intravedere nella filigrana della Costituzione anche un invito ad abbassare
i toni dello scontro, soprattutto quando è in gioco il patto originario su cui
si regge la comune appartenenza all’Italia e la condivisione di un destino
comune?

E
ancora: come non scorgere nella lungimiranza dei nostri padri costituenti la
spinta ad impegnarci per superare persino le divisioni etniche e nazionali?
Penso al disegno inclusivo che slega l’essere italiani da un semplice fatto
“genetico” ma anche alla visione di un’Italia perno della costruzione di
un’Europa unita e di un Mediterraneo dialogante. Entrambe le suggestioni non
sono espressamente previste dalla Carta Costituzionale, ma sarebbe sciocco non
intravederne le premesse e persino gli accenni, tra gli articoli della nostra
Legge Fondamentale.

Sono
aspetti, questi, che oggi risuonano in un’Europa che sembra in procinto di fare
dannosi passi indietro e in un Mediterraneo avvolto da scenari di morte e di
guerra.

La
Costituzione e anche la storia di Aprilia, però, sembrano suggerirci che è
proprio tra le macerie, sotto le bombe o tra la miseria umana, che si annida il
seme della speranza. E la speranza passa attraverso i gesti e la volontà delle
donne e degli uomini di oggi.

Questo
25 Aprile, dunque, ci ricordi il nostro dovere di apriliani, di italiani e di
europei. Il dovere dell’impegno per costruire e ricostruire spazi comuni,
capaci di unire. Il dovere della difesa degli ideali scolpiti nella nostra
Costituzione. Il dovere di assicurare ai nostri figli e ai nostri nipoti un
mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto in consegna. Il dovere di
costruire una casa europea capace di assicurare nel continente e nel mondo
intero un futuro di sviluppo, di pace e di progresso per tutti.

Viva
la Costituzione, viva Aprilia, viva l’Italia, viva l’Europa”.