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Furti in ville ed appartamenti, mentre i proprietari erano al ristorante o a teatro: la Polizia di Latina esegue 10 arresti. Il VIDEO

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Operazione “San Valentino”: mettevano a segno furti in ville ed appartamenti, mentre i proprietari erano al ristorante o a teatro, e rintracciavano il loro indirizzo di casa attraverso la targa dell’auto e la banca dati Aci/Pra. Una vasta operazione è stata messa in atto questa mattina all’alba dagli uomini della Questura di Latina, con l’ausilio del personale della Squadra Mobile di Napoli, che hanno dato esecuzione ad una misura cautelare a carico di 10 persone, tutte originari del Rione Traiano di Napoli, tra cui 2 donne, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e di porto abusivo di armi.

Il pericoloso gruppo criminale avrebbe messo a segno un centinaio di furti, soprattutto nei fine settimana, in diverse zone della Campania, delle Marche, del Lazio e dell’Abruzzo. I provvedimenti – 9 custodie cautelari in carcere ed una ai domiciliari – sono stati emessi dal Gip Castriota del Tribunale di Latina, su richiesta del Sostituto Procuratore Simona Gentile.

I destinatari della misura cautelare in carcere sono Salvatore Pepe (considerato a capo del gruppo), Giuseppe Rizzo, Salvatore Quindici, Antonio Bellobuono, Salvatore Merolla, Davide Mirra, Pasquale Caiazza e due donne, Maria Rosaria Autore e Adele Iannuzzelli. Ai domiciliari è finito Antonio Cigliano.

“Il gruppo criminale – ha spiegato la Polizia – operava in occasione di eventi organizzati a teatro o nelle adiacenze di noti ristoranti, dove le potenziali vittime arrivavano a bordo delle proprie auto. I destinatari delle misure, in quelle occasioni riuscivano a recuperare gli indirizzi degli appartamenti da svaligiare, consultando la banca dati ACI/PRA che permetteva di risalire al luogo di residenza del proprietario della vettura”.

“Le indagini – ha spiegato la Questura di Latina in conferenza stampa – sono durate circa un anno ed hanno tratto origine dal furto commesso il 15 ottobre del 2017 a Latina presso l’abitazione di un professionista, culminato con l’uccisione di Domenico Bardi e con il ferimento di Salvatore Quindici. I due, quel giorno, vennero sorpresi dal figlio del padrone di casa che sparò dei colpi di arma da fuoco mentre i ladri scappavano dal balcone di casa.

“Due telefoni cellulari ed una carta postepay sequestrati in quell’occasione – ha spiegato la Polizia – consentivano, attraverso una sofisticata analisi del traffico telefonico e delle tracce telematiche della carta, di ricostruire il modus operandi del gruppo criminale, che si è rivelato assolutamente inedito.

Le vittime dei raid, infatti, venivano individuate per mezzo di visure delle targhe delle autovetture a bordo delle quali sopraggiungevano presso teatri o ristoranti, mediante accessi al portale ACI/PRA con pagamento tramite postepay.

Si tratta di un gruppo ben collaudato, originario del Rione Traiano di Napoli, i cui componenti, specializzati nei furti in abitazione, colpiscono soprattutto nel corso dei fine settimana, effettuando vere e proprie trasferte criminali in numerose città dell’Italia centrale, dalla Campania alle Marche.

Grazie alle intercettazioni, all’analisi dei tabulati telefonici e delle transazioni che avvenivano con carte postepay intestate ad amici e conoscenti dei criminali, è stato accertato che PEPE Salvatore era il capo del gruppo, promotore delle attività criminali per la cui esecuzione si avvaleva della collaborazione degli altri sodali; MEROLLA Salvatore, AUTORE Maria Rosaria e QUINDICI Salvatore ricoprivano il ruolo di organizzatori, diretti collaboratori del PEPE nella pianificazione delle trasferte, prendendo essi parte alla maggioranza dei furti ed individuando le strutture ricettive dove alloggiare nel corso delle stesse.

BARDI e BELLOBUONO provvedevano, tra l’altro, ad effettuare le visure ACI nella fase esecutiva dei furti; le donne del gruppo (AUTORE Maria Rosaria e IANNUZZELLI Adele),  provvedevano ad accertarsi che nessuno fosse presente in casa, suonando al citofono prima del furto.  

RIZZO e CIGLIANO, gli anziani del gruppo, oltre a fornire la disponibilità di autovetture appartenenti a  prossimi congiunti, si occupavano del trasporto degli arnesi da scasso e della refurtiva, occultandoli all’interno di vani e doppi fondi creati ad hoc nelle autovetture.

Tutti i compartecipi all’associazione svolgevano alternativamente anche la funzione di palo nel corso dei raid.

In data 2 dicembre 2017, ad esempio, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Pescara e L’Aquila, venivano sequestrati al RIZZO, di ritorno dalle Marche, monili in oro per un peso complessivo di circa 1,5 kg, provento dei furti compiuti in provincia di Ascoli Piceno, occultati nel vano airbag di una Suzuky Ignis che, nel corso delle indagini, era stata sottoposta a pedinamento satellitare da parte degli investigatori.

I proventi dei furti venivano immediatamente ceduti ad un ricettatore di Napoli proprietario di due laboratori orafi nel quartiere Porto, che sono stati perquisiti unitamente all’abitazione dello stesso.

Nel corso dei furti ricostruiti dalle indagini sono state sottratte anche 6 pistole e 7 fucili, di cui uno a pompa che sono stati certamente immessi nel mercato delle armi clandestine.

L’attività investigativa ha consentito di accertare che la banda colpiva quasi ogni fine settimana, ricostruendo un centinaio di raid, nel corso dei quali venivano asportati gioielli e valori per un ammontare notevolissimo, per cui è verosimile ritenere che gli indagati si siano resi responsabili di numerosi altri furti in appartamenti e ville, come evidenziato dallo stesso G.I.P. nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere”.

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