Il volo di Laerte e Telemaco
Liberate le aquile, dopo essere state recuperate e riabilitate. Emozione al Parco Regionale Riviera di Ulisse
Tornano a volare libere due aquile: emozione e natura lungo la strada della Civita
La liberazione di due Bianconi, recuperati e riabilitati dal CRAS. Il presidente Giovanchelli: «Abbiamo scelto di chiamarli Laerte e Telemaco». Il direttore Refini: «Un'estate importante per la natura, con tanti nidi di tartarughe marine e le prime schiuse»
Qualche istante di esitazione e poi la magia del volo e della libertà. È stato un momento di grande emozione quello vissuto questa mattina lungo la strada che conduce al Santuario della Madonna della Civita, dove due Bianconi – detti anche aquile dei serpenti –, entrambi maschi adulti, sono tornati finalmente in libertà dopo un lungo percorso di recupero e riabilitazione.
I due rapaci erano stati recuperati in provincia di Frosinone: il primo nell'ottobre del 2025, il secondo a marzo 2026. Dopo mesi di cure e assistenza presso il Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS), è arrivato il momento più atteso: quello della restituzione alla natura.
E quando le gabbie si sono aperte, Laerte e Telemaco – questi i nomi scelti per i due esemplari in pieno stile Omerico richiamante il territorio del Parco della Riviera d’Ulisse – hanno ripreso possesso del loro elemento naturale, tornando a volare sui monti del sud del Lazio nel territorio del Parco Regionale dei Monti Aurunci con cui c’è stata massima condivisione e sinergia.
«Abbiamo voluto chiamare il più anziano Laerte e il più giovane Telemaco – spiega il presidente del Parco Regionale Riviera di Ulisse, Massimo Giovanchelli –. Sono due nomi che richiamano direttamente il mondo dell'Odissea e il rapporto tra padre e figlio, ma soprattutto raccontano due esemplari che oggi, dopo il loro percorso di recupero, abbiamo avuto l'emozione di vedere tornare dove devono stare: in natura. È stato un momento semplice, ma profondamente emozionante. La tutela dell'ambiente passa anche da gesti come questo».
La liberazione non rappresenta però il punto conclusivo dell'attività. Al contrario, da oggi prende il via una nuova fase di osservazione e monitoraggio. Grazie ai sistemi GPS installati sugli animali sarà infatti possibile seguirne gli spostamenti, studiarne i comportamenti e raccogliere informazioni utili sulla frequentazione del territorio e sugli habitat scelti anche perché la migrazione dei Bianconi è molto particolare poiché arriva sulle coste dell’Africa ma dopo aver risalito quelle della penisola italiana, francese e anche spagnola.
Il lavoro si inserisce nell'attività di assistenza ai rapaci locali portata avanti dal CRAS, in collaborazione con il servizio naturalistico dell'Ente Parco e con gli organismi impegnati nella ricerca e nella conservazione della fauna selvatica, tra cui ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
«Quella di oggi è una fotografia particolarmente bella di una stagione che, per il nostro territorio, sta regalando importanti segnali dal punto di vista naturalistico – sottolinea il direttore del Parco, Fabio Refini –. Penso ai numerosi nidi di tartaruga marina che abbiamo seguito lungo la costa e alle prime schiuse che stanno già restituendo al mare nuove piccole vite. La liberazione delle due aquile si inserisce nello stesso racconto: quello di un territorio vivo, che dobbiamo conoscere, proteggere e continuare a tutelare».
La presenza dei due Bianconi, e soprattutto il loro ritorno in libertà, rappresenta così anche un'occasione per ricordare il valore della biodiversità che caratterizza l'area della Riviera di Ulisse e i territori circostanti.
Dalla terra al mare, dai cieli alle spiagge, la natura continua a raccontare la propria forza. Oggi lo ha fatto attraverso delle grandi ali che hanno ripreso a volare. E Laerte e Telemaco, dopo mesi trascorsi nelle mani di chi si è preso cura di loro, hanno finalmente ricominciato il loro viaggio.
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