Inceneritore di Santa Palomba, allarme amianto e veleni: sabato il corteo ad Albano.
Denunciati scavi notturni e materiali pericolosi nel cantiere. L'Unione dei Comitati contro l’inceneritore ed il PCI chiedono verifiche immediate.
L’ombra della presenza di amianto mina la sicurezza del cantiere di Santa Palomba. L'Unione dei Comitati contro l’inceneritore, assieme alla Federazione Metropolitana del Partito Comunista, chiedono la sospensione immediata degli scavi, l’accesso agli atti ed anche verifiche urgenti da parte di Arpa Lazio ed Asl sui presunti rifiuti pericolosi non bonificati e sulle probabili contaminazioni. Per tutelare la salute pubblica e fermare la speculazione sui territori, sabato 26 settembre ci sarà una mobilitazione generale ad Albano. L’appuntamento è alle 16.00, con partenza del corteo di protesta da piazza Mazzini.
La nota della Federazione Metropolitana di Roma del Partito Comunista Italiano:
“Nel cantiere dell'inceneritore di Santa Palomba, il 18 e il 19 settembre, le ruspe hanno lavorato fino a notte. L'Unione dei Comitati contro l'inceneritore ha documentato con riprese aeree operai in tuta bianca integrale, materiale raccolto in big bag destinati ai rifiuti pericolosi e tre grandi cumuli rimasti nell'area almeno fino al 20 settembre.
Secondo i Comitati si tratta di materiale contenente amianto, sepolto lì da quando, fra gli anni Sessanta e Settanta, quel terreno serviva da discarica. Ad oggi né Acea, né Ama, né il Comune di Roma hanno detto una parola.
Il punto non è solo cosa c'è sotto quei teli: è che a distanza di giorni nessuno lo ha ancora accertato. Se la denuncia è fondata — e a stabilirlo devono essere l'Arpa Lazio e la ASL, non un comunicato di partito — allora in quel cantiere sono stati messi in pericolo insieme la sicurezza di chi ci lavora, la salute di chi abita un territorio vastissimo e la tenuta ambientale di un'area che gli stessi scavi hanno già rivelato compromessa: i Comitati hanno segnalato superamenti delle soglie di contaminazione per idrocarburi pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e cobalto, e hanno chiesto formalmente all'Arpa l'analisi dei materiali coperti, la caratterizzazione completa del sito e la sospensione degli scavi. Chiedere una verifica non è un atto ostile: è il minimo che un'amministrazione seria dovrebbe disporre da sola, senza aspettare che a filmare siano i cittadini con un drone”.
«Da parte nostra — commenta Marco Morosini, segretario del PCI di Roma e provincia — non ci limitiamo alla solidarietà: siamo dentro questa vertenza come siamo dentro le altre, con la presenza e la condivisione delle lotte. E diciamo che la denuncia dei Comitati coglie nel segno, perché mette in fila diritto alla salute, tutela dell'ambiente e sicurezza sul lavoro: tre diritti che non sono tre temi diversi, ma lo stesso diritto guardato da tre lati.»
“Per il Partito Comunista Italiano questa vertenza non è locale. È locale il cantiere, non la logica che lo ha prodotto. Da una parte c'è la responsabilità diretta del governo Meloni, della presidenza Rocca e del sindaco-commissario Gualtieri, che su quell'impianto hanno costruito una catena di poteri straordinari. Dall'altra c'è quella che ferisce di più: Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e la lista civica di sinistra sono contro gli inceneritori ovunque in Italia, organizzano barricate ovunque, e sostengono direttamente o indirettamente quello di Santa Palomba. Quando l'ambientalismo si ferma davanti a un'opera decisa dai propri amministratori, non è ambientalismo: è subalternità alla finanza speculativa, e i cittadini la riconoscono.
Chiediamo quindi la sospensione immediata delle attività di scavo e movimentazione fino a verifica; l'intervento dell'Arpa Lazio e della ASL con analisi indipendenti sui materiali rimossi e sull'intero sito; la pubblicazione di tutta la documentazione sulle operazioni del 18 e 19 settembre, compresa la tracciabilità dei rifiuti conferiti; e una risposta pubblica di Acea, Ama e Comune di Roma, che finora non è arrivata.
«Il nesso fra queste vertenze soltanto in apparenza territoriali e la gestione generale del Paese — conclude Morosini — è immediato. Serve un cambiamento di sistema e un cambiamento di classe politica. Come è accaduto nelle grandi mobilitazioni in difesa della Costituzione, il compito dei comunisti è offrire un punto di riferimento e un'alternativa: alle giovani generazioni e a quella parte di elettorato che si astiene non per disinteresse, ma perché non trova nessuno che dica la verità sui temi che contano».
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