Indagine Congiunturale Federlazio: Pmi Lazio in sensibile rallentamento
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La
Federlazio ha realizzato la consueta indagine congiunturale sullo stato
di salute delle piccole e medie imprese del Lazio, effettuata su un campione di
450 imprese associate. Lo studio ha riguardato il secondo semestre
2018. L'indagine è stata presentata oggi presso la
sede dell'Associazione dal Presidente della Federlazio Silvio
Rossignoli e dal Direttore Generale Luciano Mocci.
All'incontro sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente di Lazio Innova
Paolo Orneli, il Presidente di Unioncamere Lazio Lorenzo
Tagliavanti, il dott. Raffaello Bronzini della Divisione Analisi e
Ricerca della Banca d’Italia.
Anche il
Lazio, non diversamente dall’insieme del Paese - lo dicono le statistiche
istituzionali prima ancora della nostra rilevazione - mostra i segni di un
arretramento che risulta evidente dalla lettura dei principali indicatori.
Confermando, purtroppo, i timori da noi espressi nel semestre scorso quando
giudicammo “fragile” il nostro sistema economico. Dalla nostra indagine,
infatti, ordinativi, fatturato e produzione registrano un sensibile calo sia
rispetto all’ultimo semestre, sia rispetto a quello
precedente.
L’INDAGINE FEDERLAZIO
Nel II
semestre 2018 il saldo di opinioni sull’andamento degli ordinativi
per quanto concerne il mercato nazionale si attesta a +9 punti percentuali,
facendo registrare una ulteriore riduzione dopo quella
accusata tra il 2° semestre 2017 (+13,6) e il 1° del 2018 (+10,4).
Positivi, anche se con minore
intensità, i dati relativi ai mercati internazionali: in significativo arretramento quelli dal mercato UE
che passano da +14,8 a +6, mentre sono stabili quelli Extra-UE da +8,3 a
+8,5.
Il
fatturato sul mercato domestico cresce da +2,4 a
+12,6. Rimangono positivi, ma
in riduzione, i saldi di opinione relativi al mercato UE (che passa da +10,3 a
+9,8) ed Extra UE (da +22,6 a +6,8).
Coerentemente a quanto emerge dai recenti dati Istat
riferiti al contesto nazionale, il saldo di opinioni delle aziende della regione
sull’andamento della produzione fa registrare un notevole arretramento
rispetto alle indagini precedenti, attestandosi a +1,6 (nel 1° semestre 2018 era
pari a +11,9).
Dopo
quattro semestri consecutivi di crescita costante, cala di quasi tre punti il
dato sugli investimenti: 37% le imprese che dichiarano di averne effettuati
nell’ultimo semestre.
Ancora
positivo il saldo di opinioni relativo agli andamenti
occupazionali che fa registrare un incremento rispetto allo scorso
semestre (da 11,4 a 15,1). Interessante anche la verifica delle tipologie di
contratto attivate dalle imprese in cui l’occupazione è cresciuta: è tornata ad
aumentare la percentuale delle aziende che hanno attivato contratti a tempo
indeterminato che è passata da 31,4% a 42,9%. D’altro canto diminuisce
quella relativa all’attivazione di contratti a tempo determinato (da
62,9% a 44,9%), resi meno convenienti dalle misure legislative che il Governo ha
varato tra luglio e agosto del 2018.
Riguardo il
tema dello sviluppo delle risorse umane e degli investimenti in
formazione, il 24% delle imprese ha dichiarato di aver usufruito
delle opportunità di finanziamento rappresentate dai fondi interprofessionali e
degli altri fondi pubblici. Un valore basso, ma comunque in aumento rispetto al
precedente semestre (15%).
Le
previsioni espresse sul primo semestre 2019 hanno valore positivo su
tutti i mercati, ma tendenzialmente in contrazione rispetto all’indagine
condotta lo scorso semestre.
Per quanto
riguarda il mercato interno gli imprenditori si attendono ancora buoni livelli
di crescita sia di ordinativi che di fatturato con saldi positivi
(rispettivamente di +14 e +14,1), ma in calo rispetto alle aspettative espresse
nella precedente indagine. Sono in miglioramento le valutazioni relative al
mercato dell’Unione Europea che fanno registrare un saldo cha passa da
+1,7 a +15,9 per gli ordini e da 5,2 a 12,3 per il fatturato. Infine, dall’area
Extra UE il saldo atteso per gli ordinativi diminuisce da + 8,7 a + 6,7 e
quello relativo al fatturato passa da +6,3 a +4,7.
Per le
previsioni sull’occupazione nel primo semestre 2019, il saldo atteso
cresce di due punti punto passando da +4,8 a +6,8.
Per quanto
riguarda la formazione, nel prossimo semestre l’orientamento sembra
improntato a un maggiore utilizzo dei fondi per la formazione professionale.
Infatti, sale al 43% (era 36% lo scorso semestre) la percentuale di aziende che
intenderebbe sviluppare iniziative di formazione delle risorse umane interne
attraverso le opportunità di finanziamento disponibili.
Torna a
crescere, dal 33,1% al 38,1%, la percentuale delle imprese che ha manifestato
l’intenzione di effettuare investimenti nel 1° semestre 2019. Tale valore
rimane comunque al di sotto rispetto a quanto registrato nel 2017 e nel 1°
semestre 2018.
Alle
aziende è stato poi chiesto di esprimere una valutazione complessiva
sull’attuale situazione economica. Risulta in crescita la percentuale di
imprenditori che hanno una posizione più pessimistica (da 66,1% a 76,3%), mentre
diminuisce quella degli “ottimisti” (da 34,1% a 23,7%).
Dal 2017 la
nostra indagine effettua anche un focus specifico sulla
internazionalizzazione delle Pmi del Lazio. Da quanto emerge, il 62%
dichiara di non operare sui mercati internazionali (era il 65% lo scorso
semestre). Alla domanda sul “Perché l’azienda non opera sui mercati
internazionali”, il 48,9% dichiara che la struttura aziendale non è
attrezzata per affrontare i mercati esteri, mentre il 45,7% “Perché il
mercato nazionale assorbe completamente la
produzione”.
Passando a
valutare le previsioni espresse dalle aziende in merito a ordini,
fatturato e occupazione, i giudizi delle imprese internazionalizzate
fanno emergere preoccupazioni che nella scorsa rilevazione non si erano
evidenziate:
• per le previsioni di
ordinativi e fatturato i saldi di opinione si attestano su un
livello di equilibrio (nella scorsa rilevazione invece i saldi erano improntati
all’ottimismo);
• in relazione alle previsioni
sull’andamento dell’occupazione, emerge ancora un saldo positivo, ma
fortemente in calo rispetto al dato precedente, dal +12% al
+2,6%.
Infine, i
giudizi sulla situazione economica generale. Il 22.5% delle imprese
fortemente internazionalizzate esprime giudizi moderatamente ottimistici
(nella scorsa rilevazione tale quota superava il 50%) allineandosi a quanto
espresso dalle altre aziende con livelli di internazionalizzazione nulli o
modesti. Il 15% giudica la situazione in peggioramento.
“I dati
rilevati sei mesi fa nella nostra precedente indagine, mostravano già segni di
un rallentamento generalizzato nel Lazio. Oggi registriamo un calo significativo
su tutti i principali rilevamenti: ordinativi, fatturato e produzione registrano
nel loro insieme un sensibile arretramento. Anche le previsioni, purtroppo,
confermano questo generale trend a conferma di una certa sfiducia sul futuro da
parte degli imprenditori. Fortunatamente l’occupazione riesce parzialmente
ancora a tenere, registrando un aumento dei contratti a tempo indeterminato a
scapito di quelli a tempo determinato, resi meno convenienti dalle misure
governative varate nel 2018. La minore fiducia sul futuro è testimoniata anche
dalla voce investimenti, in calo dopo quattro semestri consecutivi di crescita.
Ma il dato che preoccupa maggiormente e impone una seria riflessione, è quello
relativo alla internazionalizzazione: anche le imprese notoriamente più presenti
sui mercati esteri, rivelano oggi una minore fiducia sul futuro prossimo di
quanto non avessero espresso nell’indagine scorsa. Dunque sulle Pmi del Lazio
regna una cappa di incertezza che spazia dall’economia mondiale ed europea al
quadro politico internazionale e nazionale. L’incertezza, come è noto, non è la
condizione migliore per consentire al tessuto produttivo di esprimere tutto il
potenziale di cui è capace e la sensazione è che questo sia un Paese
attraversato ormai da fratture interne molto profonde. Le imprese hanno bisogno
invece di poter tornare a contare su un clima di fiducia reciproca tra tutte le
componenti della società civile, tra queste e le istituzioni e tra le
istituzioni stesse ai vari livelli. Viceversa, dobbiamo cominciare tutti insieme
a bandire dalla nostra società questa sfiducia che aleggia sempre più
preponderante, per sostituirla con un sentimento più ‘produttivo’ e più
funzionale alla costruzione di un nuovo ciclo di
sviluppo”.
Questa la dichiarazione del Presidente Federlazio, Silvio Rossignoli.
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