"La banda", il libro premonitore di Claudia Giorgi
Da una parte ci sono forze dell’ordine che di fronte a una segnalazione troppo vaga non sanno oggettivamente da che parte andare e quindi non vanno, dall’altra parte c’è chi ha assistito nitidamente al preludio di un orrore, che proprio perché preludio di
Lui la afferra per un braccio e con l’altro la spinge dentro lo sportello aperto. Sento distintamente l’urlo soffocato di lei, e mi metto a correre. … intanto l’auto schizza via e io resto con il fiatone a guardare una targa che non riesco a identificare. …. Chiamo il 113, descrivo la scena. …. ….«Che vuole che facciamo? Ci mettiamo a cercare una macchina per la città? O magari fuori città?»
Ma queste righe sono l’incipit del romanzo “La banda” di Claudia Giorgi, la scrittrice di Latina che a marzo di quest’anno ha pubblicato una storia premonitrice del futuro. O che forse si è limitata a riportare storie sentite troppe volte in passato.
Da una parte ci sono forze dell’ordine che di fronte a una segnalazione troppo vaga non sanno oggettivamente da che parte andare e quindi non vanno, dall’altra parte c’è chi ha assistito nitidamente al preludio di un orrore, che proprio perché preludio di un orrore è svanito in un attimo.
“La banda” sono donne che uccidono gli uomini che stanno per ucciderle. È il grido di aiuto prima dell’ultima spiaggia. E non è misandrìa perché nella narrazione ci sono figure maschili positive. La capobanda ha un fidanzato che ovviamente non si accorge di nulla, praticamente dorme con Eva Kant e non lo sa. C’è
A introdurre la narrazione un messaggio amaro: che senso ha chiedere aiuto? Perché non ci aiuta nessuno, a noi donne. Abbiamo solo una possibilità. Fuggire dove non ci possono trovare, oppure eliminarli.
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