La Regione Lazio approva la proposta di legge per contrastare il fenomeno del caporalato in agricoltura.
Contrastare il caporalato in agricoltura agendo “a monte” del sistema di sfruttamento. Questo l’obiettivo della Proposta di legge regionale sul “contrasto e emersione del lavoro non regolare in agrico...
Contrastare il caporalato in agricoltura agendo “a monte” del sistema di sfruttamento. Questo l’obiettivo della Proposta di legge regionale sul “contrasto e emersione del lavoro non regolare in agricoltura” votata dalla Giunta Zingaretti. Quattro gli ambiti principali di intervento: trasporti gratuiti da e per i campi, per evitare la prima occasione di contatto ed ingaggio tra caporali e manodopera; istituire presso i centri per l’impiego regionali elenchi di braccianti ai quali le aziende agricole possono far riferimento; individuare i criteri che definiscono il fabbisogno di manodopera di ogni impresa; avvalersi di mediatori culturali multilingua per affiancare i braccianti stranieri nelle procedure burocratiche e nei rapporti con i servizi e le istituzioni. “Mettiamo in campo delle regole – ha commentato in Governatore Zingaretti - per prevenire l’illegalità di questo fenomeno che sempre più spesso produce schiavismo”.
Gli ambiti principali
di intervento nel dettaglio:
Elenchi
di prenotazione: istituire presso i centri per l’impiego regionali elenchi di
braccianti ai quali le aziende agricole possono far riferimento. In questo modo
l’incontro tra domanda e offerta di lavoro diventa trasparente e sarà definita
anche tramite un sistema informatico dedicato;
Indici
di congruità: individuare criteri oggettivi che definiscono il fabbisogno di
manodopera di ogni impresa in base a dimensione e tipo di produzione. Gli
indici dovranno essere elaborati di concerto con le organizzazioni sindacali e
datoriali più rappresentative del comparto e grazie alla collaborazione con
università e organi ispettivi competenti. Si tratta di uno strumento innovativo
per il contrasto del lavoro nero che garantisce la corretta concorrenza nel
mercato agricolo;
Mediatori
culturali multilingua, per affiancare i braccianti stranieri nelle procedure
burocratiche e nei rapporti con i servizi e le istituzioni.
“Vogliamo
sconfiggere il caporalato - spiega il
presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - e per farlo mettiamo in
campo delle regole per prevenire l’illegalità di questo fenomeno che sempre più
spesso produce schiavismo. Dobbiamo rendere questo lavoro più trasparente,
creando le premesse per una facile individuazione delle irregolarità, per
aiutare un corretto incontro tra domanda e offerta e per sostenere le aziende
sane. Altrimenti si determina un damping sociale perché quando si abbassano la
dignità e la qualità del lavoro sono sempre le fasce sociali più deboli a
pagarne il prezzo. Invece, colpire chi produce crimini è un elemento che farà
bene all'economia di tutto il Lazio”.
“I
lavoratori in nero individuati nel Lazio sono un quarto del totale che si
registra a livello nazionale – ricorda
l’assessore al Lavoro e Nuovi diritti, Claudio Di Berardino - questo significa che nel nostro territorio
sono oltre 10 mila le persone sfruttate, che lavorano senza regole e senza
diritti. E’ una battaglia di civiltà quella che stiamo compiendo, iniziata mesi
fa e che ha portato, l’8 gennaio di quest’ano, alla firma di un Protocollo
d’intesa con sindacati e parti datoriali. Tra gli obiettivi di quell’intesa vi
era proprio l’emanazione di una legge regionale, alla quale contiamo di
arrivare col contributo di tutti gli attori del settore”.
“Una
proposta di legge importante – dichiara
l’Assessore all’Agricoltura, Enrica Onorati – per contrastare il caporalato
con risorse economiche e regole certe, che garantiscono la qualità del lavoro,
dei prodotti e delle imprese, permettendo inoltre di analizzare il fenomeno del
lavoro in agricoltura, del costo del lavoro e del mercato dei prezzi dei
prodotti agricoli, attraverso un Osservatorio regionale dedicato. Auspico che
così come previsto nella proposta, possa trovare uno spazio il tema
fondamentale della formazione in agricoltura, che eleva il lavoro, riconoscendo
le maestranze e mettendole a beneficio del settore e della qualità dei percorsi
lavorativi. Garantire un lavoro regolare e di qualità deve anche significare
produrre prodotti agricoli sicuri, di qualità e con il giusto prezzo”.
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