L'appello di Argine: "Famiglia con disabile soffocata da soggetti in odore di mafia"
Il Comitato "Argine" ha inoltrato un’istanza urgente di verifica ispettiva e monitoraggio istituzionale ai vertici della Magistratura, al Ministero della Giustizia e alla Commissione Parlamentare Antimafia
Il Comitato "Argine" ha inoltrato un’istanza urgente di verifica ispettiva e monitoraggio istituzionale ai vertici della Magistratura, al Ministero della Giustizia e alla Commissione Parlamentare Antimafia in merito alla gestione di più fascicoli presso gli uffici giudiziari di Palermo. L'iniziativa non muove accuse precostituite, ma risponde alla necessità oggettiva di verificare se in questa complessa vicenda tutto abbia funzionato perfettamente, o se siano stati commessi degli errori di valutazione e se sia stato seguito il corretto iter procedurale. "L'obiettivo primario - spiega Argine - resta l'esclusivo intento di tutelare i diritti inviolabili dei cittadini, a partire dal fondamentale diritto alla vita e alla sicurezza individuale, specialmente laddove si denunciano presunte anomalie formali e sostanziali che sarebbero emerse da una sequenza di più archiviazioni. L'istanza muove dall'urgenza che venga fatta immediatamente piena luce su ogni aspetto di questa vicenda. Anziché partire con indagini approfondite per accertare a chi appartengano realmente i centri scommesse coinvolti, sembrerebbe di fatto che si sia assistito alla paradossale condanna di una vittima, lasciata sola di fronte alle istituzioni.
Questo intervento si inserisce in un quadro ben più ampio: il Comitato "Argine" sta infatti ricevendo moltissime richieste d'aiuto e segnalazioni da parte di cittadini che si sentono abbandonati di fronte a dinamiche di illegalità sul territorio. Secondo quanto riferito dettagliatamente dai soggetti coinvolti, per questa specifica vicenda furono interpellati a suo tempo diversi esponenti politici, sia a livello locale che nazionale, al fine di sollecitare atti di sindacato ispettivo, come interrogazioni regionali o parlamentari. Sembrerebbe tuttavia, stando a quanto denunciato dalla vittima, che nessun atto sia stato mai depositato e che, dopo i contatti iniziali, nessuno si sia più fatto sentire, lasciando cadere la vicenda nel silenzio. Di fronte a questo scenario, il Comitato rivolge una domanda aperta ai rappresentanti parlamentari e ai consiglieri regionali che erano stati messi a conoscenza dei fatti: quale sia la loro reale concezione del "lavoro politico" e se sia tollerabile continuare a chiudere gli occhi di fronte alle richieste disperate dei cittadini.
Al centro della segnalazione vi è una vicenda di estrema gravità che coinvolge un cittadino affetto da disabilità totale al 100%, il quale, secondo quanto denunciato, sarebbe rimasto vittima di una richiesta estorsiva alla quale, più volte, non si sarebbe piegato e a cui è seguita una brutale aggressione fisica nel territorio palermitano. I referti medici ospedalieri dell'epoca documentano un quadro clinico severo, caratterizzato da trauma facciale, cervicale e cranico con microfrattura alla teca cranica. Lesioni queste che causarono una prognosi di oltre 60 giorni consecutivi e, dunque, assolutamente incompatibili con una normale diatriba verbale.
Il caso si inserisce in un contesto tipico del controllo criminale del territorio, legato a presunte imposizioni di linee di credito nel settore delle scommesse sportive, un comparto storicamente al centro degli interessi economici delle consorterie mafiose della zona per il riciclaggio e l'assoggettamento dei residenti. Proprio su questo punto l'istanza del Comitato "Argine" fa leva per sollecitare una verifica approfondita: l'aver derubricato a "lesioni lievi" e "lite privata" un fatto che presenta invece tutti i connotati tipici del controllo criminale del territorio in danno di un soggetto altamente vulnerabile.
Nell’atto formale inviato a Roma vengono posti in evidenza i nodi cruciali dell'intera vicenda giudiziaria, per i quali si richiede un accertamento immediato:
In primo luogo, si evidenzia la sussistenza della procedibilità d'ufficio: trattandosi di ipotesi di reato aggravate dal presunto metodo o dall'agevolazione mafiosa — data la presunta caratura e i presunti legami familiari dei soggetti coinvolti con i mandamenti locali della criminalità organizzata — e perpetrate in danno di una persona con disabilità totale, l'action penale non sarebbe soggetta ad alcun termine di decadenza temporale.
In secondo luogo, si segnala la presenza agli atti di un supporto informatico contenente le registrazioni audio di due specifiche telefonate. Dalle trascrizioni di questi colloqui emergerebbe presumibilmente uno scenario ben più grave di una semplice estorsione, ipotizzabile come un vero e proprio tentato omicidio. I contenuti audio evidenzierebbero, presumibilmente, non solo la richiesta estorsiva e le minacce di morte subite dalla vittima, ma anche la sussistenza delle aggravanti della crudeltà verso le persone fragili e le altre aggravanti regolate dal dispositivo dell'art. 61 c.p. e dall'art. 36 della Legge 104/92. Una prova materiale e documentale determinante che tuttavia non risulterebbe mai essere stata analizzata o menzionata nei decreti dei magistrati palermitani.
Infine, appare insanabile la contraddizione logica legata a una testimonianza considerata fondante per l'archiviazione, nella quale l'evento veniva minimizzato a semplici "spintoni reciproci", scenario che parrebbe palesemente smentito sia dalle succitate registrazioni audio prodotte sia dalla totale e certificata impossibilità motoria della vittima di ingaggiare una colluttazione.
Considerando il clima di forte pressione e il verificarsi di successivi atti intimidatori — tra cui gli innumerevoli danneggiamenti mirati sotto l'abitazione del nucleo familiare e alle auto in uso alla vittima e ai suoi parenti, arrivando addirittura al rinvenimento di due croci sul cofano di una di queste — il Comitato "Argine" evidenzia con profonda preoccupazione che una misura di scorta o di protezione non è mai stata attivata. Questa totale assenza di presidi di sicurezza lascia l'intero nucleo familiare in una condizione di grave isolamento ed estrema vulnerabilità, esposto a una costante e tangibile situazione di paura per la propria incolumità.
Per tali ragioni, è stato chiesto un intervento ordinato a tutti i livelli istituzionali. Al Ministro della Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura è stato richiesto l'invio straordinario degli ispettori ministeriali a Palermo per verificare la regolarità delle indagini, l'operato degli uffici coinvolti e accertare se i provvedimenti di archiviazione siano frutto di sviste o del rigoroso rispetto delle procedure. Alla Commissione Parlamentare Antimafia viene sollecitata l'acquisizione degli atti per accertare la persistenza del controllo criminale sul territorio.
Contestualmente, è stata nuovamente investita della questione la Prefettura di Palermo per l’attivazione immediata e non più rimandabile di tutele e misure di protezione d’urgenza a salvaguardia di una famiglia che vive nel terrore sotto la propria abitazione, mentre una formale segnalazione è stata rimessa alla Commissione di Venezia e alla Rappresentanza della Commissione Europea per un monitoraggio indipendente sul rispetto dei principi del giusto processo e della reale protezione delle vittime vulnerabili esposte a contesti di criminalità".
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