Latina - Dirty Glass, la Corte d'Appello conferma confisca di beni per Luciano Iannotta
Prosegue l’impegno della Polizia di Stato nel contrasto ai patrimoni illecitamente accumulati da soggetti ritenuti socialmente pericolosi
Scatta la confisca del patrimonio riconducibile a Luciano Iannotta. E’ la notizia che arriva dalla Questura di Latina.
A confermare il provvedimento la Corte d’Appello di Roma.
Prosegue l’impegno della Polizia di Stato nel contrasto ai patrimoni illecitamente accumulati da soggetti ritenuti socialmente pericolosi, attraverso l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali previste dalla normativa antimafia.
“Il provvedimento - spiegano gli investigatori - conferma integralmente i sigilli sull’intero patrimonio confiscato e la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di tre anni con obbligo di soggiorno, rigettando il ricorso presentato dalla difesa e quelli avanzati dai terzi interessati costituitisi successivamente alla confisca”.
Il primo sequestro nel 2022
La misura ablativa, che segue il sequestro eseguito nel febbraio 2022, riguarda beni, assetti societari e rapporti finanziari per un valore stimato di circa 50 milioni di euro, ritenuti riconducibili direttamente o indirettamente, anche tramite prestanome, al'uomo.
La confisca nel 2023 e il patrimonio
Nel settembre 2023 i poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura di Latina avevano dato esecuzione al decreto di confisca emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta formulata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi e dal Questore di Latina. Il provvedimento aveva interessato 39 società, 119 fabbricati, 58 terreni, 57 veicoli e 72 rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro.
Tra gli elementi valorizzati nel giudizio d’appello figurano anche gli esiti della perizia tecnica disposta nel corso del procedimento, dalla quale sarebbero emersi “profili di criticità” relativi ad alcune operazioni finanziarie ritenute “opache”, concentrate tra il 2013 e il 2015, concernenti cessioni di crediti per oltre 13 milioni di euro verso società estere riconducibili allo stesso soggetto.
Le condotte dell’imprenditore pontino
La Corte ha inoltre valutato la condotta dell’imprenditore che, poco prima dell’applicazione della misura di prevenzione, si era trasferito a Londra sottraendosi di fatto all’esecuzione della misura fino al dicembre 2024, quando fece rientro in Italia presentandosi spontaneamente presso il Commissariato di PS Prati di Roma.
L’indagine patrimoniale trae origine dall’operazione “Dirty Glass”, condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che nel settembre 2020 portò all’arresto del soggetto nell’ambito di un procedimento penale tuttora in corso presso il Tribunale di Latina.
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