Libere e Uguali, 8 marzo 2025. Ad Aprilia un incontro per riflettere
Libere e Uguali -8 marzo 2025. Ad Aprilia un incontro per riflettere. Dopo la caduta del regime fascista, l’otto Marzo del 1946 fu, nell’Italia tornata libera e piena di speranze nel futuro, una Fes...
Libere e Uguali -8 marzo 2025. Ad Aprilia un incontro per riflettere.
Dopo la caduta del regime fascista, l’otto Marzo del 1946 fu, nell’Italia tornata libera e piena di speranze nel futuro, una Festa grande, paragonabile solo al 25 Aprile dell’anno precedente. L’Italia era libera dal Fascismo, le donne sentivano di appartenere di diritto ad un nuovo ordine sociale, che bisognava costruire certo, ma con fondamenta molto diverseda quelle del ventennio che con la lotta di Liberazione avevano contribuito a sconfiggere.
Fu la combattente partigiana Teresa Mattei insieme a Teresa Noce e Rita Montagnana a volere la mimosa come simbolo della rinnovata e presumibilmente lunga battaglia delle donne contro il maschilismo fascista e il retaggio secolare del Patriarcato. La mimosa, si disse, è un fiore povero,ha struttura fragile ma mantiene ogni anno le sue promesse, sboccia puntuale ai primi di Marzoe cresce anche su terreni difficili.La subordinazione della dimensione della donnaa “madre e regina del focolare” era una storia finita. La “brava moglie” che decide di imbracciare le armi per affermare un’identitàche va oltre il patriarcato è irreversibile, è un riscatto da una esistenza di miseria e violenza, è la volontà di intraprendere una strada verso la parità di genere e l’indipendenzanel mondo del lavoro.
Poco più di due mesi dopo, il Referendum del 2 Giugno e il voto delle donne, data “memorabile” della Storia del nostro paese, segna indelebilmente l’affermazione del protagonismo femminile nella società e nella politica. L’elezione di 21 donne nell’Assemblea Costituente fu il riconoscimento definitivo del loro fondamentale ruolo nella Repubblica antifascista. Il loro prezioso contributo nella scrittura della Costituzione fu esemplare (si vedano gli artt. 3,29,37,51) e, pur appartenendo a partiti diversi, queste donne, le Madri Costituenti, seppero allearsi nella rivendicazione e nell’affermazione di diritti.
“Formidabili quegli anni”! Cambiare il mondo è possibile, scriveva Mario Capanna e cantava Roberto Vecchioni in una delle sue canzoni più suggestive. Sognatrici e sognatori in quegli anni 60 e 70. Furono conquiste epocali la legge sul divorzio del 1970, (confermata poi dal Referendum del ’74), la legge di “Riforma del diritto di famiglia” (art.2 Costituzione) e, dopo lunghe e dure battaglie sociali e politiche,infine, nel 1978 la legge n. 194 sull’aborto. Grandi vittorie di civiltà.
*Alla fine dell’articolo una bellissima riflessione su questi anni della indimenticabile Michela Murgia.
Recentemente sono state anche promulgate leggicontro il femminicidio, lo stalking e la violenza domestica. Ma poi…
Ma poi facciamo i conti con la realtà.Ci sono le leggi, c’è la Costituzione, ma poi…
Le donne sono ancoravittime del gap salariale: a parità di lavoro, le lavoratrici donne guadagnano meno rispetto agli uomini, l’accesso al mondo del lavoro è prevalentemente orientato su posizioni meno prestigiose,le posizioni dirigenziali sono rarissime. Insomma, si sorvola con estrema e colpevole leggerezza su articoli fondamentali della nostra Costituzione: gli artt.3, 37 che seccamente affermano rispettivamente che i cittadini hanno pari dignità sociale e che l’uomo e la donna hanno gli stessi diritti e,a parità di lavoro, le stesse retribuzioni.
Quando spunta la mimosa ci accorgiamo che la festa della donna è arrivata, puntuale ogni 8 Marzo, ma ci accorgiamo anche, riflettendo, che la parità di genere, voluta attraverso le lotte e le leggi scritte è, (come dire!) una conquista vuota di contenuti. L’Italia occupa in Europa un posto vergognoso nella graduatoria per Nazioni sulla disparità di genere.Se non sostenuta da un cambiamento profondo della mentalità di un popolo che è compito della scuola fornire, aggiungo subito, la parità di genere, pur valore fondante della Costituzione, non troverà terreno adatto per fiorire.Basterà un Governo più rivoltoalle dinamiche del potere, a rendere fumosi i diritti conquistati attraverso lotte e sacrifici decennali. E i segnali purtroppo ci sono tutti.
Se poi diamo uno sguardo fuori dall’Italia e dall’Europa, dobbiamo costatare con dolore (e sappiamo quanto in questi anni) che ci sono realtà nel mondo, come l’Afghanistan e l’Iran per esempio, dove persistonosistemi di repressione che discriminanofino alla galera e alla morte le donne e le ragazze in tutti gli aspetti della loro vita."I diritti delle donne vengono abusati, minacciati e violati in tutto il mondo…donne e ragazze sono state cancellate dalla vita pubblica",son le parole di Antonio Guterres segretario generale delle Nazioni Unite.
E allora.Bisogna ricordare ancora una volta che questo giorno non è proprio la Festa della donna come è comunemente definita?Questa data, più precisamente,è la Giornata internazionale dei diritti delle donne, che è cosa ben diversa. Diritti che in parte sono stati conquistati e bisognerà difenderli perché i diritti non camminano da soli, e in parte sono ancora lontani. Lotto ogni giorno!
*“Perché una parola semplice come il no entrasse a far parte del vocabolario delle donne italiane e bisognò aspettare gli anni Settanta, quando le donne in piazza, gridando a gran voce lo slogan «io sono mia», affermarono come assoluta ed esclusiva la libertà di disporre di séstesse e del proprio corpo. Era e resta ancora difficile abbattere il condizionamento di decine d'anni di educazione al consenso. Mentre l'uomo per generazioni è stato incoraggiato sin da bambino a essere volitivo e perentorio – e probabilmente più manifestava la propensione al rifiuto, più di lui si diceva che avesse «carattere» – alle bambine si insegnava invece la virtù dell'obbedienza, a essere compiacenti, inculcando in loro l'idea che il no fosse scortesia e il rifiuto superbia e presunzione di sé. In questo modo le donne sono cresciute con l'idea di essere una specie consenziente, ma ha finito per radicarsi anche negli uomini l'errata convinzione che le donne quando dicono no in realtà vogliano dire forse, e quando dicono forse è perché in fondo desiderano dire sì. Su questo sfondo culturale, i rifiuti delle donne non sono quasi mai considerati una cosa seria.” — Michela Murgia
Èsu tutto questo che rifletteremo, con le nostre ospiti: Anna Del Vecchio,Segretaria confederale CGIL Frosinone- Latinae la giovane Dott.ssa in Scienze politiche Flavia Trolese.
Sabato 8 Marzo nell’Auditorium Aprilia Nord (Parco Friuli).
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