“Mai più schiavi nei campi”: il grido di CGIL e Libera dopo la condanna per l’omicidio di Satnam Singh.
Parlano i sindacati e l’associazione antimafia: “Non è stata una fatalità, ora stop al sistema dello sfruttamento”.
“Giustizia e dignità, la nostra battaglia contro lo sfruttamento del lavoro non si ferma qui”. È questo il forte messaggio della Flai, CGIL e Libera dopo la condanna a 16 anni per l’omicidio del bracciante Satnam Singh. Davanti al Tribunale di Latina, ieri, una folla commossa di attivisti e sindacalisti si è stretta attorno a Soni, la moglie della vittima. Alla manifestazione hanno partecipato anche la Rete degli Studenti, l’Anpi provinciale, gli attivisti di Articolo 21. Per Giuseppe Massafra, segretario della CGIL Frosinone Latina, la sentenza dimostra che la morte di Satnam non è stata affatto una fatalità. Al presidio hanno partecipato anche i leader nazionali Maurizio Landini (Segretario Generale della Cgil) e Giovanni Mininni (Segretario Generale della Flai Cgil), per gridare uniti “mai più padroni e mai più caporalato” Ora il sindacato chiede alle istituzioni più controlli nei campi, in attesa del secondo processo incentrato proprio sul sistema dello sfruttamento.
La Cgil Frosinone Latina, parte civile nel procedimento - insieme a Cgil di Roma e Lazio, Flai Cgil di Roma e Lazio e Flai Cgil di Frosinone Latina - ha partecipato al presidio organizzato in piazza Bruno Buozzi in occasione dell'udienza.
Le dichiarazioni di Giuseppe Massafra, segretario generale della Cgil Frosinone Latina: “Siamo qui, ancora una volta, davanti al Tribunale di Latina. Lo siamo perché la giustizia non può essere solo una parola, ma deve tradursi in verità, responsabilità e cambiamento. L'omicidio sul lavoro di Satnam Singh ha scosso le coscienze del nostro Paese. Ma per noi non è mai stato un fatto di cronaca da dimenticare. È il volto più drammatico di un sistema di sfruttamento che continua a negare dignità, diritti e perfino la vita a troppe lavoratrici e a troppi lavoratori”.
“In questi due anni la Cgil di questo territorio non ha mai fatto mancare la propria presenza - ha proseguito Massafra - Siamo stati qui, udienza dopo udienza, per accompagnare la ricerca della verità e della giustizia. Per dire che Satnam non era solo, che la sua famiglia non era sola, e che la comunità democratica di questo territorio non avrebbe distolto lo sguardo. Ma il nostro impegno non si è fermato davanti alle porte del Tribunale. È continuato nei campi, nei luoghi di lavoro, nelle vertenze, nelle iniziative pubbliche, nella tutela delle persone più fragili. Abbiamo continuato a contrastare il caporalato, a denunciare ogni forma di sfruttamento, a chiedere controlli più efficaci, legalità, diritti, contratti regolari e condizioni di lavoro sicure e dignitose”.
“Sappiamo che la giustizia non si realizza soltanto con una sentenza- ha concluso il segretario generale. -Si costruisce ogni giorno, impedendo che tragedie come quella di Satnam possano ripetersi. Si costruisce affermando che il lavoro non può essere ricatto, violenza o morte, ma deve essere libertà, dignità e sicurezza. Il nostro impegno non finirà qui. Continueremo a essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, italiani e migranti, perché nessuno debba più scegliere tra il lavoro e la vita. Lo dobbiamo a Satnam Singh. Lo dobbiamo a tutte le vittime del lavoro. Lo dobbiamo alla dignità del nostro Paese".
“La Cgil Frosinone Latina esprime soddisfazione - scrivono nella nota - per una condanna che rappresenta un passaggio di giustizia importante e atteso, restituendo verità alla memoria di Satnam e al dolore della sua famiglia, e accerta ciò che l’organizzazione sostiene da due anni: la morte del bracciante non è stata una fatalità, ma la conseguenza di scelte che gli hanno impedito di salvarsi dopo il gravissimo incidente sul lavoro. Resta ora atteso l'esito del secondo processo, che vede il datore di lavoro imputato per il reato di sfruttamento: una vicenda maturata all'interno di un sistema fondato su caporalato, lavoro irregolare, ricatto e negazione dei diritti e della dignità delle persone. Per questo la Cgil Frosinone Latina ribadisce l'impegno a proseguire la mobilitazione e a chiamare le istituzioni alla responsabilità di rafforzare controlli, ispezioni e strumenti di contrasto al caporalato e al lavoro nero”.
Le parole di Gianpiero Cioffredi, ufficio di presidenza di LIBERA e Anna Lisa Di Prospero referente del presidio Libera Lia Pipitone”di Latina, dopo la sentenza di primo grado:
“Una condanna che afferma il valore della dignità del lavoro, ma la giustizia non si esaurisce in un'aula di tribunale. La condanna per la morte di Satnam Singh restituisce forza al principio secondo cui la vita di chi lavora non può essere trattato come merce usa e getta sacrificabile al profitto e chi schiavizza le persone calpestando la dignità di un altro essere umano non può rimanere impunito. La nostra fame di giustizia - commenta Libera - non si esaurisce in un’aula di Tribunale: l’indignazione per la morte di Satnam deve trasformarsi in impegno concreto da parte delle Istituzioni nella lotta al caporalato e allo sfruttamento nella filiera agroalimentare in direzione della valorizzazione delle aziende sane e nell’affermazione dei diritti per le lavoratrici e i lavoratori. Deve essere l’inizio di un radicale cambio di passo. Non più tavoli, non più promesse, non più passerelle.
Servono leggi applicate, controlli continui, ispettorati che non siano gusci vuoti, aziende che rispondano penalmente quando lucrano sullo sfruttamento. Serve abolire la legge Bossi Fini che favorisce esclusione e marginalità di migliaia di persone dalla garanzia di diritti e dignità. Pretendiamo che la politica smetta di girarsi dall’altra parte. Pretendiamo che lo Stato sia presente dove oggi è assente: nei campi, nei ghetti, nelle baraccopoli, nei luoghi dove la dignità umana viene calpestata ogni giorno. Non possiamo più assistere a quel naufragio di umanità che ferisce la stessa idea di democrazia. Solo così la memoria di Satman potrà trasformarsi in seme di impegno e corresponsabilità per la giustizia sociale”.
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