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Omicidio di Massimiliano Moro a Latina. Altri 3 arresti grazie alle dichiarazioni di un pentito: sono noti esponenti del clan Ciarelli-Di Silvio.

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la Questura di Latina

Il clan Ciarelli-Di Silvio dietro all’omicidio Moro a Latina. Sono scattati altri 3 arresti – a distanza di 11 anni dai fatti – grazie alle dichiarazioni di un pentito. In manette sono finiti tre noti esponenti del clan: si tratta del 41enne Antongiorgio Ciarelli, del 32enne Ferdinando “Pupetto” Di Silvio e di Simone Grenga di 35 anni. Questa mattina gli agenti della Squadra Mobile di Latina, assieme al Servizio Centrale Operativo della Polizia, hanno dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare in carcere – emesse dal G.I.P. di Roma su richiesta della Procura capitolina – per la morte di Massimiliano Moro. L’omicidio venne commesso a Latina nel 2010, nel pieno di una “guerra criminale” per il controllo del territorio a Latina e in risposta all’agguato che era stato subìto poche ore prima da Carmine Ciarelli.

Le indagini sulla morte di Moro portarono già, lo scorso mese di febbraio, all’arresto di quattro rampolli della malavita locale, accusati di aver fatto parte del commando che la sera del 25 Gennaio di 11 anni fa fece irruzione all’interno dell’abitazione della vittima, uccisa a bruciapelo con due colpi di pistola. “Gli arresti di questa mattina – rivelano dalla Questura – scaturiscono da nuovi approfondimenti investigativi, coordinati dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, e agevolati dal contributo offerto dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia”. Si tratta di Andrea Pradissitto, genero di Ferdinando Ciarelli.

“Il dichiarante – si legge – ha fornito, evidentemente con conoscenza diretta dei fatti, importanti elementi di prova sulle consorterie Rom e su alcuni fatti criminali avvenuti nella cosiddetta “Guerra Criminale”, fra i quali assume primaria importanza l’omicidio di Massimiliano Moro.

Secondo la nuova ricostruzione dei fatti quella sera, a poche ore dall’agguato subìto da Carmine Ciarelli, – si legge nella nota – parteciparono all’esecuzione dell’omicidio rappresentanti di entrambe le famiglie, Ciarelli e Di Silvio, a conferma dell’avvio di un nuovo e più forte sodalizio che mirava a riaffermare con violenza e minaccia il controllo del territorio a Latina, rispetto al tentativo di gruppi rivali, non di etnia rom, di ribaltare il proprio potere”.

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