Reclutava connazionali per sfruttarli nei campi, arrestato e condotto in carcere a Velletri un cittadino bengalese.

Reclutava connazionali per poi sfruttarli nei campi, in varie zone della provincia di Roma. I Carabinieri della Compagnia di Colleferro - con la collaborazione dei colleghi del Comando Carabinieri per...

A cura di Redazione
16 gennaio 2019 09:40
Reclutava connazionali per sfruttarli nei campi, arrestato e condotto in carcere a Velletri un cittadino bengalese. -
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Reclutava connazionali per poi sfruttarli nei campi, in varie zone della provincia di Roma. I Carabinieri della Compagnia di Colleferro - con la collaborazione dei colleghi del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma - hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino bengalese di 46 anni, in regola con il permesso di soggiorno e con precedenti. L’uomo, condotto presso il carcere di Velletri, è accusato del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

“Il
patrimonio informativo dei Carabinieri della Stazione di Valmontone, unito alle
competenze specifiche dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di
Roma, in sintonia con l’ispettorato Territoriale del Lavoro di Roma, sotto la
regia della Procura della Repubblica di Velletri, è stata posta in essere una
certosina attività d’indagine che ha permesso di scoprire come il “caporale”,
dopo aver reclutato quattro suoi connazionali, dai 24 ai 51 anni e tutti in
regola con il permesso di soggiorno e incensurati, li impiegasse su un terreno
agricolo affidato in concessione alla società di cui era amministratore di
fatto, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento approfittando dello stato di
bisogno in cui versavano.

Le
informazioni raccolte dai Carabinieri della Stazione di Valmontone hanno
permesso di effettuare un’attività ispettiva nella cittadina romana dove in un
terreno di 25000 mq destinato alla coltura di ortaggi misti e di canapa
indiana, i militari hanno sequestrato due manufatti fatiscenti, senza
pavimentazione, dove i quattro braccianti bengalesi erano costretti ad
alloggiare privi di acqua e luce e delle più basilari condizioni d’igiene e
sicurezza.

Grazie
a lunghi appostamenti, di giorno e di notte, ai pedinamenti, all’escussione di
testimoni, i Carabinieri hanno dimostrato come, per più di un anno, il
“caporale” oltre ad impiegarli in “nero” pagandoli con un corrispettivo in
denaro palesemente difforme alla retribuzione prevista dal CCNL di categoria, violasse
le norme in materia di lavoro e sui riposi settimanali, nonché quelle in
materia di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro snaturando di fatto il
mercato in generale e la concorrenza nel settore.

I
Carabinieri di Valmontone e del Nucleo Ispettorato del Lavoro nello specifico
hanno certificato come i braccianti venivano impiegati infatti per undici ore
consecutive al giorno e per sette giorni la settimana senza fruire del previsto
riposo settimanale con un corrispettivo di meno di venti euro giornaliere,
nonché non venivano sottoposti alla prevista visita medica preventiva di
idoneità al lavoro.

Le
condizioni disumane in cui versavano gli agricoltori sono state ampiamente
dimostrate dai Carabinieri i quali hanno certificato come gli stessi, nel corso
della stagione fredda, si rifugiavano presso il bar limitrofo per potersi
“nutrire” di caldo sino alla chiusura dell’esercizio e per rifornirsi di acqua
per le prime necessità sia alimentari che igieniche dato che in alternativa
erano costretti ad utilizzare quella del torrente adiacente alla “baracca”
fatiscente ove vivevano.

A
tali accertamenti sono seguiti quelli di natura specifica. Nei confronti della
società agricola che ometteva di adottare modelli di organizzazione e di
gestione idonei e che ha indebitamente percepito innegabili vantaggi economici,
i Carabinieri hanno sequestrato conti correnti per il valore di euro 73.500.

Per
il caporale si sono aperte le porte del carcere di Velletri dove resta a
disposizione dell’Autorità giudiziaria.