Tradito dal delivery: arrestato a Barcellona il latitante Francesco Silenti.
Operazione congiunta dei Carabinieri di Roma e della Policia Nacional.
Arrestato a Barcellona, in Spagna, dopo una fuga tradita dagli ordini delivery: è finito in manette il narcotrafficante italiano Francesco Silenti, di 32 anni. Lo scorso 30 ottobre la Policia Nacional ha eseguito il Mandato di Arresto Europeo a suo carico per una condanna a 2 anni legata a 300 chili di droga e armi. Il giovane è stato tradito dal tracciamento delle piattaforme digitali, nonostante l’uso di documenti falsi. Francesco Silenti è figlio di Ferdinando Silenti, ritenuto affiliato al clan Pagnozzi-Senese. In attesa delle procedure di estradizione in Italia, il 32enne resta ristretto in un carcere spagnolo.
“Nell’ambito dello scambio informativo tra i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma e ENFAST Italia del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale, - si legge nella nota - è stato arrestato dalla Policia Nacional di Barcellona, in stretta sinergia con il Gruppo I della Sezione Localizzazione Latitanti della UDYCO spagnola, il catturando italiano Francesco Silenti, classe 1992, colpito da un mandato di arresto europeo, in forza di una pena residua di due anni da espiare in relazione al possesso di circa 300 kg di sostanze stupefacenti di varia tipologia e armi, a seguito di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia.
La cattura è scaturita da un'attività di monitoraggio delle piattaforme digitali eseguita da parte dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e delle altre unità investigative interessate, che hanno potuto così individuare i canali di consegna a domicilio di cui il catturando si avvaleva nel territorio spagnolo, anche attraverso l’utilizzo di documenti d’identità falsificati. L’arrestato rimane detenuto in Spagna, in attesa delle procedure per il trasferimento in Italia.
Francesco Silenti è il figlio di Ferdinando, attualmente ristretto nel carcere di Spoleto, gravemente indiziato di essere contiguo al clan Pagnozzi, storicamente federato al clan Senese”.
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