Traffico illecito di rifiuti: eseguite due misure a Cisterna

Operazione “Tellus” su un traffico illecito di rifiuti nel Lazio:57 indagati e 25 autocarri sequestrati dai carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Roma ed i carabinieri Fore...

A cura di Redazione
15 gennaio 2019 08:55
Traffico illecito di rifiuti: eseguite due misure a Cisterna -
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Operazione “Tellus” su un traffico illecito di rifiuti nel Lazio:57 indagati e 25 autocarri sequestrati dai carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Roma ed i carabinieri Forestali di Roma Rieti e Latina, che questa mattina hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. Le 57 persone sono accusate, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e ricettazione di veicoli, truffa in danno delle assicurazioni, simulazione di reato e favoreggiamento personale. L'ordinanza ha disposto 15 arresti (6 custodie cautelari in carcere e 9 ai domiciliari) 3 obblighi di presentazione quotidiana in caserma, 12 divieti di dimora nel territorio della Provincia di Roma, oltre al sequestro preventivo di 25 autocarri utilizzati per il trasporto illecito di rifiuti ed un impianto di autodemolizione. Coinvolti, secondo quanto si apprende, due soggetti di Cisterna già noti alle forze dell'ordine.

L'operazione
“Tellus” (dal nome della divinità romana della Terra) è scaturita da una serie
di controlli - eseguiti anche nella provincia di Latina - finalizzati al
contrasto del fenomeno dei cosiddetti ‘roghi tossici’, conseguenti alla
gestione illecita di rifiuti, operata prevalentemente da nomadi in concorso con
i titolari di alcune aziende di recupero, che ne ricevevano le sole componenti
di valore come rame, bronzo e ottone. L’indagine, avviata nell’aprile del 2016,
“oggi – hanno spiegato gli inquirenti - ha consentito di porre fine ad una vera
e propria attività continuativa  per il
“traffico illecito” di circa 3 milioni di chili di rifiuti metallici, per un
indebito profitto complessivo stimato in oltre 440mila euro.

“L’indagine,
successivamente sviluppata dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria
di Roma e dai Carabinieri Forestali di Roma e Rieti e, coordinati dalla Procura
della Repubblica, ha oggi consentito di porre fine ad una vera e propria
attività continuativa  per il “traffico
illecito” di circa 3 milioni di kg di rifiuti metallici, per un indebito
profitto complessivo stimato in oltre 440.000 euro, ed un’associazione a
delinquere finalizzata alla ricettazione ed al riciclaggio di numerosi veicoli con
truffe in danno delle assicurazioni.

Le
indagini condotte dai militari con l’ausilio di attività tecniche, riscontri
sul campo e controlli mirati, hanno innanzitutto consentito di ricostruire
un’intera filiera illegale per la gestione di rifiuti metallici speciali ed
urbani, di cui una compiacente società di recupero rifiuti rappresentava
l’anello finale, ove avveniva l’ultima “ ripulitura” cartolare, realizzata con
documentazione ambientale artatamente redatta, volta a schermare l’illecito
flusso di provenienza. I conferitori dei rifiuti sono risultati essere per lo
più soggetti di etnia rom, residenti presso campi nomadi ed insediamenti
abusivi della Capitale, all’interno ed in prossimità dei quali avvenivano
sistematicamente le illecite attività di gestione delle più disparate tipologie
di rifiuti, anche ingombranti, ivi trasportati dopo  averli raccolti rovistando nei cassonetti,
oppure prelevandoli da utenze domestiche ed attività commerciali/artigianali.
All’interno delle suddette aree, in totale mancanza dei presidi ed in spregio
delle norme a salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente, avvenivano delle vere e
proprie operazioni di cernita, separazione e disassemblaggio, per l’estrazione
delle componenti di valore dei rifiuti ( ad es. estrazione delle serpentine in
rame dagli elettrodomestici fuori uso), che venivano poi rivendute alla società
di recupero al fine di conseguire un ingiusto profitto, consistito per i
trasportatori nel corrispettivo di vendita al predetto centro, e per la società
ricevente nella successiva commercializzazione ad un prezzo superiore a quello
di acquisto, lucrando sulle spese relative all’attività di recupero ed allo
smaltimento delle componenti “indesiderate”.

Un
“risparmio” per la società, in tal modo tramutato in “costo” direttamente
riversato sulla collettività,  dal
momento che le frazioni estranee venivano notoriamente e sistematicamente
smaltite mediante abbandono sul suolo, creando immense discariche abusive
periodicamente e ciclicamente date alle fiamme per creare nuovi spazi per il
deposito di altri rifiuti, il tutto con evidenti effetti negativi sulle matrici
ambientali,  anche sollevando non pochi
problemi di ordine sociale, come deducibile dai numerosi esposti presentati a causa
dai cittadini residenti e dai Comitati di Quartiere.

Al
fine di aggirare i normali controlli su strada e le verifiche presso il centro
di recupero rifiuti, gli indagati avevano fraudolentemente ottenuto
l’iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, in una categoria che ne
autorizzava solo documentalmente il trasporto dei rifiuti, falsamente
attestandoli come prodotti nell’ambito di una sedicente attività d’impresa di
tipo edile, mai realmente eseguita, in tal modo inducendo in errore anche i
pubblici ufficiali del predetto Albo istituito presso la Camera di Commercio.

Contestualmente,
le indagini condotte hanno permesso di appurare come il predetto centro di
recupero rifiuti fosse anche il terminale di approdo, ai fini
dell’occultamento, di rifiuti metallici provenienti da attività di
autodemolizione e rottamazione svolta all’interno di un impianto, oggi posto
sotto sequestro, costituente la base operativa di un gruppo strutturato di
persone dedito alla ricezione di auto di lusso oggetto di furto o
appropriazione indebita e di cui, dopo un rapido “ smontaggio”, ne venivano
rivendute sul mercato (anche estero) alcune componenti come parti di ricambio,
mentre ne venivano rottamate le carcasse.

Quest’ultima
struttura associativa organizzata, composta con diversi ruoli e responsabilità
da alcuni degli odierni indagati, era diretta alla commissione di più delitti
(spazianti dalla simulazione di reato e dalla truffa alle assicurazioni alla
ricettazione ed al riciclaggio di autovetture) , con un modus operandi che può
essere così sintetizzato: 1) individuazione del potenziale veicolo oggetto
dell’attività e contatto con il soggetto che ne aveva l’attuale disponibilità;
2) acquisizione dell’autovettura; 3) smontaggio delle varie componenti di
valore ed occultamento; 4) smaltimento della sola scocca come rifiuto ferroso
presso il citato centro di recupero rifiuti, che provvedeva immediatamente allo
“schiacciamento” ed all’invio alle acciaierie per la definitiva distruzione.

Sono
stati infine accertati diversi casi in cui i proprietari o locatari in leasing
dei predetti autoveicoli, fossero in accordo con i sodali dell’organizzazione,
facendo in modo di far giungere i veicoli direttamente presso l’impianto di
autodemolizione, denunciandone il furto solo successivamente e lamentando
dinamiche di svolgimento dell’evento totalmente false, al fine di riscuotere il
premio liquidato dalla compagnia assicurativa”.