“Un’azione popolare contro la trasformazione del punto di primo intervento di Sabaudia”

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Pubblicato 14-08-2019 ore 15:20  Aggiornato: 14-08-2019 ore 15:15

Franco Brugnola interviene sulla situazione del punto di primo intervento di Sabaudia.

È trascorso un anno da quando il nostro Comitato ha terminato la raccolta di firme contro la chiusura del Punto di Primo intervento di Sabaudia disposta dalla Regione, unitamente a quella di tutte le altre strutture del genere con riferimento al decreto del Ministero della salute n.70/2015.

In poco più di quindici giorni i componenti del Comitato, aiutati da commercianti, balneari, ecc. raccolse quasi novemila firme, di esse solo 8.767 furono validate in quanto molte persone avevano dimenticato di inserire i dati personali o la sottoscrizione, mentre molti appartenenti all’etnia Sikh non avevano utilizzato i caratteri della lingua italiana.

Quanto sopra a dimostrazione della fiducia che i cittadini di Sabaudia, quanti giornalmente sono presenti per motivi di lavoro, di studio od altro e i turisti nutrono nei confronti del personale medico e infermieristico che opera con grande professionalità nella struttura del locale PPI.

Il 21 agosto due componenti del Comitato consegnarono lo scatolone contenente le firme all’ufficio protocollo della ASL.

Da allora è iniziata una lunga opera unitamente agli altri comitati che via via sono stati costituiti, in difesa dei PPI, che è culminata nella marcia tenutasi il 30 novembre scorso a Latina da Piazza del Popolo alla sede della ASL dove fummo ricevuti dal direttore generale della ASL.

La nostra lotta ha consentito di ottenere una proroga di un anno rispetto alla prevista chiusura prevista per il 31 dicembre 2018.

Essendo comunque sinceramente preoccupati della situazione dato che non c’era alcuna volontà di modificare il predetto decreto, il 15 gennaio di quest’anno il nostro Comitato inviò al presidente della Regione Lazio, al direttore generale della ASL, al sindaco di Sabaudia, al presidente della conferenza locale sociale e sanitaria dott. Coletta, al presidente della commissione sanità del Consiglio regionale e ai dirigenti regionali competenti, la proposta per la realizzazione a Sabaudia di una Casa della Salute con un Punto di Primo Intervento come modulo aggiuntivo così come previsto dal DCA U00412/2017, utilizzando l’edificio che oggi ospita il poliambulatorio e lo stesso PPI.

Allo scopo di sostenere detta iniziativa in data 27 aprile il nostro Comitato ha organizzato un Convegno, patrocinato dal Comune intitolato “Quale futuro per i PPI? Il Punto di Primo Intervento di Sabaudia non deve morire”.

Sono seguite numerose azioni a tutti i livelli per sollecitare l’accoglimento della nostra proposta.

Solamente il 29 luglio il Consiglio comunale ha approvato la deliberazione con la quale ha fatto propria l’idea della Casa della Salute con il PPI tra i moduli aggiuntivi che peraltro alla data del 14 agosto non risulta ancora pubblicata all’albo pretorio né tantomeno trasmessa alla Regione Lazio (e pensare che proprio negli stessi 15 giorni l’anno scorso erano state raccolte quasi novemila firme).

Ora il presidente della Regione Lazio, con un nuovo decreto (DCA U00303/2019 in data 25 luglio, pubblicato sul BURL del 13 agosto) ha deciso la trasformazione a far tempo dal 1° gennaio 2020 dei PPI in Punti di erogazione di assistenza primaria nelle ore diurne con affidamento all’ARES 118 di detto servizio nelle ore notturne.

Si tratta dell’ennesima esternalizzazione di un servizio sanitario che, dove è stato attuato, ha già dato risultati negativi, deciso senza che sia stata fatta una simulazione dei possibili effetti (ad esempio sui tempi di attesa e di accesso al PS di Latina) e senza aver fatto una reale analisi dei costi derivanti dall’utilizzo di medici di medicina generale nelle ore diurne e di altre unità mediche non meglio definite a bordo delle ambulanze private.

L’unico risparmio sarebbe quello del personale infermieristico che in questi anni ha dimostrato sempre una encomiabile abnegazione nei confronti di tutti i pazienti, ma sarebbero ben altri i costi su cui agire.

Il tutto avverrebbe in violazione del citato DM 70/2015 che oltre a non fissare alcuna data a detta trasformazione la subordinava all’avvenuto potenziamento delle attività di assistenza territoriale: che nel nostro Comune sono ancora estremamente carenti e siamo ancora in attesa della Casa della Salute.

Per quanto sopra il nostro Comitato è deciso a portare avanti la propria lotta proponendo una “Azione popolare” prevista dall’art. 9 del TUEL o una azione di classe (legge 31/2019) avanti al TAR di Roma.

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