Valorizzazione e riuso di beni e aziende confiscati alla criminalità organizzata: il Movimento 5 Stelle ed il e Polo Progressista ieri hanno presentato a Torvaianica la proposta di legge regionale, al...
Valorizzazione e riuso di beni e aziende confiscati alla criminalità organizzata: il Movimento 5 Stelle ed il e Polo Progressista ieri hanno presentato a Torvaianica la proposta di legge regionale, alla presenza dei firmatari Adriano Zuccalà dei 5 Stelle ed Alessandra Zeppieri del Polo Progressista: “Una legge di sistema, - hanno spiegato - pensata per mettere al centro i territori ed i giovani”. Il Lazio conta 937 beni immobili in gestione, collocandosi tra le regioni con il numero più elevato dopo Sicilia e Campania. “Con questa legge - hanno spiegato i due consiglieri regionali Zuccalà e Zeppieri - vogliamo dotare la Regione di uno strumento normativo per la valorizzazione e il riutilizzo di beni e aziende confiscate”. La proposta di legge è a firma di Adriano Zuccalà, Valerio Novelli e Alessandra Zeppieri.
C'è stata grande partecipazione ieri al laboratorio sui beni confiscati alla mafia organizzato dai consiglieri Zuccalà e Zeppieri sul litorale di Pomezia. Ragazze e ragazzi si sono cimentati nella progettazione di interventi sociali, culturali, educativi, assistenziali, ambientali all’interno di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Un esercizio di pensiero e pratica che ha messo in circolo idee e desideri, con l’obiettivo ultimo di migliorare il benessere delle comunità valorizzando i patrimoni confiscati e restituendoli alla collettività sotto forma di servizi inclusivi, cittadinanza attiva, giustizia sociale.
“La proposta di legge nasce proprio da una denuncia fatta dalla Rete degli Studenti medi nel 2024 sulla mancanza di spazi pubblici per i giovani – ha spiegato Zuccalà – Il Lazio conta 937 beni immobili in gestione, collocandosi tra le regioni con il numero più elevato dopo Sicilia (3575) e Campania (2919).
Di questi, 552 si trovano in provincia di Roma, ma sono solo 139 quelli già destinati e spesso le amministrazioni comunali faticano a riutilizzarli per mancanza di risorse tecniche e finanziarie, assenza di un coordinamento strategico e frammentazione degli interventi.
Con questa legge vogliamo dotare la Regione Lazio di uno strumento normativo autonomo, organico e aggiornato per la valorizzazione e il riutilizzo dei beni e delle aziende confiscati alla criminalità organizzata, prevedendo una riserva obbligatoria del 30% delle risorse per progetti destinati alle comunità giovanili, alle realtà innovative e alle iniziative di contrasto alla violenza di genere”.
“L’esigenza delle persone più giovani di incontrarsi e condividere spazi di aggregazione e socialità è oggi più che mai un’urgenza, soprattutto dopo la pandemia – ha proseguito Zeppieri – Ed è compito della politica farsi carico dei loro bisogni ripensando un nuovo sistema di welfare, che contrasti l’isolamento e le conseguenze che ne derivano. Inserire l’utilizzo del patrimonio dei beni confiscati alla criminalità in questo sistema è la nostra priorità: sono troppi gli immobili vuoti e abbandonati al degrado nelle nostre città che potrebbero diventare poli culturali e di aggregazione. Con questa legge il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia avrebbe un rilievo strategico a sé stante, acquisendo la capacità di incidere in maniera concreta sulle dinamiche di sviluppo territoriale, inclusione sociale e rigenerazione urbana”.
“La legge introduce il Piano strategico regionale triennale come strumento centrale di programmazione, coordinamento e trasparenza degli interventi in materia di valorizzazione dei beni confiscati, assicurando coerenza tra le esigenze locali, le politiche settoriali e le risorse disponibili, anche attraverso un aggiornamento annuale che ne garantisce l’attualità operativa – hanno concluso i consiglieri – Il ruolo della regione non sarebbe quindi limitato alla ripartizione delle risorse, ma assumerebbe un ruolo sistemico: mappatura qualitativa e quantitativa dei beni, individuazione delle attività in corso e promozione di una logica di intervento fondata su criteri oggettivi, accessibili e verificabili, garantendo la massima trasparenza che oggi è solo un miraggio”.