A Zoomarine sono arrivati i Capibara: lunghe "docce" sotto la cascata
La collezione zoologica di Zoomarine raggiunge quindi le 41 specie animali, dopo l'arrivo in estate di sei specie di uccelli. Tra le prime attività preferite, lunghe "docce" sotto la cascata.
Star del web, amata da grandi e piccoli. Ma anche una specie dalla socialità complessa, legata ad alle zone umide, sempre più fragili: a Zoomarine sono arrivati tre capibara, dopo un viaggio di quasi 1.500 chilometri. Partiti dallo zoo di Vienna, le due femmine e il maschio hanno inaugurato il loro nuovo habitat con le prime “docce” sotto la cascata e lunghi bagni tra le due piscine, senza mai abbandonare la celebre imperturbabile espressione che li ha resi famosi al grande pubblico. Un nuovo arrivo che, dopo quello dei rapaci, porta a 41 le specie animali ospitate a Zoomarine e segna l’adesione del parco zoologico alle porte di Roma alla campagna europea “Wetlands for Life”, promossa dall’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari (EAZA). Già all’opera i ricercatori di Openature Foundation, con uno studio scientifico sull’immersione come strategia di difesa dai predatori.
“Si tratta del roditore più grande del mondo e i nostri tre esemplari sono dei giovani adulti”, spiega Camillo Sandri, direttore zoologico di Zoomarine. “Due anni le femmine e tre il maschio, sin dai primi giorni di ambientamento hanno lasciato emergere le loro differenze caratteriali: il più intraprendente è il maschio, la femmina più piccola trascorre volentieri molto tempo “in ammollo” mentre la più grande alterna il riposo nell’acqua a pisolini all’ombra della siepe. Ed è proprio per rispondere alle esigenze della specie e lasciare loro più possibilità di scelta, che abbiamo progettato il nuovo habitat con ambienti dalle caratteristiche diverse. Infatti, tra le due piscine, è senz'altro quella con la cascata a riciclo continuo dell’acqua a riscuotere maggior successo: qui possono fare delle vere e proprie ‘docce’ oppure immergersi quasi completamente, tenendo fuori solo gli occhi”. In una delle pose più riconoscibili del capibara, che ha contribuito alla sua popolarità.
Quello con l’acqua è un legame tanto indispensabile per la sopravvivenza del capibara, quanto a rischio. Da fiumi, paludi e praterie allagate del Sud America non arrivano buone notizie: nel solo Pantanal, la più grande area umida tropicale del Pianeta e uno degli habitat simbolo della specie, la superficie d’acqua è diminuita di circa 80,7%, passando da 19.781 km² a soli 3.818 km². Proprio dalla necessità di conoscere sempre meglio le specie che dipendono da questi ecosistemi che nasce lo studio avviato dai ricercatori di Openature Foundation, l’ente di ricerca e conservazione di Zoomarine. Al centro, un comportamento ancora poco conosciuto: l’immersione come possibile strategia di difesa. La ricerca analizzerà frequenza e durata delle immersioni, le possibili motivazioni e le eventuali differenze comportamentali tra i tre individui. L’obiettivo è comprendere meglio quando il capibara sceglie di affidarsi all’acqua come rifugio e quali fattori possano determinare questo comportamento, considerando che proprio nell’ambiente acquatico si trovano anche alcuni dei suoi predatori naturali, come l’anaconda verde e i caimani.
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