Aprilia - Asili Nido, un'educatrice: "Non è una guerra tra famiglie e strutture, lavorare nella legalità si può"

Asili nido privati, abbiamo ricevuto il punto di vista centrato di un’educatrice che conosce evidentemente, da vicino, la questione e che tenta così di portare l’attenzione su alcuni punti cruciali. N...

A cura di Redazione
31 luglio 2025 17:25
Aprilia - Asili Nido, un'educatrice: "Non è una guerra tra famiglie e strutture, lavorare nella legalità si può" -
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Asili nido privati, abbiamo ricevuto il punto di vista centrato di un’educatrice che conosce evidentemente, da vicino, la questione e che tenta così di portare l’attenzione su alcuni punti cruciali. Negli ultimi giorni si è generata tanta confusione, una confusione fomentata da alcuni e in cui si sono infilati alcuni gruppi politici senza però conoscere bene i fatti e la normativa. La questione invece è molto complessa e va ad incidere sulla qualità della vita dei cittadini su più fronti.

Ecco la mail inviata dall’educatrice che alla fine ribadisce una cosa fondamentale: “Non commettiamo l’errore di mettere in atto una “guerra tra poveri”. Di seguito il testo integrale.

Sono un’educatrice professionale e pedagogista. Vorrei porre una riflessione sul caos che si sta creando per la questione asili d’infanzia nel nostro comune: Un posto full time (7.30-17.30) all’asilo comunale costa alle tasche del comune e del genitore (nella totalità) 800€,questo perché per coprire i costi di gestione (struttura, personale qualificato e in regola, giusto rapporto educatore-bambino) non si può scendere sotto questa soglia. Vi siete mai chiesti come mai un privato (che a rigor di logica dovrebbe costare più del pubblico per una serie di spese non coperte) ve ne chiedeva 300€ per un orario spesso più lungo?! Dove si andava a risparmiare? Sul personale non qualificato e non in regola? Sulle strutture non a norma? Sul rapporto educatore bambino completamente sballato? (Vi ricordo che il giusto rapporto è 1 educatore per 7 bambini!), sull’inserimento di bambini oltre il limite previsto dall’autorizzazione del comune? E ultima cosa, non meno importante, qualcuno si è mai chiesto in che condizioni disumane lavorano le educatrici? (Quelle poche qualificate in regola con un contratto stabilito a livello nazionale eh). Il nostro ccnl prevede per 36 ore settimanali un lordo di 1400€,che al netto diventano si e no 1200€,che già è pietoso se applicato in strutture regolari, sapete che significa quando le strutture non sono a norma?! Che per questo stesso misero stipendio si lavora con una mole di bambini inimmaginabile, in strutture non adeguate ad ospitare i suddetti bambini. Significa che la programmazione didattica non può essere seguita (quando c’è!!),che il nostro lavoro si riduce a banale sorveglianza, spesso nemmeno di qualità in quanto siamo dotate come tutti di soli quattro arti e due occhi.

Avete idea della responsabilità che abbiamo? Abbiamo in mano la vita dei vostri figli. Il sistema educativo 0-3 ha una falla enorme. L’asilo d’infanzia NON È UN PARCHEGGIO, è un servizio educativo rivolto alla comunità. Il nostro comune non riesce a coprire il bacino d’utenza, e fino ad oggi ha chiuso gli occhi perché le strutture private tamponavano un servizio che il comune stesso non dava alle famiglie. Oggi le strutture che vogliono lavorare in regola sono messe in ginocchio. Quindi no, non è un problema che grava solo sulle famiglie, è un problema che grava anche su chi gestisce queste strutture perché adeguarsi alla normativa comporta un aumento delle spese, comporta problemi a chi in queste strutture ci lavora, perché c’è chi ad oggi passa da un full time ad un part time o chi viene messo alla porta. Sia chiaro, noi vogliamo adeguarci alla normativa,  perché crediamo che l’educazione e la formazione siano una cosa di primaria importanza, perché abbiamo investito sulla nostra formazione, perché vogliamo poter lavorare nella legalità, perché vogliamo offrire alle famiglie un servizio di prima qualità. Ma le famiglie di oggi stanno combattendo una guerra sbagliata: sono le strutture educative insieme agli educatori e ai genitori a dover combattere questo sistema che non funziona, non è una guerra tra famiglie e strutture. Le possibilità ci sono: le strutture a norma possono (anzi, devono!! è un servizio che non può essere privatizzato!! non vendiamo patate!) richiedere la convenzione con il comune e offrire posti ai bambini rimasti fuori dalla graduatoria (tutti devono fare richiesta al comunale, tutte le iscrizioni e le successive collocazioni nelle varie strutture devono passare per le mani del comune), così come possono richiedere l’accreditamento alla regione Lazio permettendo ai genitori di accedere al bonus previsto (requisiti per l’accreditamento: essere a norma di legge!!!)

Se in questo clima una struttura vi propone rette da 450€ per un full time adesso potete farvi una domanda e darvi anche una risposta sensata.

Vi dovete battere affinché TUTTE LE STRUTTURE vengano controllate e vengano obbligate ad adeguarsi alla normativa vigente!! E quando vi diranno che nonostante questo mancano i posti, chiedete dove sono finiti i fondi del pnrr per la costruzione del nuovo asilo comunale.

Non può essere una guerra al ribasso, ricordatevi che parliamo dei vostri figli. Pretendete la qualità del servizio, la messa in sicurezza, il personale qualificato, i contributi economici comunali e regionali.

Io sono pronta a combattere questa guerra fianco a fianco alle famiglie che fino ad oggi abbiamo accompagnato nella crescita e nello sviluppo dei loro bambini. Perchè certe rette sono insostenibili da parte dei genitori(800€)altre sono insostenibili dalle strutture educative(400€).

Ma le soluzioni sono alla portata di chiunque abbia voglia di informarsi. Non commettiamo l’errore di mettere in atto una “guerra tra poveri”.

 

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