Aprilia, nuove tensioni tra i lavoratori IBI. “Licenziamenti per esuberi e poi nuove assunzioni”: Critiche alla gestione aziendale.

La vertenza IBI ad Aprilia si riaccende con nuove tensioni tra i lavoratori dell'Istituto Biochimico che criticano le scelte aziendali e sollevano forti perplessità. “Dopo aver annunciato licenziament...

A cura di Redazione
14 ottobre 2025 16:45
Aprilia, nuove tensioni tra i lavoratori IBI. “Licenziamenti per esuberi e poi nuove assunzioni”: Critiche alla gestione aziendale. -
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La vertenza IBI ad Aprilia si riaccende con nuove tensioni tra i lavoratori dell'Istituto Biochimico che criticano le scelte aziendali e sollevano forti perplessità. “Dopo aver annunciato licenziamenti per esubero, - spiegano le maestranze - la dirigenza ha deciso di rinviarli alla fine dell’anno, collocando nel frattempo i dipendenti coinvolti in cassa integrazione straordinaria. Parallelamente, l’azienda ha, però, avviato anche nuove assunzioni a tempo determinato, - sostengono i lavoratori - impiegando personale in mansioni analoghe a quelle dei lavoratori sospesi”. Una strategia che, secondo molti, appare incoerente e priva di una reale visione industriale. A preoccupare ulteriormente - spiegano - il fatto che gli organi competenti non siano intervenuti per verificare la correttezza delle procedure”.

“Non si può parlare di esubero e poi assumere. - commentano fonti interne - È una gestione che sembra più orientata alla flessibilità estrema che ad una riorganizzazione produttiva. A preoccupare ulteriormente è l’assenza degli organi competenti, che non sono intervenuti per verificare la correttezza delle procedure né per garantire il rispetto delle normative”.

Secondo i lavoratori “la dirigenza aziendale non è all’altezza della situazione: mancano trasparenza, dialogo ed una strategia chiara. Le scelte adottate - dicono - sembrano dettate da logiche di contenimento dei costi, piuttosto che da un piano di rilancio industriale. In mancanza di una visione credibile, cresce il timore che la flessibilità venga usata come strumento di precarizzazione, anziché come leva per il rilancio”.

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