ASSEDIO - Le difese: “Intercettazioni inutilizzabili”. Il pm chiede proroga per le misure cautelari

Diventa rovente il clima nell’ambito del processo legato alla maxi inchiesta della DDA che ha portato allo scioglimento del Comune di Aprilia per mafia

17 giugno 2026 08:27
ASSEDIO - Le difese: “Intercettazioni inutilizzabili”. Il pm chiede proroga per le misure cautelari  -
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Di nuovo in aula per il processo Assedio, presso il Tribunale di Latina davanti al secondo collegio, presieduto dal giudice Francesca Zani, a latere le colleghe Clara Trapuzzano Molinaro e Renata Naso.

Ieri mattina, 16 giugno, con un paio d’ore di ritardo il processo è ripartito  per far proseguire il contro-esame del colonnello Riccardo Barbera, interrotto nella scorsa udienza per lasciare spazio alle testimonianze di alcuni soggetti vittime di estorsioni. Le domande stavolta sono state poste dal collegio difensivo degli avvocati.

Al centro del dibattito ieri sono finite di nuovo le intercettazioni, secondo le difese inutilizzabili perché effettuate da una società -  Ips di Aprilia - che nel periodo dell’inchiesta sarebbe stata colpita da una interdizione dall’attività d’impresa nell’ambito di una indagine.

A sollevare la questione l’avvocato Siviero che rappresenta l’ex sindaco Principi, in arresto il 3 luglio 2024 insieme agli altri 19 imputati.  L’avvocato ha specificato che la società potrebbe essere stata prosciolta e liberata da ogni misura, ma in aula ieri è stato sottolineato che potrebbe esserci un problema di utilizzabilità di gran parte delle intercettazioni. Intercettazioni, è bene chiarire, su cui si fonda l’intero processo. Una questione - quella legata alla società apriliana -  sollevata per esempio anche nel processo che ha riguardato l’ex giudice Luca Palamara e che però non produsse nessun esito. Da chiarire però che il trojan inserito nei dispositivi elettronici di Principi per le intercettazioni di Assedio non è della IPS di Aprilia e di conseguenza il materiale probatorio rimarrebbe assolutamente utilizzabile. Nel corso del processo si capirà che conseguenze potranno esserci su questi dubbi. Il collegio penale, infatti, si è riservato una valutazione su questo aspetto.

Ieri a Latina, in aula ad interrogare Barbera ci hanno pensato prima di tutti anche gli avvocati Francesco Mercadante e Massimo Biffa difensori di Luca De Luca, considerato vicino a Patrizio Forniti. Il loro obiettivo è stato quello di dimostrare che non ci sarebbero sufficienti prove nel collocare De Luca ai vertici e sopratutto tra coloro che presunto metodo mafioso avrebbe tentato di far prevalere le ragioni del gruppo criminale per estorsioni e spaccio di droga.

In aula è stata ricordata la vicenda legata al ritrovamento di 20 chili di cocaina ritrovati nel garage del fratello di uno degli indagati di Assedio. In quel caso l’indagine maturò in altro contesto e le intercettazioni non furono utilizzabili, di conseguenza l’imputato venne assolto.

Nel corso del dibattito, ieri, c’è stato un altro aspetto eclatante: il Pm Picchi ha chiesto una proroga dei termini per le misure cautelari. Una richiesta contestata dalle difese, sostenuta invece dalle parti cvili.

Anche su questo aspetto il collegio renderà nota la propria decisione nella prossima udienza del 14 luglio.