Bancarotta fraudolenta, evasione fiscale ed autoriciclaggio.

I finanzieri del Comando Provinciale di Roma eseguono una misura interdittiva, sequestrano due aziende e beni per oltre 13 milioni di euro.

A cura di Redazione
05 marzo 2026 10:54
Bancarotta fraudolenta, evasione fiscale ed autoriciclaggio.  -
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I finanzieri del Comando Provinciale di Roma - su delega della locale Procura della Repubblica - questa mattina stanno dando esecuzione ad un’ordinanza emessa dal Tribunale di Roma (Sezione del Giudice per le Indagini Preliminari) che dispone l’applicazione di misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare imprese nei confronti di una persona per le ipotesi di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e autoriciclaggio dei relativi proventi illeciti.

Oltre alla misura personale, è stato disposto il sequestro preventivo di due aziende (una operante nel settore delle costruzioni e l’altra operante nel settore idraulico e della climatizzazione) nonché il sequestro finalizzato alla confisca di somme di denaro ovvero di beni per oltre 13 milioni di euro, quale profitto dei reati di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e autoriciclaggio, nei confronti dei 4 indagati.

Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno riguardato il fallimento di una realtà aziendale - del commercio all’ingrosso di altri materiali da costruzione - che aveva generato un debito erariale di oltre 10 milioni di euro.

Le investigazioni hanno permesso di raccogliere gravi indizi circa l’esistenza di una rete di società riconducibile al soggetto nei cui confronti è stata disposta la misura cautelare personale, rivelatosi il dominus del sistema illecito disvelato, il quale, con l’ausilio anche di prestanome, di volta in volta ha provveduto a svuotare le società in cui si accumulavano rilevanti esposizioni debitorie così da sottrarre gli assets patrimoniali alla pretesa dell’Erario e garantendo, al contempo, ai nuovi veicoli societari di proseguire l’attività aziendale finanziatasi, di fatto, attraverso la sistematica evasione delle imposte.

L’analisi finanziaria condotta dai finanzieri del Nucleo PEF ha consentito di rilevare distrazioni di denaro dalle casse aziendali per oltre 3 milioni di euro che sono stati trasferiti e reimpiegati in attività economiche del principale indagato.