Brucia il Monte Semprevisa: l'appello del CAI di Sezze contro i roghi dolosi nei Monti Lepini.
Il Consiglio Direttivo denuncia la devastazione sistematica del patrimonio boschivo e chiede alle istituzioni di intervenire.
Il Monte Semprevisa brucia ancora. Il CAI di Sezze alza la voce contro un piano criminale sistematico che sta devastando i Monti Lepini. Di fronte all’ennesimo rogo estivo che distrugge secoli di biodiversità, la Sottosezione locale denuncia il gravissimo massacro ambientale e chiede alle istituzioni interventi di prevenzione reali, controlli severi e indagini per individuare e punire i responsabili. “La montagna è la nostra casa e la nostra identità - dichiara il Consiglio Direttivo - non vogliamo rimanere inermi a guardarla in cenere”.
La nota del Consiglio Direttivo della Sottosezione CAI di Sezze:
“Non c’è più tempo per la rassegnazione. L’ennesimo, drammatico incendio che negli ultimi giorni ha divorato i versanti meridionali del Monte Semprevisa — vetta simbolo e cuore pulsante dei Monti Lepini — rappresenta un ferita profonda e inaccettabile non solo per il nostro territorio, ma per l'intera collettività.
Di fronte alle immagini delle fiamme che avanzano tra boschi, sentieri e biodiversità locale, la Sottosezione CAI di Sezze alza con forza la propria voce di denuncia e sdegno. Il dovere statutario di tutela e difesa della montagna ci impone di non assistere inerti a questo massacro ambientale. Come sancito infatti dall’Articolo 1 dello Statuto Nazionale del CAI, l’associazione ha tra i suoi scopi primari la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale.
Gli incendi che ciclicamente e sistematicamente colpiscono i Lepini, come altri territori regionali e nazionali, non sono semplici disgrazie stagionali: nella quasi totalità dei casi si tratta di atti criminali o di condotte colpose gravissime che distruggono in poche ore ciò che la natura ha impiegato secoli a edificare.
Bruciare la montagna significa distruggere l’ecosistema, favorire il dissesto idrogeologico, spazzare via la biodiversità e violare un bene comune che appartiene alle generazioni presenti e future. Significa anche mettere a repentaglio la vita di tante persone che si impegnano con dedizione all'opera di spegnimento o che vedono le proprie case e i propri beni a rischio di distruzione.
Chiediamo pertanto alle istituzioni che ne hanno la competenza: - prevenzione reale e costante: superare la logica della sola emergenza stagionale, pianificando interventi di pulizia, manutenzione preventiva dei boschi e installazione di sistemi di monitoraggio territoriale;
- presidio e repressione: intensificare i controlli e le indagini per individuare e punire i responsabili di questi crimini ambientali;
- responsabilità della comunità: un appello accorato a tutti i cittadini e ai frequentatori della montagna affinché si facciano custodi attivi del territorio, segnalando tempestivamente ogni fumo, attività sospetta e potenzialmente pericolosa.
Il CAI continuerà a presidiare i sentieri, a educare al rispetto della natura e a difendere, in ogni sede, l'integrità del territorio e in particolare di quello montano. La montagna è la nostra casa e la nostra identità: non vogliamo rimanere inermi a guardare che venga ridotta in cenere”.
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