Caso OEPAC ad Aprilia, il Centro Fenice chiede tutele per studenti ed operatrici.
L’appello al Comune di Aprilia per proteggere i percorsi scolastici ed il patrimonio d'esperienza delle operatrici.
Il cambio degli operatori OEPAC (gli operatori educativi per l'Autonomia e la Comunicazione) nel servizio SAPIS ad Aprilia continua ad allarmare le famiglie e a sollevare dubbi sulla tutela della continuità educativa. Il presidente del “Centro Fenice Aps” lo psicologo e psicoterapeuta Gennaro Pirillo, evidenzia come “interrompere relazioni stabili senza affiancamenti, aumenti ansia e disorientamento negli alunni, compromettendone autonomie e socialità”. All’Amministrazione Comunale si chiedono chiarezza sui criteri di selezione e misure concrete per proteggere il benessere dei bambini e valorizzare l'esperienza delle operatrici.
“Le segnalazioni sulle mancate riassunzioni e sulle nuove assunzioni nel servizio SAPIS - commenta il dottor Gennaro Pirillo - richiedono chiarezza sui criteri adottati e attenzione alle possibili ricadute psicologiche sugli alunni e sulle famiglie.
La mancata riassunzione di alcune operatrici OEPAC ad Aprilia solleva una questione che non può essere ridotta alla gestione del personale. Quando una decisione interrompe relazioni educative consolidate senza garantire continuità e un adeguato accompagnamento, la sua appropriatezza va valutata anzitutto rispetto ai bisogni dei bambini. La presenza di un operatore, da sola, non assicura la qualità del sostegno: contano la conoscenza dell’alunno, la fiducia costruita e le strategie condivise. È su questi aspetti che occorre chiedere risposte, perché le conseguenze delle scelte organizzative possono ricadere sui percorsi di autonomia, sulla partecipazione scolastica e sul benessere psicologico degli alunni.
Il servizio SAPIS è finalizzato a favorire l’accesso e la partecipazione alla vita scolastica e a sostenere le autonomie degli alunni. In questo contesto l’OEPAC, operatore educativo per l’autonomia e la comunicazione, collabora con docenti, famiglia e servizi attraverso un intervento individualizzato. Il suo lavoro integra quello dell’insegnante di sostegno, contitolare della classe: conoscere i segnali di disagio, facilitare una richiesta, accompagnare una transizione e favorire gli scambi con i compagni sono azioni che richiedono competenza e conoscenza della persona.
Questa conoscenza si costruisce nel tempo. Un gesto, una pausa o un cambiamento nel tono della voce possono acquistare significato dentro una relazione consolidata. Quando un’operatrice viene sostituita, non basta trasferire un elenco di compiti: occorre condividere strategie, preferenze, strumenti comunicativi e modalità efficaci di aiuto. La continuità non significa dipendenza esclusiva da una persona, ma possibilità di conservare e trasmettere ciò che rende accessibile l’esperienza scolastica.
Le neuroscienze dello sviluppo mostrano che relazioni stabili e responsive possono attenuare la risposta allo stress. L’adulto aiuta il bambino a riconoscere e modulare l’attivazione emotiva: un processo di co-regolazione che sostiene, nel tempo, lo sviluppo delle capacità di autoregolazione. La prevedibilità delle interazioni offre un contesto nel quale esplorare, comunicare e affrontare richieste nuove con maggiore sicurezza.
Lo stress mobilita sistemi fisiologici che coinvolgono anche ormoni come il cortisolo. Tuttavia, da un cambio di operatore non si può dedurre automaticamente un picco ormonale, uno stato di stress tossico o un danno neurologico. La rilevanza scientifica della questione sta nel rischio che una transizione brusca, soprattutto per chi fatica a comprendere i cambiamenti o a esprimere il disagio, aumenti il carico emotivo. Intensità, durata e conseguenze dipendono dalle caratteristiche individuali e dai sostegni disponibili.
Sul piano psicologico possono emergere ansia, evitamento delle attività, maggiore irritabilità o difficoltà a utilizzare competenze già acquisite. Comportamenti apparentemente oppositivi possono esprimere disorientamento o una richiesta di aiuto. Questi segnali richiedono osservazione e confronto tra adulti; non vanno attribuiti automaticamente alla discontinuità, né liquidati come semplice incapacità di adattamento.
Anche gite, ricreazione e attività di gruppo possono risentirne. Nei contesti meno strutturati, la presenza di un adulto che conosce i bisogni comunicativi dell’alunno può facilitare la partecipazione. Se questa conoscenza non viene trasmessa, aumenta il rischio che il sostegno sia meno efficace proprio nelle occasioni più importanti per la socialità. Le famiglie, a loro volta, possono vivere maggiore incertezza e preoccupazione, con un ulteriore carico organizzativo ed emotivo.
La mancata continuità lavorativa ha inoltre un costo umano per le operatrici: insicurezza economica, perdita di riconoscimento professionale e interruzione di un impegno costruito negli anni. Tutelare la loro esperienza significa anche riconoscere un patrimonio di competenze che può contribuire alla qualità del servizio. Le esigenze occupazionali e quelle educative restano distinte, ma le scelte che riguardano le prime possono avere ricadute sulle seconde.
Chiedo all’amministrazione e ai soggetti responsabili del servizio - conclude Gennaro Pirillo - di chiarire quali misure siano state previste per tutelare la continuità educativa e accompagnare gli eventuali cambiamenti. Le scelte che interrompono legami significativi senza adeguati passaggi di consegne, affiancamenti e attenzione ai bisogni individuali sono educativamente inadeguate: espongono i bambini a difficoltà che una programmazione responsabile dovrebbe prevenire. Valorizzare le competenze delle operatrici e verificare con scuole e famiglie l’andamento delle transizioni significa mettere al centro gli alunni. La qualità dell’inclusione si misura anche dalla capacità di proteggere ciò che è stato costruito nel tempo. Il benessere dei bambini deve orientare le decisioni sul servizio fin dall’inizio”.
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